COMUNICATI STAMPA

Nove 15 giugno 2020
No alla modifica della legge regionale veneta sull’inquinamento luminoso
Il 23 ottobre 2018 viene inaugurato a Verona il Payanini Center, un nuovo stadio per la squadra locale di rugby, Si tratta di un piccolo stadio con una capienza di 2500 spettatori, ma con un impianto di illuminazione calibrato sui requisiti delle riprese televisive.
Alle prime accensioni dell’impianto di illuminazione la popolazione residente nel perimetro dello stadio si è sollevata per i fastidiosi fenomeni di abbagliamento e inquinamento intrusivo prodotto dalle luci e ha presentato degli esposti alle autorità competenti.
Il principale problema di questo impianto è la mancanza di una modularità con un’illuminazione differenziata a seconda dell’uso: allenamento, partite, partite con riprese televisive. Quando è acceso l’impianto sprigiona quindi sempre la sua massima potenza creando inquinamento luminoso, abbagliamento e luce intrusiva.
Edotti e consapevoli delle limitazioni di legge, progettisti e proprietari della struttura hanno comunque proseguito nella realizzazione senza ascoltare i pareri tecnici degli organismi di controllo fino a trovarsi un’ordinanza di chiusura, da parte del Comune di Verona, nei mesi successivi all’inaugurazione e in seguito hanno fatto ricorso al TAR.
TAR che si è espresso in data 29 febbraio 2020, concedendo una sospensiva, all’ordinanza di chiusura, solo per le partite in programma fino a giugno e rimandando alla sentenza che è prevista per il 24 settembre 2020, dichiarando comunque inammissibile il ricorso per quanto esposto.
Allo scopo di raggiungere una soluzione del problema, che si sarebbe potuta trovare con una semplice modifica dell’impianto a spese di chi ha realizzato un progetto fuori norma (secondo il principio del chi sbaglia paga), il vicepresidente del Consiglio Regionale Massimo Giorgetti, chiamando in causa il destino dei poveri ragazzi che non possono praticare il loro sport in libertà, si è fatto promotore di una modifica (PdL 481) alla legge regionale veneta sull’inquinamento luminoso (L.R. 17/09). La sua proposta consisterebbe nella rimozione delle deroghe sulle emissioni degli impianti di illuminazione, previste dalla legge per i soli stadi con capienza superiore ai 5000 spettatori. Quindi per far rientrare il Payanini nelle deroghe di legge si metterebbero in deroga tutti gli impianti sportivi esistenti in Veneto creando una deregulation totale e snaturando una legge fra le più avanzate, in spregio a tutte le società sportive e ai comuni che nel frattempo li hanno realizzati e adeguati in conformità alla legge.
Questa modifica è in discussione in questi giorni al Consiglio Regionale e, nonostante le reiterate richieste e i pareri non certo favorevoli delle istituzioni ambientali, dell’Osservatorio permanente sul fenomeno dell’inquinamento luminoso regionale istituito presso l’ARPAV e delle associazioni consultate dalla seconda commissione della Regione Veneto, il proponente si sta adoperando per farla passare al più presto. Obiettivo primario: arrivare alla decisione prima di settembre, momento in cui il TAR dovrà dare una risposta definitiva.
Noi diciamo no ad ogni tentativo di modifica che non sia migliorativo ma soprattutto diciamo no a modifiche di una legge ambientale “ad personam” e ricordiamo che questo emendamento non risolverà il problema del Payanini center perché questa realizzazione viola l’art 844 del Codice Civile, sulla base del quale simili impianti sono stati già sanzionati.
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Nove, 4 aprile 2020
Nella riunione annuale del 4 aprile  2020 tenutasi in videoconferenza, l’associazione Venetostellato, associazione APS, avente come scopo la lotta all’inquinamento luminoso in Veneto, ha decretato all’unanimità una donazione alla Protezione civile della Regione Veneto del 60% del proprio bilancio a favore delle iniziative  per l’emergenza COVID-19. Nel contempo ha inviato all’Osservatorio Regionale Permanente sull’inquinamento luminoso un invito a sollecitare i comuni verso azioni di risparmio energetico tramite la riduzione dei flussi luminosi degli impianti di illuminazione pubblica e lo spegnimento anticipato dell’illuminazione monumentale e degli impianti non utilizzati . Si tratterebbe di segno responsabile e sostenibile delle istituzioni pubbliche verso i cittadini colpiti dalla pandemia non solo personalmente per il disagio dell’isolamento sociale e la perdita dei propri cari, ma anche economicamente per molte categorie. Il risparmio economico derivante da questa iniziativa potrebbe essere destinato proprio al sostegno della popolazione più debole colpita dalla crisi che continuerà purtroppo anche dopo la fine della pandemia.

L’associazione ricorda che la riduzione dei flussi luminosi degli impianti di illuminazione pubblica, è già prevista dalla LR 17/09 non oltre le ore 24, a partire dall’orario di prima accensione. Si evidenzia come i volumi di traffico veicolare e ciclopedonale nel periodo di lockdown siano diminuiti drasticamente, pertanto la riduzione proposta, anticipata all’orario del crepuscolo, risulterebbe pienamente rispondente alle norme tecniche, e quindi sarebbe garantita appieno la sicurezza della circolazione stradale e la sicurezza personale.
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