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Da “LA
STAMPA” del 7 maggio 2012 riportiamo integralmente l’articolo di Piero Bianucci
Presidente
Monti, un taglio indolore per vedere le stelle

In risposta all’appello del governo Monti che chiede ai
cittadini di segnalare possibili tagli alla spesa pubblica, il 2 maggio alle
ore 9,07 è arrivato alla Presidenza del Consiglio un suggerimento che può far
risparmiare alcune centinaia di milioni di euro l’anno migliorando per di più
la qualità della vita. Si tratta di fare ciò che ciascuno di noi fa in casa
propria: spegnere la luce quando non serve. La proposta viene
dall’Associazione CieloBuio, che da molti anni si
batte contro quell’inquinamento luminoso che ci impedisce di vedere le stelle
(foto), cioè il paesaggio della notte e l’universo nel quale viviamo.
Oggi in Italia la spesa energetica per la sola illuminazione pubblica tocca
il miliardo di euro. Rispetto agli altri paesi europei, la nostra situazione
è paradossale. Benché sia quasi priva di fonti proprie per la generazione di
energia elettrica, l’Italia si classifica tra i paesi più spreconi, seconda
sola alla Spagna.
Per l’illuminazione pubblica il nostro paese consuma pro capite più del
doppio della Germania e quasi il triplo di Gran Bretagna, Olanda e Irlanda.
Queste le cifre esatte del consumo annuo pro capite in kilowattora: Spagna:
116; Italia 106 (dati Terna); Francia 80; Germania 48; Gran Bretagna 42;
Olanda 40; Irlanda 40.
CieloBuio ( www.cielobuio.org ) suggerisce
al governo di adottare queste semplici misure di buon senso:
a) lo spegnimento di tutti gli impianti di illuminazione pubblica al di fuori
del limite urbano delle città;
b) lo spegnimento delle luci per i monumenti e gli edifici storici dopo le
23;
c) l'uso a pieno regime dei riduttori di flusso, laddove esistenti, durante
l'intero arco della notte; in assenza di riduttori, attuare durante l'intero
arco della notte il punto seguente:
d) lo spegnimento di metà dei punti luce delle strade italiane dopo le ore 23
(sono il doppio di quelli della maggioranza delle altre nazioni europee).
e) lo spegnimento degli impianti dei privati non connessi alla produzione;
f) una modifica del meccanismo perverso che permette l'escalation del numero
di punti luce nelle nuove urbanizzazioni;
g) imposizione di una tempistica per ottenere, entro il 2015, il dimezzamento
dei consumi, ovvero di un consumo pro capite di 50 kWh/anno o meno e di un
flusso luminoso pro capite di 1000 lumen, da diminuire ulteriormente negli
anni successivi;
h) imposizione di efficaci norme tecniche per la limitazione
dell'inquinamento luminoso e per il risparmio energetico anche nelle regioni
oggi prive di normative valide.
I vantaggi di questi interventi non consistono solo nel risparmio di qualche
centinaio di milioni l’anno. Poiché l’Italia dipende al 90 per cento
dall’importazione di fonti energetiche (petrolio, metano, carbone), ne
avrebbe un grande beneficio la bilancia dei pagamenti. Inoltre ogni
kilowattora risparmiato corrisponde a una minore emissione di anidride
carbonica (circa 400 grammi con l’attuale mix energetico) e altri inquinanti
causa di effetto serra e di danni alla salute. Dal punto di vista estetico e
culturale, infine, non è da sottovalutare la riconquista dello spettacolo del
cielo stellato, almeno in certe ore della notte e fuori delle grandi città.
Se si facesse qualcosa, saremmo in buona compagnia. In Francia dal 1° luglio
dovranno essere spente le insegne luminose, in Liechtenstein a una cert'ora
vengono spente le luci, Taiwan ha messo una tassa sull'inquinamento luminoso,
negli Stati Uniti in diverse città restano accesi i lampioni solo agli
incroci....diverse città italiane e in Europa stanno iniziando a spegnere
impianti nei parchi pubblici e nelle circonvallazioni/rotatorie di periferia.
Insomma, la spesa per l'illuminazione pubblica è sentita e molti enti locali
riceverebbero volentieri un "via" dal governo per fare la scelta di
spegnere gli impianti superflui.
La proposta di CieloBuio è particolarmente
importante per il Piemonte. Infatti, mentre quasi tutte le altre regioni
d’Italia hanno leggi sull’inquinamento luminoso abbastanza buone, il Piemonte
e la Valle d’Aosta hanno leggi pessime. Su questi territori, il risparmio
sarebbe particolarmente significativo. Una classe politica locale sensibile
al buon uso del denaro pubblico, dovrebbe quindi dare pieno appoggio alla
proposta di CieloBuio. Pensate che lo farà? Ora che
il presidente Cota è scomparso dal “cerchio magico”, forse risiede un po’ di
più sul territorio che dovrebbe amministrare, e dunque vorrei essere
ottimista. Tra l’altro, una proposta di emendamento della legge piemontese
sull’inquinamento luminoso giace da tempo in Consiglio regionale.
Se volete fare qualcosa per far quadrare i conti italiani e riprenderne in
mano le sorti, ecco i link per fare le vostre segnalazioni e far sentire la
vostra voce al governo:
www.governo.it/GovernoInforma/spending_review/index.html
www.governo.it/spendingreview/RedWeb_Form.htm
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Da Il Giornale di
Vicenza - venerdì 17 febbraio 2012 –
PROVINCIA – Pagina 35
ARZIGNANO/1. Questa sera appuntamento con “M´illumino
di meno”
Si risparmia il 30% grazie ai
nuovi lampioni ecologici
Arriva il piano
contro l´inquinamento luminoso Sarà attivato a step
nell´arco dei prossimi sei anni Consentirà di ridurre i consumi d´energia
elettrica Con l´inaugurazione - stasera alle 19.30 - delle nuove lanterne del
centro, il Comune di Arzignano farà un primo concreto passo verso la
riduzione dell´inquinamento luminoso e il risparmio energetico. I 110 nuovi
lampioni installati in corso Matteotti, piazza Libertà, corso Mazzini, corso
Garibaldi, via Beltrame e via Cazzavillan, al costo
40 mila euro, consentono infatti di ridurre la potenza delle lampade da 100 a
70 e da 150 a 100 watt.
Una riduzione del 30% dei costi dell´energia elettrica in bolletta è
l´ipotesi di risparmio dell´ente: ad oggi i 3.993 punti luce consumano 2
milioni di kw all´anno, per una spesa di 317 mila
euro, 73 euro annui per punto luce.
«Il
piano per il contenimento dell´inquinamento luminoso - spiega
l´assessore ai lavori pubblici Angelo Frigo - sarà presentato al prossimo
consiglio comunale. Prevede interventi scaglionati in 6 anni».
Quest´anno sar! à completata la sostituzione delle
vecchie lanterne del centro e di 430 lampioni a sfera, oltre
all´installazione dei riduttori di flusso, che riducono la luce nelle fasce
notturne. Con una spesa di 40 mila euro si interverrà prima su via
dell´Industria, via della Concia, via del Lavoro e alla Madonnetta, scelte
perché le linee di illuminazione sono sufficientemente lunghe da consentire
di ammortizzare il costo di 4 mila euro del riduttore. Nel 2013 sono previsti
i riduttori a San Rocco e Villaggio Giardino (50 mila euro), le cui linee
richiedono lavori di raccordo; nel 2014 a San Bortolo e San Zeno (65 mila
euro). L´idea è di spegnere di notte le luci del Castello, del municipio
delle facciate delle chiese, in tutte le aree verdi comunali dotate di
chiusura a tempo. Al buio anche il Palatezze e il
cortile della scuola elementare di via Mazzini. «Le limitazioni - spiega
Frigo - saranno determinate con delibera; terremo conto delle esigenze dei
cittadini». A seguire è previsto l´adeguamento dell´illuminazione
delle chiese e degli impianti sportivi.
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Da ” Il Giornale di
Vicenza “
venerdì 17 febbraio
2012 – PROVINCIA – Pagina 36
M´ILLUMINO DI MENO. Oggi vari eventi tra cui mostre e quartieri al buio
Piazza del
Municipio - Nuova guerra sulle luci
Nella giornata di
“M´illumino di meno” scintille al buio tra Veneto Stellato e il Comune
valdagnese. Il gruppo che si occupa di coordinare le associazioni astrofile
venete, di cui è segretario regionale il valdagnese Carlo Negri, accusa
l´Amministrazione di «non aver ancora
risposto alle nostre segnalazioni di impianti non a norma ormai vecchie di
più di un anno. Per piazza del Municipio, dal prossimo agosto quasi tutti i
proiettori installati a terra dovranno essere spenti perchè
entrerà in vigore la legge regionale 17/2009. L´impianto infatti riversa in
cielo molto più del 3% previsto addirittura dalla legge regionale del 1997.
Non si possono superare i 2.250 lumen verso l´alto, con 250 lumen massimi per
ogni faretto, ma attualmente ogni lampada sprigiona 800 lumen. Dunque è
fuorilegge». «Sulla piazza del centro le nostre misurazioni hanno
fornito dati a norma di legge e quindi l´illuminazione! non verrà spenta», replica l´assessore
all´ambiente Michele Vencato.
Vedremo , dati alla mano, chi avra’
ragione.
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Da Il Giornale di
Vicenza
venerdì 17 febbraio 2012
– PROVINCIA – Pagina 35
MONTECCHIO - Si tagliano 20 mila
euro con 406 luci più efficienti
Montecchio aderisce
all´iniziativa “M´illumino di meno” lanciando un progetto che punta al
miglioramento dell´efficienza energetica in città e alla riduzione
dell´inquinamento luminoso. «L´invito al risparmio - commenta l´assessore
all´ambiente Gianfranco Trapula - non si limita a
questa giornata e non deve essere solo uno slogan». Trapula
si riferisce al nuovo progetto dell´Amministrazione che porterà alla
sostituzione di 406 corpi illuminanti ai vapori di mercurio con altrettanti
ai vapori di sodio e l´installazione di 11 regolatori di flusso centralizzati
e 90 regolatori puntuali: «Permetteranno non solo di
concentrare la luce dove serve ma anche di regolarne il livello nelle ore
notturne – prosegue - Il
risparmio si tradurrà in un beneficio non solo per l´ambiente, ma anche per
le casse comunali; si calcola un minor costo delle bollette di circa 20 mila
euro ! l´anno». Il progetto ha un costo di 300 mila euro, con un contributo
regionale di circa 214 mila euro.
Oggi, invece, l´appuntamento è alle 18 nelle piazze Marconi, San Paolo, Fraccon, castelli di Romeo e Giulietta e alla fontana di
piazza Marconi dove verrà spenta l´ illuminazione pubblica
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Dal GAZZETTINO di
Giovedì 29 Settembre 2011
ESTE Mozione per cambiare la
normativa
Illuminazione, sfere irregolari - La Regione chiede nuove luci
(F.G.)I "globi" dell'illuminazione pubblica del centro storico sono
fuori norma e vanno sostituiti. A dirlo è una legge regionale che impone,
entro pochi mesi, la sostituzione di tutte le fonti luminose non
regolamentari nelle città venete. A essere fuorilegge è proprio la forma
sferica dei punti luce estensi, che dovrebbero invece essere schermati verso
l'alto e con una protezione piatta verso il basso. Il Comune, per cambiarli
tutti, dovrebbe spendere una cifra notevole. Con risultati estetici tutti da
valutare. Se ne parlerà oggi in municipio, nella riunione del consiglio
comunale in programma alle 19.30. Nell'odg c'è una
mozione "trasversale" dedicata ai problemi dell'illuminotecnica in
salsa atestina. Il documento è stato sottoscritto da Lisa Celeghin
delle Civiche d'Este, Francesco Panfilo del Pd, Giovanni Guariento
dell'Italia dei valori e da Vanni Mengotto per
l'Udc. La mozione chiede al sindaco di farsi promotore nei confronti del
consiglio regionale per una modifica della legge veneta sull'inquinamento
luminoso. Nel mirino dei consiglieri c'è la possibilità di ottenere una
deroga per gli impianti di illuminazione dei centri abitati. «Gli apparecchi
luminosi a globi - spiega la richiesta che verrà discussa oggi - rispondono a
indicazioni contenute nel piano regolatore vigente, volte a garantire un
criterio di continuità con l'impianto di illuminazione storico che risaliva
alla fine dell'Ottocento». L'iconografia tradizionale atestina, proveniente
da un'enorme mole di foto in bianco e nero e altre documentazioni, pare
confermare la lettura storica degli esponenti dei partiti di maggioranza. «Da
una ricognizione documentale su testi e cartoline d'epoca - si legge nel
testo della mozione - il centro storico connota il proprio arredo urbano per
la presenza di elementi illuminanti di forma sferoide». Non resta che
aspettare la reazione del consiglio comunale al documento. E, in caso di
approvazione, capire quale potrà essere la risposta del governo regionale
alle richieste della cittadina.
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Da “IL
GIORNALE DI VICENZA” del 27 gennaio 2011
Troppa luce, Vicenza va spenta
Diffida
dell'associazione Venetostellato contro lampioni pubblici e insegne
private. Entro l'estate anche il capoluogo deve adeguarsi alla normativa.
Sotto osservazione la zona ovest. Arriva un piano di contenimento
Sul quotidiano vicentino un interessante e preciso
articolo a firma di Giancarlo Mancassola che
sottolinea il concetto del risparmio energetico e dell’adeguamento alla LRV
17 del 2009.
“Vicenza dovrà abbassare le luci. La città del
Palladio è una macchia luminosa che guasta le notti stellate e consuma troppa
energia. Sotto osservazione finiscono i lampioni che rischiarano viali e
rotatorie, i fari di campi sportivi e centri commerciali, le insegne luminose
di fabbriche e mega store” recita l’articolo e continua chiarendo che il
cambio di rotta è imposto dalla legge regionale 17 del 2009. Non c'è molto
tempo per correre ai ripari. Entro l'estate pubblico e privato dovranno
adeguarsi alle disposizioni che impongono un attenuamento della luminosità e
della dispersione verso l'alto. A Vicenza la macchina si è già messa in moto
dopo che il Comune ha ricevuto una diffida dall'associazione "Veneto
stellato", trasmessa in copia anche all'Arpav, l'agenzia regionale per
la protezione ambientale.
«Il cielo stellato è patrimonio naturale da conservare e valorizzare»,
recita la legge veneta che ha per obiettivi «la riduzione dell'inquinamento
luminoso e ottico, nonché la riduzione dei consumi energetici da esso
derivanti», ma anche «la protezione dall'inquinamento luminoso dell'attività
di ricerca scientifica e divulgativa svolta dagli osservatori astronomici, la
protezione dall'inquinamento luminoso dell'ambiente naturale e dei beni
paesistici», oltre alla «salvaguardia della visione del cielo stellato».
L’articolo continua “ Antonio Marco Dalla Pozza, assessore
comunale all'ecologia, conferma che nel corso del 2011 dovrà essere messo in
cantiere un piano per il contenimento dell'inquinamento luminoso, uno
strumento per rispettare la normativa al pari del piano per la lotta
all'inquinamento dell'aria e alla zonizzazione acustica contro i livelli di
rumore. «In città - spiega Dalla Pozza - contiamo almeno una trentina di
imprese con insegne luminose fuori norma. E fuori norma sono anche la maggior
parte dei lampioni lungo le strade, che dovranno essere incappucciati per
orientare la luce verso il basso».
Leopoldo Dalla Gassa, presidente di "Veneto
Stellato", ricorda che la norma prevede che i pali della luce debbano
essere disposti a una distanza l'uno dall'altro non inferiore a 3,7 volte la
loro altezza. Tradotto: se un lampione è alto 10 metri, quello più vicino
dovrebbe essere collocato a 37 metri di distanza. «Purtroppo questo non
accade: i pali sono il doppio o addirittura il triplo», osserva il
presidente dell'associazione che si propone di controllare l'applicazione
della legge 17 e di coordinare le associazioni astrofile venete. Vengono
poste in particolare l'area produttiva di Vicenza est e la zona industriale
di Vicenza ovest, che creano un alone di luce a danno dei colli e del raggio
di visuale dell'osservatorio di Arcugnano. Ma nella lista luminescente
figurano anche strade come viale del Sole o rotatorie come quella
dell'Albera.
Dalla Gassa ricorda che «Sono centinaia le segnalazioni e le diffide
trasmesse ai Comuni e all'Arpav per chiedere interventi immediati o piani di
contenimento. Basti dire che nel Vicentino si contano 400 segnalazioni, nel
Padovano 600. La normativa chiede che entro il prossimo agosto le situazioni
irregolari vengano messe a norma - ricorda il presidente di "Veneto
stellato" - per chi non si dovesse adeguare sono previste multe dai 250
ai mille euro, che vengono triplicate nel caso gli impianti ricadano in aree
di protezione. La nostra associazione è a disposizione per collaborare con le
amministrazioni comunali e provinciali, che spesso sottovalutano un aspetto
molto importante: l'elevatissimo risparmio energetico che si consegue grazie
ad adeguati progetti illuminotecnici: si arriva anche al 40 per cento»
a cura di s.t.
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dal MESSAGGERO VENETO di MERCOLEDÌ, 06 OTTOBRE
2010
Il Comune di
Codroipo ha vinto la prima edizione del concorso indetto dal Circolo
astrofili di Talmassons (Cast), con il patrocinio del Wwf
regionale, per premiare il Comune più virtuoso in materia di risparmio
energetico e lotta all’inquinamento luminoso. Al secondo posto si è
classificato il Comune di Bertiolo e, al terzo, quello di Malborghetto
Valbruna.
Mesi fa il Cast aveva indetto una “gara” tra i 136 Comuni della provincia di
Udine per premiare quello che si era maggiormente adoperato per ridurre il
consumo energetico dei suoi impianti pubblici di illuminazione, nel pieno
rispetto della normativa regionale, riducendo in tal modo la dannosa
dispersione di luce verso l’alto che, come tale, non è utilizzata dai
cittadini.
«Duole fare notare che a fronte dello sforzo fatto da molti enti locali per
adeguarsi alla legge regionale 15 del 2007, in materia di risparmio
energetico e lotta all’inquinamento luminoso, in Regione – osservano dal Cast
– si intendeva stravolgere la normativa approvata nel 2007. Questa
legge, se applicata seriamente, porta a una riduzione della spesa per la
bolletta energetica con benefici per i Comuni che la applicano.
Purtroppo però ci sono persone ed enti che al risparmio e alla riduzione del
carico fiscale sui cittadini sembrano poco interessati e stanno facendo
pressioni per modificare la legge, così da renderla sempre meno efficace.
Questo dimostra che hanno poca sensibilità verso la tutela dell’ambiente e
verso il risparmio, in un momento di grave crisi economica e a fronte di
recenti studi i quali dimostrano le conseguenze sull’ambiente e la salute
legate alla dispersione della luce artificiale».
«Spiace – continuano i responsabili del Cast –che, proprio in questa Regione,
dove nelle famiglie la cultura del risparmio è sempre stata motivo di vanto,
si assista a politiche che vanno esattamente nella direzione opposta,
nonostante l’evidente difficoltà di molti Comuni nel far fronte ai crescenti
costi per l’illuminazione pubblica, pagata come sempre dai contribuenti.
Il Cast avrebbe
piacere di veder calare le tasse comunali e veder reinvestiti in modo
migliore i soldi ora sprecati illuminando, quando non serve e sovente anche
dove non serve. Ci auguriamo che il numero dei Comuni rispettosi della legge
regionale 15 del 2007 cresca e che il Consiglio regionale ripristini la legge
nella versione originaria, una delle migliori in assoluto».
Come premio per il Comune vincitore della “gara” nei prossimi giorni sarà
offerta al Comune di Codroipo una serata pubblica dove gli astrofili del Cast
porteranno i loro telescopi in piazza per far ammirare la bellezza del cielo
stellato.
a cura di s.t.
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da Il Giornale.it -
21/06/2010.
Da domani, il leghista Roberto Ciambetti brillerà per l'eternità nel firmamento. Ma non
della politica, benché la sua presenza nella giunta del Veneto gli conferisca
un indubbio peso politico, bensì proprio in quello della volta celeste. Da
lunedì infatti l'asteroide 24087 lascerà quell'anonima e arida cifra per
prendere il suo nome.
Gli astrofili hanno infatti battezzato il corpo celeste scoperto il 27
ottobre 1999, con il nome dell'assessore «per l'impegno profuso quando, nelle
veste di consigliere, insieme ad altri colleghi si è particolarmente
adoperato per l'aggiornamento della normativa regionale in materia di
inquinamento luminoso». Un riconoscimento finora toccato solo a un altro
veneto, lo scrittore vicentino Mario Rigoni Stern.
Lo scorso agosto infatti Ciambetti quando era ancora
semplice consigliere aveva fatto approvare una legge «per il contenimento
dell'inquinamento luminoso, il risparmio energetico e la tutela dell'ambiente
e dell'attività degli osservatori astronomici». La norma imponeva a Comuni e
Province di aggiornare l'intero sistema di illuminazione pubblica con
lampioni meglio orientati e dotati di lampadine a basso consumo energetico
Nato il 3 luglio 1965 a Sandrigo in provincia di Vicenza, il «geometra Ciambetti» ha fatto una lunga gavetta prima come
consigliere comunale del suo paese, dal '95, poi assessore provinciale a
Vicenza, dal 2000, quindi segretario provinciale della Lega Nord dal 2003 al
2007. In consiglio regionale dal 2005, si è occupato in particolare di
tematiche ambientali, come dimostra l'approvazione della «sua» legge. Dopo le
ultime elezioni è stato non solo confermato ma anche «promosso» assessore a
Bilancio, anche se per il momento il suo nome resta legato alla legge
promossa l'anno scorso dove spiegava come «A causa dell'eccesso
d'illuminazione anche nel Veneto diventa sempre più difficile trovare luoghi
dove l'oscurità sia tale da permettere un'adeguata visione della volta
celeste. In luoghi bui le stelle normalmente visibili a occhio nudo sarebbero
circa 3.000 mentre nelle zone urbane è ormai possibile ammirare solo poche
centinaia di astri. Il diffondersi incontrollato dell'inquinamento luminoso
costituisce uno spreco energetico, un'alterazione dell'ecosistema e un
impedimento dell'osservazione del cielo. Alcuni studi hanno evidenziato i
disturbi alla fauna e alla flora dovuti alla rottura dell'equilibrio
luce/buio o giorno/notte nelle zone troppo illuminate. Intuibile il danno per
gli uccelli migratori, i quali usano le stelle per orientarsi nel volo
notturno».
Una sensibilità ambientale che gli ha valso la gratitudine della comunità
astronomica a partire dal Minor Planet Center, centro ricerche
dell'università americana di Harvard. E ora arriva anche il riconoscimento,
promosso dall'associazione Veneto Stellato, consegnato ufficialmente domani a
Palazzo Balbi. Alla cerimonia saranno presenti i rappresentanti delle
associazioni astrofile come CieloBuio e Luciano
Lai, l'astrofisico dell'osservatorio di Madonna di Dossobuono, in provincia
di Verona, che 11 anni fa scoprì appunto l'asteroide «Ciambetti».
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Asteroide scoperto da un veronese dedicato all'assessore Ciambetti
da TGVerona.it 21/06/2010 13:51
Primo firmatario della legge sull'inquinamento luminoso in Veneto, l'assessore
regionale al bilancio, Roberto Ciambetti, vede il
proprio nome legato all'asteroide 24087. Il conferimento dell'intitolazione,
voluto dalla comunità astronomica internazionale, è stato ufficializzato oggi
dall'Associazione VenetoStellato, nel corso di una
cerimonia svoltasi a Venezia nella sede della Giunta regionale. Scoperto
nell'ottobre del 1999 da Luciano Lai dell'Osservatorio di Madonna di
Dossobuono, l'asteroide ha circa un chilometro e mezzo di diametro e ha la
sua orbita tra Marte e Giove.
"Una dedica come questa non è avvenimento
di tutti i giorni", ha detto Ciambetti,
ricordando le difficoltà incontrate per emanare la legge. Per attuare la
normativa, che avrà vari steep di applicazione, la
Regione ha stanziato un milione di euro; "dalla sola messa in moto di
queste buone pratiche - ha rilevato l'assessore - si ottiene un risparmio
immediato". Oltre al contenimento dell'inquinamento luminoso, altre
finalità della legge sono il risparmio energetico nell'illuminazione per
esterni e per la tutela dell'ambiente e dell'attività svolta dagli
osservatori astronomici. Una volta a regime, la normativa consentirà un
risparmio di energia pari a quella prodotta da uno dei moduli della centrale
di Porto Tolle.
Per sottolineare l'importanza della legge
veneta, i presidenti di Venetostellato e CieloBuio,
Leopoldo Dalla Gassa e Fabio Falchi, hanno rilevato che l'osservatorio
astronomico di Asiago ha perso, negli ultimi anni, la quasi totalità delle
sue capacità a causa dell'inquinamento luminoso, l'1% del quale è causato
dall'illuminazione della città di Milano. A fronte di un consumo annuo di
circa 70 chilowattora pro capite registrato in Francia e di 45 in Germania,
hanno detto Dalla Gassa e Falchi, in Italia è di 106, con una spesa annua per
l'illuminazione pubblica esterna di oltre un miliardo di euro.
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Da "IL GIORNALE DI VICENZA"
- Martedì 11 Maggio 2010 - PROVINCIA Pagina 35
INQUINAMENTO. Il
circolo degli astrofili ha monitorato il territorio
Troppo luminosi : i viali e le piazze
sono fuori legge
Il Comune prepara un piano di illuminazione: «Sono pronti 200
mila euro per migliorare lefficienza dei vari punti
luce»
Viale Ceccato,
piazza S. Paolo, viale Stazione ad Alte, ma anche viale Europa, la strada regionale
11, viale Vittoria, piazza Duomo. I viali e le piazze principali di
Montecchio, per non parlare della zona industriale, sono fuori legge.
Lo dice la normativa regionale, in
particolare la legge 17 dellagosto 2009
sull'inquinamento luminoso, che dà tre anni di tempo per ridurre linquinamento luminoso. E nove mesi sono già passati. Il
Comune castellano sta organizzando una serie di azioni per intervenire
efficacemente sul territorio con un piano di illuminazione, in parte già
messo in pratica, e la sensibilizzazione di privati e aziende: «È stata già
fatta una mappatura di tutte le piazze e vie pubbliche, nelle quali sono
state individuati i punti luce e la loro pote! nza - dice l'assessore all'ambiente, Gianfranco Trapula - ed abbiamo previsto un intervento di oltre 200
mila euro, in parte finanziato dalla Regione, per migliorarne l'efficienza e
quindi il risparmio».
I CACCIATORI DI STELLE. Il compito
di osservare il territorio è stato affidato al circolo astrofili Cacciatori
di stelle" i quali, associati a Veneto Stellato" (che controlla
l'applicazione della legge regionale), hanno eseguito dei sopralluoghi in
giro per la città, in orari notturni, per osservare quali zone presentano una
forte illuminazione: «Sicuramente la zona industriale e i viali e piazze
pubbliche sono le aree più inquinate - spiega il presidente, Alberto Vicariotto -. Abbiamo stilato un elenco di aziende non
conformi e consegnato all'amministrazione affinchè
intervenga».
Per quanto riguarda le zone
pubbliche, in particolare, i cacciatori di stelle" hanno evidenziato:
«In viali molto frequentati come! viale Ceccato -
prosegue Vicariotto - abbiamo notato spesso l!
'errata intensità e direzione dei punti luce, o anche il non rispetto delle
distante prevista dalla normativa, che è deve essere almeno di 3,7 volte
l'altezza del lampione». Gli astrofili hanno proposto delle azioni per
ottimizzare l'illuminazione con l'accensione alternata oppure con la
rimozione dei lampioni stessi. Fra un anno verranno fatti ulteriori
sopralluoghi per valutare se le modifiche sono a norma.
LE IMPRESE. «Le aziende utilizzano
molta illuminazione per varie ragioni - dice Giuseppe Trevisan di Assoindustria - in primis la sicurezza, quindi va trovato
il giusto compromesso fra prevenzione di eventi malavitosi e giusto
contenimento delle luci».
ProsegueTrevisan: «Nelle zone industriali gli impianti di
illuminazione sono sicuramente superiori alle necessità, ma si può
collaborare e, tramite piccole modifiche, rispettare le norme, risparmiare e
avere grandi risultati».
Di inquinamento luminoso si è rece! ntemente parlato durante un incontro, organizzato dall'amministrazion e, con la cittadinanza e le associazioni
di categoria. Durante la serata il presidente di Veneto Stellato",
Leopoldo Dalla Gassa, ha spiegato di cosa si tratta, come si genera e
sviluppa. Ha poi preso la parola Andrea Bertolo, per l'Arpav di Padova, che
ha illustrato la nuova legge regionale e la sua applicazione sul territorio.
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Da "Il Giornale
di Vicenza" Martedì 23 Febbraio 2010 CRONACA, pagina 18
REGIONE. Riconoscimento per la legge veneta
Ciambetti... in orbita Battezza
asteroide con il proprio nome Capofila contro l’inquinamento luminoso e
Veneto Stellato plaude.
Che cosa
succede? Che la Comunità astronomica internazionale (Iau)
ha appena dedicato l’asteroide col numero di targa spaziale 24087, al
capogruppo regionale del Carroccio per meriti politici e legislativi
contro l’inquinamento luminoso. In un comunicato del Centro pianeti minori
presso l’osservatorio Smithsonian dell’università
americana di Harvard, si spiega che il riconoscimento attivato su proposto di
appassionati astronomi veneti - è dovuto all’impegno profuso da Ciambetti per l’aggiornamento della legge che ha portato
la Regione all’avanguardia nellle normative che
regolano il settore dell’inquinamento luminoso. Cioè all’avanguardia nello
sforzo per ridurre al minimo il complesso di fenomeni - e spesso di sprechi
energetici - che impedisce la visione del cielo notturno ai cultori di
astronomia e ai profani che guardano all’insù.
Si legge nelle indicazioni relative all’asteroide-Ciambetti
- che era stato scoperto da Luciano Lai dall’osservatorio di Madonna di
Dossobuono, in provincia di Verona, il 27 ottobre 1999 - che il consigliere
regionale della Lega, alla guida di un gruppo di altri amministratori, dal
2005 si è adoperato per far entrare nella legge veneta le istanze della
comunità astronomica locale. Lo stesso
onore di un’intitolazione - spiega il presidente di Veneto Stellato, Leopoldo
Dalla Gassa, astrofilo di Nove - era toccato allo scrittore Mario Rigoni
Stern, «paladino dell’integrità dell’ambiente rurale dei monti del
Veneto e dei tesori che la notte restituisce quando le attività umane si
affievoliscono e la montagna ridiventa il regno del silenzio».
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L'opinione pubblica è contro la luce fredda - Da LA
GAZZETTA DEL SUD - MODICA
Piazza
Matteotti, amara sorpresa dall'accensione dei lampioni. Le luci del
nuovo impianto stridono con le lampade di corso Umberto
Articolo di Duccio Gennaro - Modica
Sgradita
sorpresa con il nuovo impianto di illuminazione artistica del corso Umberto.
Le lampade sono a luce fredda e in contrasto con tutto il resto
dell'illuminazione del centro storico, che è invece con corpi illuminanti
gialli a luce calda.
Il dato è emerso dall'accensione dei nuovi lampioni di piazza Matteotti,
visto che quelli che saranno dislocati lungo il corso Umberto sono ancora in
fase di completamento.
L'assessore al Centro storico Elio Scifo non si sa spiegare quello che è
accaduto: «Dobbiamo verificare il progetto e parlare con i progettisti –
annuncia –. In effetti la luce deve essere armonizzata con quella di tutto il
centro storico. Non è possibile che fino a piazza Rizzone
ed al piazzale Falcone Borsellino, per non parlare di tutti i quartieri della
città, abbiamo luce calda e proprio in corso Umberto la tonalità della luce
cambia causando un contrasto stridente. Cercheremo di rimediare perché il
centro storico goda dello stesso effetto di luce».
Molti cittadini hanno già presentato le loro rimostranze allo stesso sindaco
Antonello Buscema mettendolo in guardia
dall'avviare il nuovo impianto se il problema non verrà risolto. Bisognerà
tuttavia verificare il progetto ed eventualmente provvedere alla sostituzione
delle lampade.
Anche l'impianto di piazza Matteotti appare insufficiente per quanto riguarda
l'illuminazione. I quattro lampioni lasciano zone poco illuminate in un'area
che deve invece godere del massimo della luce sia perché è un luogo di
incontro sia perché è considerata un'area pubblicà
per eccellenza.
Bisognerà verificare insieme ai progettisti se sarà possibile inserire altri
due lampioni al posto di quelli vecchi per raggiungere l'effetto sperato.
Sta di fatto che il nuovo impianto di illuminazione artistica del centro
storico comincia già a far discutere prima di essere messo in funzione e
mostra l'inadeguatezza di una progettazione pensata 20 anni fa e realizzata
solo oggi.
La doccia fredda affiovolisce così l'entusiamo per il nuovo look del salotto buoni della
città, che proprio negli ultimi tempi sembra tornato prepontemente
all'attenzione generale con proposte e progetti tesi a salvaguardare il
centro storico, dalle auto off limits al maggiore
decoro attorno agli esercizi commerciali ed ai punti di ritrovo di corso
Umberto.
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Pista illuminata, è
protesta Da "il Corriere delle Alpi" — 19
febbraio 2010 pagina 23
CORTINA. L'illuminazione della pista Olimpya delle
Tofane ha scatenato la prima polemica. Sebbene l'idea di illuminare la pista
durante le gare di Coppa del Mondo e di aprirla agli sciatori in notturna sia
piaciuta, e si sia rivelata vincente sotto un profilo turistico, c'è chi si
appella alle normative contro l'inquinamento luminoso.
E' il caso di
un turista, l'ingegnere veneziano Pierpaolo Campostrini
(direttore del Corila, il consorzio di ricerca
sulla laguna a cui il governo ha affidato il controllo sul Mose), che non ha
gradito l'illuminazione della pista e ha scritto al sindaco Andrea Franceschi
e a Radio Cortina per manifestare il disappunto citando la legge regionale.
Una legge di agosto, "Nuove norme per il contenimento dell'inquinamento
luminoso, il risparmio energetico nell'illuminazione per esterni e per la
tutela dell'ambiente e dell'attività svolta dagli osservatori
astronomici" , nata per essere applicata nei pressi degli osservatori.
Il problema era stato infatti sollevato dai membri dell'Associazione
astronomica di Cortina che, avendo a Col Drusciè
l'osservatorio, non riuscivano più a lavorare. La luminosità della pista
disturbava infatti le visioni del cielo, soprattutto il venerdì sera quando
l'osservatorio è aperto al pubblico.
La questione
era già stata risolta: i vertici dell'Ista, la società che gestisce gli
impianti dell'area della Tofana, e i membri dell'Associazione astronomica
avevano infatti concordato un calendario comune per non intralciare le
rispettive iniziative. «Ho ricevuto la lettera dell'ingegner Campostrini», spiega il sindaco Franceschi, «e ho
prontamente chiamato Luigi Pompanin, presidente
dell'Ista, che mi ha confermato di aver raggiunto un accordo con
l'Associazione astronomica Cortina per accendere le luci solo il sabato fino
alle 24 e in occasione di particolari eventi come la settimana di Coppa del
Mondo di Sci o la sciata notturna di sabato scorso. Credo pertanto che la questione
possa considerarsi chiusa con soddisfazione di tutte le parti coinvolte».
Soddisfazione da parte dei residenti e dei turisti che continuano a
sottolineare l'emozione che regala la pista illuminata che è visibile anche
da San Vito. Una soddisfazione che non è però unanime. «Una illuminazione
artificiale come quella che è stata predisposta sulle Tofane», scrive Campostrini al sindaco, «è un'operazione, prima ancora
che illegale, culturalmente sbagliata in questo particolare momento storico
in cui lo sviluppo sostenibile della nostra civiltà europea e mondiale si
basa su un contenimento dei consumi energetici e sul rigoroso rispetto
dell'ambiente. Mi auguro che lei possa essere convinto di questo e che si
adoperi per un immediato e completo "spegnimento" di questa inutile
pazzia, prima che le istituzioni cui è deputato il controllo del rispetto
della legge lo impongano con atti formali che danneggerebbero l'immagine sua
e della città che amministra, che io amo profondamente» . -
Alessandra Segafreddo
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JESOLO Il sistema di luci rotanti era installato sul tetto del
locale inaugurato l’estate scorsa
Il prefetto "spegne" il McDonald’s
Accolto il ricorso degli ambientalisti di Verdelitorale:
«È contrario al Codice della strada»
Mercoledì 17
Febbraio 2010, JESOLO - Il prefetto spegne il faro del Mc Donald's.
Il colosso dell'alimentazione questa volta si è dovuto scontrare con la
caparbietà di Verdelitorale, l'associazione
ambientalista di CavallinoTreporti, e con le
intransigenti leggi italiane.
Sotto accusa era finito il sistema di
"luci rotanti", quello che, per intenderci, tempo fa veniva
utilizzato anche nelle discoteche come forma di pubblicità visiva. Secondo Verdelitorale «l’impianto è in contrasto con l'articolo
23 del nuovo Codice della Strada, il quale prescrive che, lungo le strade o
in vista di esse, è vietato collocare sorgenti luminose rendendo difficile la
comprensione o riducendo la visibilità, creando un disturbo visito agli
utenti della strada»
Da qui l'esposto in Prefettura contro il
"faro" del nuovo Mc Donald's jesolano, inaugurato meno di un anno fa nel complesso del
Laguna Shopping, nei pressi della rotatoria di via Equilio.
Ne ha fatto seguito l'accertamento da parte della Polizia Locale e
dell'Arpav. Sulla base di queste relazioni la Prefettura ha emesso la sua
sentenza: «Con riferimento alla nota del Comando di Polizia Locale e ai
documenti ad essa allegati emerge che l'impianto di cui trattasi è risultato
non conforme». Ora il Comune avrà 90 giorni di tempo per la sanzione e per
fare rimuovere l'impianto.
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IL GIORNALE DI VICENZA
Sabato 13 Febbraio 2010 PROVINCIA Pagina 31
RISPARMIO. Nel giorno
di “M’illumino di meno” sotto accusa piazza del
municipio e biblioteca
«Punti luce fuorilegge»
“Veneto
Stellato” denuncia l’inquinamento di impianti e lampioni
«La città ha impianti “fuorilegge". Prima di pensare
al risparmio energetico del 10% per il 2010, come vorrebbe il Comune che ieri
ha aderito alla campagna “M’illumino di meno",
bisognerebbe mettere in regola i numerosi punti luce non a norma attivi a
Valdagno». Tuona Carlo Negri, referente di zona di “Veneto Stellato”, che compie monitoraggi sull’inquinamento luminoso e coordina le
associazioni di astrofili, e vice presidente di “Cieli Perduti”, associazione valdagnese che
gestisce l'osservatorio di Marana, a Crespadoro.
M’ILLUMINO DI MENO. Il Comune ha aderito all'edizione
spegnendo, a turno dalle 19.30 alle 21.30, le luci di Novale centro, centro
storico, di Oltre Agno e Belfiore.
ACCUSE. “Veneto Stellato” punta il dito sul Comune accusandolo
di non rispettare la legge regionale n. 17 del 2009 , che prevede una serie
di iniziative tra le quali il risparmio energetico e la salvaguardia degli
osservatori astronomici. «Lo spirito di “M'illumino di meno” è accendere tutte le luci purché
prodotte da fonti alternative -sbotta Negri-.
Non è morale pensare che con la partecipazione spegnendo
alcuni impianti non in regola per qualche decina di minuti all'anno, co me
accade a Valdagno, ci si senta liberi di inquinare per tutto il resto dell'anno.
Altro che risparmio del 10% nel consumo di energia elettrica, rispetto ai 400
mila euro annui di bolletta, come vorrebbe il Comune. Se l’Amministrazione si mettesse a
norma, si potrebbe risparmiare dal 30 al 50% sulla spesa di illuminazione
pubblica notturna permettendo di illuminare il 20% circa in più delle aree».
PIAZZA. “Veneto Stellato” ha più volte segnalato alle autorità situazioni di particolare gravità.
«Il 16 aprile 2009 -ricorda Negri- il sindaco, Alberto Neri, era stato
diffidato dal collaud! are l'impianto di
illuminazione della nuova piazza del Municipio. Un appello che non ha avuto
risposta. Eppure tale tipo di illuminazione non ha effetti positivi sulla
visibilità del piano di calpestio procurando addirittura un peggioramento
visivo dovuto all'abbagliamento» .
BIBLIOTECA. “Veneto Stellato” ha presentato altre segnalazioni.
Il 9 febbraio, ad esempio, ha denunciato che «il faro in viale Regina
Margherita, di fronte alla Biblioteca civica di Villa Valle, viola in maniera
evidente sia i criteri della legge 17 che l'art. 23 del Codice della strada.
La sorgente luminosa, composta da due fari alogeni contrapposti, è orientata
nelle due direzioni del traffico con effetti di abbagliamento» .
CASTELLO. Un altro punto caldo è l'impianto per l'illuminazione
del campo sportivo del castello, dove i fari sono orientati verso il percorso
stradale e costituiscono un pericolo per la circolazione.
COMUNE. L'Amministrazione, per voce dell'a ssessore all'ambiente Michele Vencato
e di quello ai lavori pubblici Giovanni Perazzolo,
si dice «disponibile al dialogo e pronta a verificare le segnalazioni» , ma
ricorda che «il Comune è in regola».
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Da "LA
STAMPA" del 16/02/2010 - I cacciatori del buio
Un gruppo di
studiosi gira l'Italia per trovare i luoghi meno illuminati
FEDERICO TADDIA - BOLOGNA
L’ultima diavoleria che si è inventato è un cubo di legno e vetro, con
all’interno un misuratore di luce, collegato a computer e navigatore
satellitare, da attaccare con una calamita sul tettuccio dell’auto. Così da
poter scorrazzare liberamente per la Maremma all’inseguimento del buio più
buio. Sì, perché da due anni, Francesco Giubbilini,
trent’anni, nato a Castiglioncello (Li) ma trapiantato a Bologna, ingegnere
ambientale con la passione per le stelle, si è dato una missione: mappare la
qualità del cielo notturno in Italia.
«Come ogni astrofilo da sempre combatto la mia battaglia personale contro
l’inquinamento luminoso, e parlare di luce partendo dal buio mi sembrava il
modo migliore. Osservando alcune mappe della brillantezza del cielo ottenute
rielaborando immagini satellitari mi sono chiesto se corrispondevano alla
realtà: e così è iniziata la mia ricerca sul campo». E qui la tecnologia è
arrivata in aiuto: un ditta canadese lancia infatti sul mercato lo «Sky Quality Meter»,
uno strumento grande poco più di un pacchetto di sigarette che serve proprio
a misurare la quantità di luce presente nei luoghi in cui ci si trova. Non
resta che aspettare la notte senza luna e senza nuvole, munirsi di block notes per segnare i dati raccolti e di thermos di
caffè bollente come compagnia, e andare in giro per boschi, spiagge, montagne
e strade sterrate alla ricerca del buio perfetto. «Beh, a parte i tanti
cinghiali incontrati a tu per tu sotto le stelle e qualche coppietta disturbata
nell’intimità, la Maremma è una delle zone più buie del nostro paese, proprio
perché non ci sono grandi città: quindi è stato un ottimo punto di partenza».
E proprio dal cuore della Toscana il progetto di «Buiometria»
si allarga. Francesco conosce Andrea Giacomelli, un altro ingegnere
ambientale di Milano ma grossetano di origini, e ai due viene l’intuizione
giusta: trasformare la mappatura del buio in un’operazione di partecipazione
collettiva. Una sorta di «social network ambientale», per misurare la
luminosità del cielo, raccogliere i dati e aggiornare il sito di riferimento www.pibinko.org/bmp.
«Crediamo molto in questa forma di ricerca, che unisce la tecnologia, all’educazione
ambientale e alla presa di coscienza del territorio. Noi mettiamo
gratuitamente a disposizione diversi “Sky Quality Meter”: chi è
interessato può farne richiesta. Offriamo ovviamente tutte le istruzioni per
l’uso e dopo qualche giorno chiediamo che ci venga restituito insieme ai dati
raccolti. Ci piace mantenere un approccio “artigianale” al tutto: è
fondamentale l’aspetto scientifico ma per noi è altrettanto importante
l’aspetto legato al progetto condiviso e a questa integrazione tra tecnologia
e partecipazione».
Dal contadino di Bolzano al marinaio di Trapani, dall’insegnante marchigiana
al gestore di un agriturismo in Sardegna: le richieste per avere in mano lo
strumento non mancano, come non mancano i puntini colorati che pian piano iniziano
a tratteggiare la situazione delle notti italiane. E oasi di cielo pulito si
iniziano ad intravedere, oltre che in Maremma, anche in Trentino, in Liguria
e in Sardegna. E l’alta montagna? «Beh, siamo solo agli inizi delle nostre
rilevazioni. Però spesso sulle Alpi il cielo risente della luminosità della
pianura padana. Sembra assurdo ma è così: l’eco delle luci di città come
Milano e Torino può arrivare a sporcare l’atmosfera fino a 3/4000 metri.
Questa luce si diffonde nell’atmosfera nascondendo la possibilità di vedere
tantissime stelle. E’ questo il vero danno dell’inquinamento luminoso: si
illumina e si disperde verso l’alto, quando invece bisogna illuminare verso
il basso e si risparmierebbe anche nella bolletta. Il problema non è usare
meno luce, ma usarla meglio».
Il progetto della «Buiometria partecipativa» sta
muovendo i primi passi, anche se l’obiettivo estivo è ambizioso: trovare un
numero di volontari sufficienti per riuscire a tracciare almeno una linea
unica e continua di puntini colorati da Nord a Sud e da Est ad Ovest. Ma non
solo. «Ci piacerebbe, nel giro di pochi anni, dare vita ad un vero “Parco
delle stelle”. Così come esistono le riserve forestali e quelle marine,
crediamo che anche le stelle dovrebbero avere dei loro “spazi protetti”.
Questo vuol dire trovare il luogo giusto, e poi convincere amministratori e
cittadini a ripensare un attimo all'utilizzo delle luci nel territorio. Per
avere un cielo più scuro e delle stelle più brillanti. E, perché no,
rilanciare il turismo partendo proprio dal buio». L’incontro più bizzarro
fatto durante le ricerche «by night»? «Nulla di particolare. Solo una volta i
carabinieri mi hanno fermato nel cuore della notte. E ho fatto l’alba per
convincerli che avevo solo un appuntamento con il buio».
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Il
Piemonte alla riconquista delle stelle: appello a Mercedes Bresso
un ottimo articolo di Piero Bianucci
sulla STAMPA di Torino
Si è celebrata sabato 17
ottobre la diciassettesima Giornata Nazionale dell’Inquinamento Luminoso. Due
17 che inquieteranno i superstiziosi. Ma noi non siamo tra questi. Anzi, il
fatto che la Giornata per la difesa del buio del cielo, e quindi della luce
delle stelle, sia arrivata alla diciassettesima edizione, è un dato che rende
ottimisti: la tradizione ormai è solida.
L’aspetto negativo sta piuttosto nel fatto che dopo 17 edizioni il cielo è
sempre più inquinato da inutili luci parassite e le stelle visibili sono
sempre più poche. Invece di riflettere sulla necessità di proteggere la
visione del cielo per una Giornata all’anno, bisognerebbe pensarci tutti i
giorni, e soprattutto dovrebbero pensarci quegli amministratori pubblici,
quei tecnici e quei privati cittadini che contribuiscono ad aumentare l’inquinamento,
di solito per scarsa cultura, talvolta per interessi più o meno illeciti.
A rafforzare la riflessione sulla tutela del buio stellato contribuisce
l’Anno Internazionale dell’Astronomia, che di questo problema ha fatto uno
dei suoi cavalli di battaglia. Se poi volete avere buoni motivi di
meditazione per ciò che riguarda l’Italia, dovete leggere il libro che Mario
Di Sora ha scritto per l’editore Gremese:
“L’inquinamento luminoso”, prefazione di Margherita Hack,
219 pagine, 18 euro.
Mario Di Sora ha 48 anni ed è avvocato. L’astronomia però lo appassiona fin
da quando era ragazzo e l’ha portato a dirigere l’Osservatorio di Campo
Catino fin dal 1987 e a diventare un pioniere della lotta all’inquinamento
luminoso. Fondatore e presidente della sezione italiana della Dark Sky Association (1998), ha
scoperto numerosi pianetini e ha contribuito a scoprire alcuni pianeti
extrasolari, tanto che da guadagnarsi la dedica di un asteroide. Come lui
stesso ci ricorda, gli astrofili hanno sempre dato importanti contributi
scientifici, da Herschel a Schwabe,
da Lord Ross a Humason
allo stesso Hubble. E gli astrofili hanno lottato
per il cielo buio prima e più tenacemente degli astronomi professionisti.
Il libro che Di Sora ha appena pubblicato si distingue per il nitido taglio
pragmatico: è pieno di informazioni sui diversi tipi di sorgenti luminose,
sul design che devono avere per non inquinare, sulle norme vigenti
anti-inquinamento e sui loro limiti, sul potere riflettente dei vari tipi di
suolo e materiali edilizi.
Di Sora parte dalla storia di questo subdolo genere di inquinamento, ne
analizza gli aspetti fisici e le conseguenze biologiche, indica gli
interventi necessari, mostra quanto risparmio di soldi, energia ed emissioni
inquinanti si otterrebbe limitando l’illuminazione agli spazi in cui è
realmente utile, si sofferma sul ruolo di produttori, progettisti e
installatori.
Fondamentale è il discorso delle leggi anti-inquinamento luminoso. In attesa
da decenni di una legge nazionale, esistono normative regionali. Alcune
buone, come nel caso del Veneto, del Lazio e della Lombardia (con gradazioni
diverse), altre pessime, come quella del Piemonte. E poiché della legge
piemontese mi feci promotore organizzando in Regione ormai molti anni fa un
convegno al quale chiesi di partecipare proprio a Mario Di Sora e ad altri
esperti come Pierantonio Cinzano, la cosa mi spiace particolarmente.
La legge piemontese aveva un impianto buono. Fu distrutta da un
illuminotecnico poco illuminato e da alcuni suoi complici che fecero
introdurre a politici ingenui e inesperti alcune righe deleterie.
“E’ scandaloso – scrive Di Sora – il caso della L.R. 31/2000 del Piemonte
che, inizialmente, non si applicava nemmeno per le sorgenti di luce fino a 25
mila lumen (cioè lampade al sodio da 250 W). Nella stessa legge poi non è
stato previsto il divieto per i fasci rotanti tipici delle discoteche, comune
alla maggior parte delle altre leggi. E’ stato invece stabilito, purtroppo,
il pericoloso riferimento alla norma UNI 10819 per quanto concerne i
parametri di emissione, peraltro ampiamente disattesi”.
Si può fare qualcosa per rimediare? Sì, e facilmente. In veste di presidente
del Planetario di Torino Infini.To, ne ho parlato
qualche tempo fa con la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso e
con gli assessori all’Ambiente Nicola De Ruggero e alla Cultura Gianni Oliva,
e ho trovato ampia disponibilità. E’ un intervento di cosmesi legislativa che
non costa nulla, può trovare in totale accordo maggioranza e opposizione, fa
risparmiare energia, soldi e inquinamento.
Inesperto di tecnica legislativa, ho dunque chiesto a un esperto
dell’Associazione Cielobuio qualche appunto sulle correzioni necessarie, ed
ecco la proposta di emendamento alla Legge Regionale 24 marzo 2000 n. 31 che
ne è venuta fuori:
“Disposizioni per la
prevenzione e lotta all’inquinamento luminoso e per il corretto impiego delle
risorse energetiche”.
Art. 1
I commi 1 e 2 dell’art. 3
della legge regionale 24 marzo 2000, n. 31 sono sostituiti dai seguenti:
1. In tutto il territorio
regionale tutti i nuovi impianti di illuminazione esterna pubblica e privata
devono essere corredati di certificazione di conformità alla presente legge e
devono possedere contemporaneamente i seguenti requisiti minimi:
a. Essere dotati di
progetto illuminotecnico, realizzato da progettisti iscritti a ordini e
collegi professionali, e dei dati fotometrici certificati dal responsabile
del laboratorio.
b. Essere costituiti da
apparecchi illuminanti aventi un’intensità luminosa massima compresa fra 0 e
0.49 candele (cd) per 1000 lumen di flusso luminoso totale emesso a 90 gradi
ed oltre, equipaggiati con lampade elevata efficienza luminosa, quali al
sodio ad alta pressione o di efficienza superiore a 90 lm/W, in impianti
aventi luminanza media mantenuta o illuminamenti non superiori ai livelli
minimi previsti dalle normative tecniche di sicurezza, impiegando apparecchi
che conseguano impegni ridotti di potenza elettrica, condizioni ottimali di
interasse dei punti luce e ridotti costi manutentivi, con rapporti fra interdistanza e altezza delle sorgenti non inferiori al
valore di 3,7 lungo tutti i percorsi stradali e pedonali inferiori a 10 metri
di larghezza.
c. Essere provvisti di
sistemi che riducono e controllano il flusso luminoso in misura superiore al
30% entro le ore 24
2. Regione e province,
adeguano le linee guida regionali e provinciali all’articolo 3 comma 2 della
presente legge.
Art. 2
Le lettere c), e) del
comma 1, dell’art. 7 della legge regionale 24 marzo 2000, n. 31 sono sostituite
dalle seguenti:
c. gli impianti di modesta
entità, accompagnati da dichiarazione di conformità rilasciata
dall’installatore, e dotati di piccole sorgenti o gruppi di sorgenti, di
flusso totale emesso in ogni direzione non superiore a 1500 lumen, per
singolo apparecchio, nonché con flusso emesso verso l’alto, per singolo
apparecchio, non superiore a 150 lumen e per l’intero impianto, non superiore
a 2250 lumen.
e. Gli impianti sportivi
di oltre 5000 posti a sedere, e gli impianti d’illuminazione degli edifici e
monumenti di rilievo storico o artistico, per i quali è consentita
l’illuminazione dal basso verso l’alto, purché se ne preveda lo spegnimento
entro le ore 24 e che la luminanza media mantenuta, sulla superficie
interessata sia inferiore a 1 candela/m2, nonché per sagome regolari
l’emissione massima extra sagoma non superi i 5 lux e, per sagome irregolari,
il flusso verso l’alto, non intercettato dalla sagoma, non superi il 10% di
quello nominale che fuoriesce dall’impianto, nel suo complesso.
Lo so, è un linguaggio tecnico, può sembrare arido. Ma è attraverso queste
norme che si può riconquistare la poesia, la bellezza e la conoscenza del
cielo stellato.
Prima che scada il governo regionale in carica, si riuscirà a fare questa
piccola riforma a costo zero e risparmio garantito? 
tratto dal sito www.lastampa.it
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Light-is. Progettazione
illuminotecnica eco-sostenibile e risparmio energetico
I
consumi dovuti all’illuminazione per esterni sono la prima voce di spesa per
i comuni, e solo con l’introduzione delle recenti leggi regionali per il
contenimento dell’inquinamento luminoso e per il risparmio energetico, si è
iniziato a parlare di sostenibilità e qualità della luce e conseguente
risparmio energetico che in moti casi potrebbe arrivare anche al 50% delle
spese per l’illuminazione.
Sta
emergendo quindi l’esigenza di nuove figure professionali dedicate alla
progettazione della luce, con una visione non prettamente ingegneristica ma
multidisciplinare, ecologico-ambientale, di energy manager, di pianificazione
urbanistica e valorizzazione del territorio, per permettere il conseguimento
di elevati standard qualitativi dell’illuminazione urbana e di
eco-sostenibilità notturna del territorio.
Da
questa idea è nata l’associazione culturale “Light-is Professional
Eco-Light Association” la prima che in Europa raccoglie decine di
illuminotecnici che hanno condiviso e sottoscritto la sua “Carta Etica della
Luce”, un codice etico di comportamento e autoregolamentazione della
progettazione della luce, orientato al committente e fondato su:
-
l’indipendenza del professionista della luce da società produttrici di
materiali per l’illuminazione che portano interessi del mondo della
luce, allo scopo di salvaguardare, la qualità, le scelte intellettuali e
l’integrità dell’operato nei confronti del committente, pubblico o privato,
-
l’impiego di soli prodotti per l’illuminazione dotati di dati fotometrici
certificati, per garantire il committente della qualità del prodotto, del
progetto e le sue verificabilità e controllo,
-
l’adozione di rigorosi criteri tecnici di sostenibilità della luce, gli stessi
adottati da molti comuni, i requisiti di ben 11 leggi regionali, delle
leggi della Slovenia e della Repubblica Ceca, del protocollo ITACA
sottoscritto dalle regioni per la sostenibilità energetico-ambientale nella
bio-edilizia, quale strumento dimostratamente più efficace ed equilibrato per
la salvaguardia di valori imprescindibili come la qualità della luce e la
valorizzazione del territorio, la sicurezza stradale e delle persone, il
confort visivo, la compatibilità ambientale, il risparmio energetico.
lightisLight-is
ha come obiettivo quello di diffondere una cultura della luce più consapevole
ed a misura d’uomo ed inoltre di:
-
sostenere la progettazione della luce secondo criteri eco-compatibili,
-
diffondere ad ogni livello e senza confini, i propri principi etici,
-
promuovere nuovi standard per il mercato e la produzione,
-
fornire strumenti culturali e operativi ai propri associati.
Sicuramente
obiettivi ambiziosi che pongono Light-is come un possibile riferimento etico
e di qualità, per istituzioni e comuni, nell’attuale confusione di un mercato
dela luce invaso da prodotti di bassa qualità provenenti dall’oriente “meno
costosi” solo all’atto dell’acquisto e di decine di improvvisati produttori
di apparecchi a led che ci promettono mirabolanti risparmi e risultati.
L’associazione
ha un portale web (http://www.lightis.eu/) utile sia per comuni che
per progettisti con decine di notizie ed informazioni, tecniche e di
attualità, e gli estremi della Carta Etica della Luce per chi volesse
iscriversi, inoltre è possibile contattarla ai seguenti riferimenti
info@lightis.eu
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Le considerazioni tecniche di ARPAV (Azienda Regionale di
Prevenzione Ambientale del Veneto) sull’impianto di illuminazione del Molo di
Ponente di Venezia danno ampiamente ragione a VenetoStellato.
La segnalazione di VenetoStellato
al Comune di Venezia - Direzione Ambiente e Sicurezza del Territorio - Area
della Tutele dell'Aria e delle Fonti Energetiche del 7 maggio 2009, ha
conseguito un risultato significativo.
Facendo seguito alla nostra
segnalazione, il comune di Venezia ha prontamente affidato ad ARPAV il
compito di redigere una specifica valutazione tecnica sugli elaborati di
progetto, il cui esito ci è stato trasmesso proprio in questi giorni.
In particolare, il parere di
ARPAV evidenzia come il progetto, in diversi punti, non garantisca il
rispetto dei requisiti previsti dalla LR 22/97, oltre a comportare un
eccessivo e non giustificato dispendio energetico. ARPAV inoltre
fa esplicito riferimento al testo della nuova Legge Regionale Veneta - di
prossima emanazione - sul contenimento dell'inquinamento luminoso e sul
risparmio energetico, rispetto alla quale la valutazione sul suddetto
progetto dipana un giudizio ancor più pesante.
Nel dettaglio dalla risposta di
ARPAV si evince che gli impianti illuminanti in progetto risultano
costituiti da:
-
n. 46 lampioni stradali dotati di lampade a vapori di alogenuri metallici di
cui 36 lampioni con lampade da 400 W e 10 lampioni con lampade da 150 W,
-
n. 17 proiettori asimmetrici a parete di tipo per arredo dotati di lampade a
vapori di alogenuri metallici da 400 W e 42000 Im di flusso con distribuzione
asimmetrica con angolo di asimmetria 63°
-
n. 8 proiettori asimmetrici di tipo standard su sostegno metallico dotati di
lampade a vapori di alogenuri metallici da 400 W e 42000 Im di flusso con
distribuzione asimmetrica con angolo di asimmetria 60° ,
- n. 15
torri portaspecchi per illuminazione di tipo indiretto dotate ognuna di due specchi
illuminati ognuno da gruppi di proiettori (nel progetto risultano n. 4 gruppi
da 2 proiettori, n. 24 gruppi da 3 proiettori e n. 2 gruppi da 4 proiettori)
con lampade a vapori di alogenuri metallici da 2000 W e 200000 Im di
flusso.
Dall'esame della documentazione
relativa alle diverse tipologie di apparecchi illuminanti, ARPAV formula una
serie di considerazioni tecniche dettagliate e puntuali.
I
lampioni stradali sembrano poter rispettare i criteri stabiliti dalla Legge
Regionale 22/97 (Allegato C punto 3) relativi alla limitazione dell'emissione
di luce verso l'alto; tuttavia, nella documentazione di progetto non ci sono indicazioni
relative alle caratteristiche dì direzionalità del flusso luminoso. Inoltre si
prevede l'utilizzo di lampade a vapori di alogenuri metallici
contrariamente a quanto suggerito al punto 1 - Allegato C della Legge 22/97
e nella zona servita da questi lampioni, il calcolo previsionale riportato
nel progetto evidenzia valori di illuminamento al suolo
significativamente superiori al minimo richiesto per garantire la
sicurezza.
Per quanto riguarda i Proiettori
su sostegno metallico ARPAV rileva che “...I proiettori previsti, di
tipo asimmetrico con angolo di asimmetria di 60°, se installati
parallelamente al terreno, sulla base delle curve fotometriche fornite nel
progetto, rispettano sia il punto 3 che il punto 4 dell'Allegato C della L.R.
22/97. Tuttavia nel progetto è previsto di installare questi proiettori non
parallelamente al suolo, ma con un angolo di inclinazione dell3intensità
massima rispetto alla verticale di 70 o 65 gradi; in queste condizioni i
proiettori non possono rispettare il requisito dì cui al punto 4
dell'Allegato C della Legge 22/97”
Analoghe osservazioni anche per
i Proiettori a parete per i quali non vengono riportati dati di
dettaglio relativi alla distribuzione angolare del flusso.
Viene rilevato che “.....Nel
progetto è previsto di installare questi proiettori con un angolo dì
inclinazione dell'intensità massima rispetto alla verticale di 65 gradi,
pertanto non è rispettato il requisito di cui al punto 4 dell'Allegato C
della Legge 22/97. Si fa notare che questo tipo di proiettori non
potrebbero rispettare il requisito di cui sopra nemmeno se installati
parallelamente al suolo, nel qual caso l'angolo di inclinazione
dell'intensità massima sarebbe di 63°.....” Ma le
considerazioni più pesanti sono per le Torri portaspecchi che vengono di
seguito integralmente riportate.
Esse sono costituite
ognuna “ ......... di più proiettori di altissima potenza (da 2 a 4 per
specchio) rivolti verso l'alto, la cui luce viene riflessa da coppie di
specchi inclinati di 15°. Ogni specchio a sua volta è costituito da 11x11
microspecchi con curvatura concava. Nella documentazione di progetto non
sono riportati dati relativi alla distribuzione angolare del flusso luminoso
generata dall'insieme proiettore - riflettore per le combinazioni previste (2,
3 o 4 proiettori abbinati a una coppia di riflettori). E' riportato solo (pag.
140 - sez, 2.2.13) un diagramma fotometrico relativo al caso di abbinamento
di un singolo proiettore con un singolo riflettore (non sono specificate le
inclinazioni rispetto alla verticale del proiettore e del riflettore alle
quali si riferisce il diagramma). 11 diagramma sembrerebbe evidenziare
l'assenza di emissione verso l'alto. Tuttavia vi sono molteplici ragioni per
ritenere che questo diagramma non rappresenti la situazione reale delle
specifiche apparecchi arare di progetto:
- il diagramma si riferisce ad
una configurazione diversa da quella prevista dal progetto (un proiettore +
un riflettore mentre da progetto sono previsti per ciascuna torre due
riflettori e da 2 a 4 proiettori).
- non è specificato
a quale configurazione relativa proiettore-riflettore si riferisca il
diagramma (eccentricità del proiettore rispetto al riflettore, inclinazione
del proiettore e del riflettore rispetto alla verticale). Questi parametri
risultano critici per la valutazione della capacità del riflettore di intercettare
l'intero flusso luminoso emesso dal proiettore.
Nel caso specifico non viene
fornito il diagramma fotometrico dei proiettori', nella documentazione di
progetto si ritrova solo un'indicazione relativa all'angolo di apertura del
fascio luminoso emesso, che è dichiarato pari a 2 x 2°. L'angolo di apertura
è definito come l'angolo rispetto alla direzione di massima intensità
luminosa, al quale l'intensità si riduce al 50 % della massima. Da ciò
discende che certamente un quota più o meno grande del flusso luminoso è
emessa ad angoli superiori all'angolo di apertura (per conoscere esattamente
l'entità di questa quota sarebbe necessario disporre dei dati fotometrici
completi del proiettore; nell'ipotesi di una distribuzione gaussiana del
flusso in funzione dell'angolo, ad esempio, il flusso ad angoli maggiori
dell'angolo dì apertura sarebbe circa il 40 % del totale). Considerata la
distanza proiettore/riflettore (7 metri), si può stimare che l'area di
intersezione fra il cono corrispondente all'angolo di apertura e la
superficie del riflettore sia approssimativamente un cerchio di diametro 50 -
60 cm. Dai disegni di progetto risulta che la collocazione dei proiettori è
fortemente asimmetrica rispetto ai riflettori, e si può stimare che il
cerchio di intersezione del cono di apertura disti dal bordo del proiettore
non più di 10-15 cm, che corrispondono, considerata la distanza
proiettore-riflettore, a circa 1,2 gradi di inclinazione rispetto alla
verticale. Si può considerare quindi praticamente certo che una quota del
flusso luminoso non sia intercettata dal riflettore, e sulla base della
documentazione di progetto risulta quanto meno problematico poter garantire
che questa quota sia inferiore al 3 % prescritto dalla normativa regionale ai
punto 3 dell'Allegato C della Legge 22/97. Si fa notare che questo dato è
fortemente influenzato dalla precisione di puntamento di ogni riflettore, in
quanto una variazione dell'angolo di puntamento, anche in misura minima, può
variare enormemente la quantità di luce che sfugge all'elemento
riflettente. E' sufficiente infatti un cambiamento di poco più di un grado
nell'inclinazione del proiettore rispetto alla verticale, per far sì che
addirittura una parte del cono dì apertura esca dalla zona di
intercettazione. Ciò nonostante, si nota che nella documentazione di progetto
non vi sono indicazioni circa la tolleranza prevista sul posizionamento ed
inclinazione dei proiettori, né indicazioni sugli accorgimenti previsti per
garantire il corretto puntamento in fase di montaggio e di successiva
manutenzione.
3)Anche al di là delle
perplessità sopra espresse in merito alla possibilità che il sistema possa
rispettare i requisiti della L.R- 22/97, si ritiene doveroso mettere in
evidenza l'inopportunità, in una situazione ambientale globale nella quale
assume assoluta rilevanza l'adozione di politiche di risparmio energetico,
della scelta di sistemi illuminanti come quelli proposti, con un rendimento
ottico estremamente basso (23 %), considerato che esistono soluzioni
alternative, comunemente praticate, che consentono rendimenti molto più
elevati. Si fa rilevare inoltre che questo tipo di apparecchi illuminanti è
soggetto, rispetto ad altri, con l'uso, ad un maggior grado di
deterioramento dell'emissione luminosa (basti pensare all'effetto dovuto al
progressivo insudici amento e deterioramento che subiscono le superfici degli
specchi riflettori con l'esposizione agli agenti atmosferici). Questo aspetto
non è stato ignorato nella redazione del progetto, dove infatti, ai finì del
dimensionamento dell'impianto illuminante, è stato considerato un fattore di
manutenzione pari a 0,65 contro lo 0,80 considerato per gli altri tipi di
apparecchi. Ciò di fatto ha comportato la necessità dì sovradimensionare
ulteriormente l'impianto rispetto alle effettive esigenze di illuminamento,
con un ulteriore degrado del già basso rendimento ottico e conseguente
ancora maggiore dispendio energetico. A ciò si devono aggiungere
i maggiori costi di manutenzione, data la necessità di mantenere puliti i riflettori.
In conclusione, l'esame
effettuato ha evidenziato come il progetto, in diversi punti, non garantisca
il rispetto dei requisiti previsti dalla Legge Regionale 22/97, oltre a
comportare un eccessivo e non giustificato dispendio energetico”.S
“Le
considerazioni formulate (quelle qui sopra esposte -
N.d.R.) si riferiscono alla valutazione della conformità degli impianti
rispetto ai requisiti previsti dalla vigente Legge Regionale 22/97. Si
ritiene opportuno tuttavia segnalare che è all'esame del Consiglio Regionale
la bozza di una nuova legge sull'inquinamento luminoso, che prevede crateri
maggiormente restrittivi e obblighi più stringenti rispetto all'attuale...(omissis)....
Risulterebbe ancora più problematico quindi, nel caso specifico, garantire il
rispetto dei requisiti una volta entrata in vigore la nuova legge ......”.
a cura
di s.t.
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In arrivo tredici torri al porto
«Illumineranno anche il cielo»
la Nuova di Venezia — 21 aprile 2009 pagina 13 sezione: CRONACA
Altro che risparmio energetico. Il Porto annuncia combustibili a base di
alghe e progetti di contenimento dell’uso dell’energia e dell’inquinamento.
Ma intanto dà il via a un nuovo megaimpianto di illuminazione con 13 torri e
200 kilowatt di potenza in Stazione Marittima, Molo di Ponente e Molo di
Levante.
«E’l’ultimo ecomostro progettato in laguna», denuncia Leopoldo Dalla Gassa,
presidente di Veneto Stellato, l’associazione regionale che si batte contro
l’inquinamento luminoso, «un megaimpianto da 700 mila euro che consuma
energìa come un paese di 15 mila abitanti». Un impianto che non sarebbe
neppure a norma con le ultimi leggi, secondo l’esponente di VenetoStellato,
già autore di denunce simili, per via del grande dispendio di energìa
luminosa. Un sistema simile, ma molto più piccolo (tre torri faro) era stato
progettato a Padova Est, poi modificato proprio dopo le denunce
dell’associazione. «Abbiamo scritto all’Autorità portuale segnalando il caso,
e abbiamo ricevuto risposta dall’ufficio tecnico che il progettista farà le
verifiche in corso d’opera», dice Dalla Gassa. Il presidente del Porto Paolo
Costa ha anche scritto all’associazione. «Ha ribadito che è sua intenzione
ridurre il consumo di energìa», conclude Dalla Gassa, «ma intanto continuano
su questa strada sbagliata. Quante alghe ci vorranno per mantenere un
impianto luci così inquinante e sovradimensionato?» (a.v.)
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La Basilica cambia luce
da Il Giornale di Vicenza del 14-04-2009
ll
Comune di Vicenza approva il progetto da 600mila Euro per ridisegnare il
sistema di illuminazione intorno al monumento
Una
"striscia luminosa" valorizzerà la grande cupola Speciali
proiettori saranno dedicati a piazze e palazzi
Sul
Giornale di Vicenza di oggi 14 aprile spicca la notizia del nuovo look di
luce previsto per la Basilica palladiana, in un articolo di Gian Marco
Mancassola.
<<
C'è il via libera al progetto definitivo per ridisegnare il sistema di
illuminazione intorno al monumento e nelle piazze che lo incoronano. La
delibera è stata approvata dalla giunta su proposta dell'assessore ai Lavori
pubblici Ennio Tosetto. Il preventivo prospettato ammonta a 600 mila euro.
IL
CONTESTO. Il piano è una tappa del lungo viaggio intrapreso dal Comune per restaurare
la Basilica e riqualificare il sistema della piazze che la circondano.
Un'operazione che finora ha potuto contare su un contributo extralarge della
Fondazione Cariverona, che ha elargito 15 milioni di euro. «I lavori di
restauro - si legge nella delibera approvata dalla giunta - sono in corso di
avanzata esecuzione». Quindi «si intravede come urgente la necessità di
procedere alla realizzazione dell'illuminazione del sistema delle piazze».
L'ILLUMINAZIONE.
Particolare accento è stato posto in fase di progettazione all'illuminazione.
Due sono gli obiettivi. Il primo: «La fruibilità e la sicurezza della
viabilità pedonale, eliminando le zone buie». Il secondo: «Evidenziare le
emergenze architettoniche, da raggiungersi illuminando la Basilica e le facciate
significative dei palazzi storici. In particolare questa realizzazione dovrà
essere molto curata dal punto di vista scenografico per evitare sia
l'appiattimento dei prospetti, sia un eccessivo contrasto tra superfici
troppo diversamente illuminate».
LA
STRISCIA LUMINOSA. Il piano assegna all'illuminazione della cupola un ruolo
di primo piano. «Le sorgenti luminose previste saranno tutte a luce bianca,
con elevato indice di resa cromatica ed elevata resa energetica; particolare
attenzione sarà posta nell'evitare l'inquinamento luminoso. Per illuminare la
grande volta di copertura in rame appena restaurata - si legge nella
relazione - si ipotizza una sorgente luminosa disposta in modo continuo lungo
le mondanature del tetto; questa "striscia luminosa continua" di
energia molto debole e regolabile per intensità, sarà schermata verso l'alto
e fornirà, quindi, solo una tenua luce radente sul rame. Si ritiene che
questa soluzione possa polarizzare l'attenzione dello spettatore».
I
PROIETTORI. Per l'illuminazione delle piazze e delle pareti degli edifici
saranno utilizzati proiettori equipaggiati con lampade di diversa potenza a
seconda dell'oggetto da illuminare».
I
lavori previsti sono già stati approvati dalla Sovrintendenza ai Beni
architettonici. Il progetto prevede un importo di 600 mila euro e sarà
presentato dal Comune alla Fondazione Cariverona richiedendo un nuovo
finanziamento>>.
C'è
da sperare che la nuova illuminazione risponda completamente alla legge
veneta ora in vigore. Sul Giornale vi è lo spazio per le
osservazioni dei lettori
(a
cura di s.t.)
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La
Bandiera di Venetostellato 2009.
In data odierna, è stato
contattato dal segretario di VenetoStellato Roberto Biondani, un responsabile
dell’illuminazione pubblica dell'Agsm di Verona, per conferire la Bandiera di
Venetostellato 2009 come già convenuto all'assemblea Generale di Nove il 31
gennaio scorso.
L'Agsm di Verona gestisce per il
Comune oltre 50.000 impianti di illuminazione pubblica e già dal
1997, come richiesto dalla legge 27 giugno 1997 n°22, applica quanto
previsto in base i criteri dell'allegato C, in
perfetta conformità alla legge stessa, e in questi
anni verificato.
A presto l'incontro con il
Presidente dell'Agsm per la consegna del Gagliardetto di Venetostellato, in
concomitanza alla giornata organizzata dalla Trasmissione di
Radio2 Caterpillar: M’illumino di meno 2009.
S.T.
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IL GIORNALE DI VICENZA, martedì 09/12/2008.
IL CASO. Le associazioni di astrofili protestano contro gli impianti di
illuminazione del parco
Inquinamento luminoso con i fari della Favorita
di Luigi Centomo
Splendido il parco della Favorita, ma gli impianti di illuminazione non sono
a norma e già hanno mostrato i propri limiti, non senza qualche rischio
per gli entusiasti utenti e frequentatori serali del parco da poco aperto al
pubblico.
A segnalare che nell'area sono presenti impianti di illuminazione pubblica
fuori regola, «che violano palesemente le norme esistenti in materia di
inquinamento luminoso, come stabilito dalla legge regionale 22/97», è Carlo
Negri, referente di zona di Veneto Stellato e vice presidente di Cieli
Perduti, associazione valdagnese che gestisce l'osservatorio di Marana e che
svolge attività nel settore dell'astrofilia, coinvolgendo cittadini e
scolaresche.
Faceva parte del Dopo lavoro aziendale Marzotto ma, dopo lo sfratto, si è
resa autonoma mantenendo comunque il legame con Valdagno.
La protesta è stata messa nera su bianco, con un esposto indirizzato al
sindaco, Alberto Neri. «Gli impianti installati nel parco pubblico “Favorita”
- scrive Negri - sono costituiti da faretti a pavimento rivolti allo zenith
nei vialetti del percorso, tra gli alberi ed a fianco delle scalinate. Si fa
presente, inoltre, che l’impianto risulta pericoloso per l’incolumità
pubblica in quanto, così installato, abbaglia i frequentatori del parco, non
permettendo l’ottimale visione degli scalini, in particolar modo nella fase
di discesa dalla gradinata principale».
Proprio come avvenuto in una delle serate successive all’inaugurazione ed
all’apertura al pubblico del parco: per evitare che le persone, arrivate per
un'osservazione della volta celeste, fossero abbagliate con il rischio di
ruzzoloni lungo la gradinata, gli specialisti di Veneto Stellato erano stati
costretti a coprire i faretti a pavimento con una certa quantità di ghiaia.
Il presidente Negri ha invitato il Comune a verificare quanto segnalato e, di
conseguenza, a far sì che vengano ripristinate condizioni di sicurezza,
nonché che siano rispettate le norme in materia.
A questo proposito, come stabilito dalla legge, Veneto Stellato ha chieso «di
partecipare ad ogni procedimento di scelta tecnica e di essere
tempestivamente informata di ogni atto e documento, anche istruttorio,
adottato dall’Amministrazione» .
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Sossano - Il Giornale
di VICENZA
Martedì 21 Ottobre 2008
SOSSANO. Il sindaco cerca la collaborazione dei Comuni limitrofi Lampioni
nuovi gratis e a basso consumo
di Claudia Milani
Lampioni nuovi a basso consumo energetico in ogni via del paese. Il
tutto senza spendere un euro. È questo l’obiettivo dell’amministrazione
di Sossano che, proprio in questi giorni, ha preso contatti con “Energie e
infrastrutture - en.in esco” del Gruppo ICQ, lo
stesso che ha realizzato il primo, enorme impianto eolico del Veneto, a Badia
Calavena, in provincia di Verona.
Benché proprio in questi giorni l’Esco Berica abbia
iniziato a muovere i primi passi con l’approvazione dello statuto da parte
dei diciotto centri coinvolti, il sindaco Giuseppe Cavallaro preferisce non
perdere tempo prezioso.
«Credo che ci vorrà ancora tempo prima che questa
“energy saving company” diventi effettivamente operativa - spiega infatti -
quindi perché, nel frattempo, non cercare di concretizzare qualche utile
progetto, magari coinvolgendo i paesi limitrofi?»
Attualmente, per l’illuminazione pubblica, Sossano spende circa 50mila euro
all’anno; con il nuovo impianto si potrebbe risparmiare fino al 60%. La
soluzione consiste in fornitura, installazione e
manutenzione del sistema di telecontrollo dei punti luce sparsi in
tutto il paese. L’unico ostacolo, almeno per ora, viene dal numero di
lampioni. Sossano, complessivamente, ne ha solo mille, ma l’azienda ne
richiede un minimo di cinquemila. «Crediamo nella validità di questo progetto
- conclude il primo cittadino - quindi pensiamo
d’interpellare i comuni limitrofi». Oltre ad avere un
impianto nuovo, l’amministrazione potrebbe contare su manutenzione gratis e
su lampioni che, dopo dieci anni, diverrebbero di sua proprietà. Non
solo: i soldi annui risparmiati andrebbero divisi tra le due parti,
concordando prima in che percentuale.
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Da L'ARENA di
Verona del 24 agosto 2008 pag. 29
LA SOLUZIONE. Il Veneto vanta una legge
all’avanguardia, ma non è applicata:
eppure basta poco per risparmiare
No all’inquinamento luminoso e impianti a basso consumo
Tutelare l’ambiente e risparmiare garantendo sicurezza si può: «Non
serve spegnere la luce, basta illuminare meglio». Pochi lo sanno ma il
Veneto è stata la prima regione, nel 1997, a promulgare una legge
sull’argomento: peccato che da allora si stia ancora attendendo la stesura
dei regolamenti ai quali pubblico e privato si sarebbero dovuti attenere. «Il
Pat, nuovo strumento
urbanistico intercomunale, affronterà anche questo tema con norme precise. Il
Comune», ha detto il sindaco Dal Cero, «ha contattato alcune ditte per la
sostituzione degli impianti di illuminazione con quelli a basso consumo».
Luca Zaggia, componente di Veneto Stellato, ha confermato: «In cinque anni,
col risparmio, il nuovo impianto si ripaga. Ci sono anche ditte che rifanno
la rete della pubblica illuminazione a costo zero per i Comuni ma tenendosi
proprietà, e risparmio, per 10 anni».
Il problema della Val d’Alpone sta nelle parole di Luigi Giarolo,
«gastrofilo»: «Da Campofontana in giù l’orizzonte non è stelle, ma una
continua linea luminosa». E’ così dappertutto, anche se l’osservatorio di
Cattignano dovrebbe godere di una fascia protetta, prevista per legge dai 10
ai 25 chilometri a seconda della natura dei siti. Il danno, secondo i
GASTROFILI, è immenso, «perchè l’inquinamento luminoso può propagarsi fino a
300 chilometri».
Inquinare vuol dire «illuminare il cielo», ha detto Zaggia, «cioè un’idiozia
per di più costosa». Tra buio e spreco la soluzione si chiama «cappello del
prete», cioè i lampioni con la calottina. «La luce la mandano solo dove
serve, e se sono posizionati bene, ne basta uno ogni 40 metri. Le palle
luminose illuminano solo verso l’alto», ha aggiunto Zaggia. Basta fari
sparati verso il cielo, servono lampioni col "cappello" o fari
inclinati e con vetro piano: «Su 60 metri di strada l’impianto a palle (costo
20 mila euro) dà efficienza del 56 per cento, resa del 50 e perdita di 250
euro l’anno. Quello con lampade a calottina costa massimo 9 mila euro, rende
l’80 per cento e perde 96 euro».
Fa differenza anche la potenza: «Più si illumina, meno ci si vede, è
l’abbagliamento. La luce sufficiente in centro è quella che mi permette di
leggere il giornale, ma se il centro sembra un casello autostradale, quando
mi sposto in una via defilata e illuminata mi sento al buio. Basta poco per
sposare risparmio e sicurezza».P. D.C.
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Da L'ARENA di
Verona del 24 agosto 2008
SAN GIOVANNI ILARIONE. Il Comune ha ridotto la pubblica
illuminazione nel capoluogo mentre le frazioni sono al buio
articolo
di Paola Dalli Cani
San
Giovanni Ilarione rimane quasi al buio, di notte, per contenere le spese di
energia. Da qualche giorno la Giunta del sindaco Domenico Dal Cero ha deciso
di spegnere, da mezzanotte alle sei del mattino, l’illuminazione pubblica
nelle frazioni e di razionare, riducendo il numero di punti luce accesi,
anche l’illuminazione del capoluogo dalle dieci di sera: «La spesa dei
consumi per l’energia elettrica è in costante aumento, le entrate sono in
caduta libera e non ci si sta più dentro», spiega il primo cittadino.
Tutto
è legato alla difficile situazione delle casse comunali: «Il mattone fermo
che non garantisce risorse da oneri di urbanizzazione, trasferimenti che sono
un ricordo, l’Ici che ha incassato lo Stato e le tariffe che volano: non
potevo fare altrimenti», ammette. E spiega che questo provvedimento servirà a
monitorare i consumi e a trovare soluzioni «low cost», cioè a basso costo,
dall’uso di lampadine intelligenti a sistemi di illuminazione che
garantiscano il contenimento dei consumi, dalla riduzione della potenza di
luce erogata e così via.
In
paese il malcontento serpeggia, soprattutto perchè nessuno si è dimenticato
che, giusto un anno fa, l’emergenza ilarionese si chiamava furti in
abitazione: «Prima il Comune chiede contributi per il potenziamento della
pubblica illuminazione, presentando la richiesta come intervento per la
sicurezza, e poi spegne i lampioni», dice qualcuno. Qualcun altro, che era
presente, ricorda come proprio per discutere di sicurezza e per avere
consigli preziosi, l’anno scorso il Lions club Valdalpone organizzò una
serata pubblica dedicata al tema. «L’illuminazione venne presentata dai
carabinieri come uno dei sistemi più semplici per scoraggiare i ladri: adesso
che si fa?».
Domenico
Dal Cero pare stupito delle contestazioni: «In Comune non è venuto nessuno a
lamentarsi, caso mai qualcuno mi ha fermato per strada e quando ho spiegato
che sono stato costretto a prendere questa decisione, ha capito e condiviso».
Che
tagliare le spese sia diventato lo sport ilarionese lo dimostra anche il
provvedimento con cui sono stati rescissi i contratti telefonici dei
cellulari in uso in Comune: due utenze all’ufficio tecnico, due agli operai
del Comune, due alla polizia municipale e i due che utilizzavano l’assessore
alla cultura Augusto Gambaretto e il vice sindaco Thomas Pandian:
«Provvedimento previsto dalla Finanziaria», dice quest’ultimo se si ipotizza
che anche questo taglio si sia reso necessario per racimolare qualche migliaio
di euro. Prima di questa sforbiciata, erano stati chiusi altri due cellulari,
ma in quel caso a due operai passati in carico a Acque Veronesi.
Stando
alle ultime bollette annuali, comunque, con l’azzeramento dei cellulari del
Comune si risparmieranno tremila euro l’anno.
Intanto
il paese è al buio, e gli unici che potrebbero festeggiare sono gli
appassionati delle stelle: di recente il gruppo Gastrofili, associazione che
ha sede a Cattignano, aveva organizzato una serata pubblica sull’inquinamento
luminoso spiegando che la volta celeste è un bene da tutelare, soprattutto in
luoghi, come a San Giovanni, dove sorgono osservatori: non fosse per le
bollette, verrebbe da pensare che il Comune li ha presi in parola.
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Vittorio Veneto (dal Gazzettino del14 giugno 2008)
Maxi insegne pubblicitarie, Il Carroccio fa marcia indietro
La Lega fa retromarcia sulla proposta di modifica del piano
comunale degli impianti pubblicitari. Colpo di scena verso la fine del
consiglio comunale di giovedì scorso, che stava discutendo la variante numero
2 al piano generale degli impianti pubblicitari. Una proposta che ha ben
presto iniziato ad insospettire l'opposizione di centrosinistra:
"L'amministrazione ha proposto di concedere ai negozi con una superficie
superiore ai 2500 metri quadrati di vendita, situati in città, la possibilità
di installare insegne grandi fino a 50 metri quadrati (oggi il limite è molto
più basso, ndr), con tanto di licenza di fare arrivare l'insegna ben oltre il
livello del tetto del negozio - spiega Adriana Costantini (Sd) - oltre ad
essere pesante in termini di inquinamento luminoso mi è
parso un provvedimento "ad personam", pensato per il nuovo
supermercato che sorgerà in via Matteotti, a San Giacomo, e che è già in
avanzato stato di costruzione". Opinione simile l'hanno avuta altre
forze di opposizione, tra cui il Pd. Dopo le proteste dell'opposizione, la
stessa Lega ha ricordato che in Regione sta per essere discussa una proposta
di legge del Carroccio sui limiti di inquinamento luminoso ,
motivo per il quale potevano emergere "interferenze" con la
variante vittoriese. La proposta è stata quindi ritirata. Scartata l'ipotesi
di riproporre l'argomento nel consiglio convocato per giovedì 19, se ne
riparlerà probabilmente in piena estate.
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Dal GAZZETTINO dell' 8 maggio 2008 - Segusino
(TV)
Immobili pubblici, il Comune pensa al fotovoltaico
La
decisione dell'amministrazione comunale di spegnere le luci del campanile è
ritornata in consiglio comunale nell'ultima seduta. Questa volta, non per
polemiche, ma per una lettera scritta da Silvano Tocchet, segretario di
Venetostellato, il coordinamento regionale contro l'inquinamento luminoso ,
che, dopo aver letto la notizia sulla stampa, ha pensato di inviare un
messaggio di stima al sindaco Guido Lio. Il primo cittadino ha riferito,
quindi, in consiglio il contenuto del testo. Oltre alle parole positive verso
l'amministrazione, Tocchet ha fornito dei suggerimenti inerenti il risparmio
energetico, che potrebbero risultare utili anche ad altri sindaci. «Esiste in
Veneto - scrive Tocchet a Lio - una legge regionale, la numero 27 del giugno
1997, che obbliga gli impianti di pubblica illuminazione ad avere a corredo
un progetto illuminotecnico (in quanto devono essere rispettati i parametri
di luminanza ed illuminamento previsti dalle Norme Uni- allegato C par. 2È) e
impedisce agli apparecchi illuminanti di disperdere oltre il 3\% del flusso luminoso . Se
gli impianti fossero progettati con questi criteri, nel suo comune
probabilmente si potrebbe risparmiare dal 30 al 50\% di energia elettrica,
pur rispettando le norme vigenti". E a fronte di un bilancio comunale
che la maggioranza continua a definire in termini drammatici, Lio si è
dichiarato soddisfatto del consenso manifestato da Tocchet. L'amministrazione
comunale sta studiando, comunque, la possibilità di ricorrere al fotovoltaico
per gli immobili pubblici.
Maria Pia Simonetto
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Dal Gazzettino del 3
aprile 2008 - L'amministrazione comunale di Segusino spegne l'illuminazione
della torre campanaria
L'amministrazione comunale di Segusino ha spento la luce della torre
campanaria. Nell'ambito di una serie di tagli pesanti e diffusi e in
un'ottica di forte contenimento della spesa, il gruppo di maggioranza ha
ritenuto opportuno fare questa scelta che, inevitabilmente, ha suscitato
qualche polemica.
«Nel 2007 - spiega il sindaco Guido Lio - per l'illuminazione del campanile
il Comune ha speso 2.538,34 euro, più o meno 400 a bolletta. Ora, data la
situazione finanziaria del Comune, dobbiamo cercare di fare economia in tutti
i settori dove è possibile farla».
L'argomento è stato affrontato anche nel corso dell'ultima seduta del
consiglio comunale, durante la quale sono state riferite alcune critiche da
parte dei cittadini in merito a questo provvedimento.
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Se la luce inquina paga l’Amministrazione.
Dal IL SOLE 24 ORE
apprendiamo che “Sono risarcibili anche i danni da inquinamento
luminoso”. Lo ha stabilito la Cassazione (la 3^sezione con la
sentenza n° 3130 dell’8 febbraio 2008) che ha accolto il ricorso di un
imprenditore agricolo che aveva chiesto il risarcimento dei danni subiti per
la perdita della produzione del suo fondo a seguito di alterazione della
“fotosintesi vegetale” prodotta dalle lampade di illuminazione collocate
dall’ANAS lungo la Via Aurelia confinante con il suo fondo.
Si tratta di una sentenza
importante che permette di vedere sotto una nuova angolazione
situazioni simili, spesso ricorrenti anche dove sono in vigore leggi
regionali sull’inquinamento luminoso.
La Cassazione ha dunque ribaltato
l’orientamento dei giudici di merito i quali avevano inizialmente respinto la
domanda di risarcimento assumendo che la responsabilità ex art. 2043 del
Codice civile sarebbe stata configurabile in capo all’ANAS solo ove fosse
stato dimostrato che le modalità e le caratteristiche dell’opera erano
“esorbitanti rispetto alle sue finalità”.
La Corte sostiene che sia
necessario verificare l’esistenza di accorgimenti tecnici che possano rendere
meno invasiva l’opera pubblica, nel rispetto della regola del “neminem
laedere” per cui la Pubblica Amministrazione è tenuta ad
adottare tute le misure necessarie a impedire che l’opera arrechi al privato
un danno ingiusto.
Nell’articolo a firma di Paola
Maria Zerman si legge che “……. la discrezionalità e conseguente
insindacabilità da parte del giudice ordinario dei criteri coi quali
l’Amministrazione realizza un’opera pubblica trovano un limite nel dovere di
osservare le leggi che reggono tale attività e in più le comuni norme di
diligenza e prudenza poste a tutela non solo dell’incolumità dei cittadini,
ma anche del loro patrimonio che , nella fattispecie, costituisce espressione
dell’attività imprenditoriale del privato ..…”.
L’inosservanza di tali norme
comporta la responsabilità dell’Amministrazione per i danni arrecati a terzi
anche se l’opera abbia perseguito il fine pubblico per il quale è stata
progettata e realizzata.
Deve essere essere quindi
accertato dal giudice ordinario e verificato che vi siano:
a)
la sussistenza di un evento dannoso;
b)
la qualifica del danno come ingiusto perché
lesivo di un diritto del cittadino;
c)
la riferibilità del danno a una condotta
dell’Amministrazione;
d)
l’imputabilità dell’evento dannoso alla
Pubblica Amministrazione perché in violazione delle norme tecniche e di
diligenza e prudenza..
Nel corso del processo la
consulenza tecnica aveva accertato l’errato posizionamento delle lampade e
l’eccesso di luminosità dell’originario impianto di illuminazione sostituito
dopo poco tempo dal completamento dell’opera, circostanze dalle quali la
Cassazione ha dedotto la violazione colposa delle regole di cautela che
regolano gli impianti di illuminazione con conseguente obbligo di
risarcimento dei danni provocati.
A escludere la responsabilità
per danni della Pubblica Amministrazione nella costruzione di un’opera
pubblica non è quindi sufficiente la “congruità della stessa con il
fine pubblico da soddisfare” (nel caso in oggetto l’illuminazione
della strada), ma l’adozione di quei requisiti tecnici volti a evitare danni
a terzi.
(tratto da IL SOLE 24
ORE)
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Illuminazione
pubblica (dal Gazzettino del 16 gennaio 2008)
Inquinamento
luminoso, Fregona punta alla bandiera di Venetostellato
Anche Fregona s'illumina
di meno. Non in occasione dell'ora e mezza di luci spente organizzata per
ieri venerdì dalla trasmissione Caterpillar, ma con un'iniziativa meno
vistosa ma di più duraturo effetto. Il consiglio comunale di martedì 19 alle
20.30 ha infatti come quinto punto all'ordine del giorno l'approvazione del
"regolamento per il miglioramento dell'illuminazione pubblica e privata
esterna attraverso il contenimento del consumo energetico e l'abbattimento
dell'inquinamento luminoso". Spazio quindi alle lampade basso consumo e
stop a quelle che puntano verso l'alto, sprecando inutilmente luce.
"Intendiamo
gradualmente cambiare tutta l'illuminazione pubblica non a norma" spiega
il sindaco Giacomo De Luca. "Se sarà approvato il regolamento Fregona
otterrà, unico comune in tutto il Veneto, la bandiera arancione di Veneto
Stellato", annuncia Silvano Tocchet, presidente dell'associazione
Astrofili di Vittorio Veneto. La bandiera è il premio che Veneto Stellato
consegna ai comuni che mostrano sensibilità contro l'inquinamento luminoso:
l'anno scorso la vinse Colle Umberto, assieme ad altri tre comuni veneti. Lo
stesso Tocchet ha collaborato con l'amministrazione per la redazione di
questo regolamento, che segue un modelllo base proposto dalla stessa Veneto
Stellato.All'ordine del giorno del consiglio comunale anche la variante
urbanistica necessaria per la struttura polivalente da realizzare vicino allo
stadio. "Una parte sarà già pronta a ottobre, in occasione delle sagre
(di Fregona e Osigo)", garantisce De Luca.
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Da La Stampa, articolo di Piero Bianucci, relativo al meteorite
del Perù:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=49&ID_articolo=107&ID_sezione=72&sezione=
"E a
proposito di buio, l’ultima nota riguarda proprio la sempre più violenta
aggressione dell’inquinamento luminoso. L’astrofilo di Alessandria Giancarlo
Gotta, riprendendo una segnalazione di www.cielobuio.it mi segnala che il
professor Soardo continua a far danno con le sue dispense per il corso ai
tecnici della Provincia di Torino (vedi il sito stesso), mentre in provincia
di Alessandria si moltiplicano i laser sparati verso il cielo. Scrive Gotta:
“prima stavo combattendo il faro rotante del "Bingo" di
Alessandria, ora la Space Cannon viene addirittura ospitata in uno stand di
"Ecolavori", manifestazione patrocinata da Comune e Provincia di
Alessandria e dalla Regione Piemonte dopo aver appena finito di commemorare
il proprio titolare non con fiori e opere di bene ma con fari che illuminano
il cielo fino all'Astigiano ("La Stampa", Alessandria, 9 agosto
2007). Ovviamente si è portato all'interno di "Ecolavori" un bel
faro rotante che sta inondando il cielo sopra Alessandria di altra luce: e
ciò grazie a una manifestazione che dovrebbe promuovere le fonti di energia rinnovabili”.
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LA NOTTE NERA
LAMPIONI SPENTI E SOLO CANDELE, ASIAGO LANCIA LA 'NOTTE
NERA' (fonte Agenzia ANSA)
ASIAGO (VICENZA) - Una città di montagna al buio, illuminata solo da
centinaia di candele, animata da trampolieri e balletti aerei: così si è
presentata con successo ieri sera Asiago, capoluogo dell'Altopiano dei Sette
Comuni, per la prima edizione della Notte Nera, manifestazione in
controtendenza rispetto alle inflazionate 'notti bianche'. Il concetto di
partenza è analogo: godere della notte e delle sue suggestioni; ma l'appeal
in questo caso, per abitanti e turisti, é stata possibilità di vivere Asiago
com'era un tempo, prima dell'illuminazione elettrica, con il buio rotto solo
dalle luci fioche delle candele.
Una situazione ideale per gli astrofili, che ad Asiago, con l'osservatorio di
Cima Ekar, hanno una delle loro capitali. La Notte Nera è stata infatti anche
un messaggio contro l'inquinamento luminoso, che limita sempre più la
possibilità di osservare la volta stellata. Asiago per una notte è tornata
indietro nel tempo, spegnendo a partire dalle 20.30 tutta l'illuminazione
pubblica del centro e delle vie adiacenti. Contemporaneamente sono state
accese centinaia di candele lungo le strade e sui marciapiedi.
La gente si è riversata in piazza, dove si esibivano trampolieri, che
eseguivano giochi pirotecnici, e ballerine che sulle pareti della torre
civica del municipio, legate e sospese nel vuoto, si esibivano in numeri di
'danza verticale'. In piazza del Duomo, grazie ad un maxi schermo in
collegamento con l'Osservatorio astronomico, il pubblico ha potuto godere
invece delle immagini delle stelle e degli altri oggetti della volta celeste
estiva.
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(Dal Giornale
di Vicenza)
Una città buia e oscurata, illuminata dai fuochi
degli artisti di strada e dalle candele portate in piazza
dall’organizzazione. Suggestione a cielo aperto.
Ha avuto un successo insperato dagli stessi organizzatori la manifestazione
“La Notte Nera”, ideata dal consigliere Carlo Arduini ed organizzato in
collaborazione con il Comune di Asiago e la Pro Loco.
L’evento che si è svolto nel centro di Asiago sabato sera, aveva un duplice
obbiettivo, richiamare i turistiche ancora soggiornano in Altopiano e
sensibilizzare le persone a combattere l'inquinamento luminoso, che nega la
possibilità spesso di godersi lo spettacolo stellato.
È quasi un’immagine spettrale quello che accoglie chi arriva da fuori Asiago
vedendo «la più piccola ma più luminosa città d'Italia», come la definì
Gabriele D'Annunzio, completamente oscurata con tutta l’illuminazione
pubblica, e buona parte di quella privata, spenta.
Solo la luce data dalle centinaia di candele accese lungo le vie e le piazze
del centro illuminano il paese mentre prendeva inizio i vari spettacoli
preparati.
Prima una coppia di ballerine sospese dalla Torre Civica hanno deliziato le
migliaia di persone assiepate in Piazza Carli con evoluzioni aeree e
coreografie volanti sulle note di un sassofono. Poi lungo il Corso IV
Novembre saltimbanchi e trampolieri hanno divertito grandi e piccoli con le
loro performance e giochi pirotecnici, in spettacoli che hanno ricordato la
più celebrata festa buskers di Ferrara, animando piazze e strade per il
divertimento di tutti. Poi dal maxi schermo in collegamento con l’Osservatorio
astronomico di Asiago allestito sul sagrato del Duomo, astronomi
dell’Osservatorio hanno guidato i presenti nell’osservazione del cielo reso
nitidissimo dall’oscuramento delle luci artificiali che tanto disturbano
l’osservazione da parte degli studiosi.
«Voglio esprimere un sentito ringraziamento per l’adesione in massa da parte
della cittadinanza e dei commercianti, che hanno risposto convinti al nostro
invito a spegnere le luci artificiali, contribuendo a creare un’atmosfera
magica in tutta la città», ha dichiarato l'assessore al Turismo, Roberto
Rigoni.
«Un’iniziativa accolta con grande entusiasmo da parte di tutti, sicuramente
da riproporre l'anno prossimo». O magari già quest’inverno con la neve
suggerisce il consigliere Arduini in un sussurro per non sciupare la magia
creata dalla Notte Nera.
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Fonte Gazzettino 25 agosto - Asiago
Se in molte località italiane e anche del Nordest impazza la
moda delle notti bianche, Asiago viaggia in controtendenza proponendo la Notte
Nera . Anziché riempirsi di luci, stasera, nel centro del capoluogo
altopianese e nelle contrade, verrà spenta l'illuminazione artificiale per
creare un'atmosfera magica e suggestiva. L'obiettivo è quello di
sensibilizzare l'opinione pubblica sulle problematiche dell'inquinamento
acustico e luminoso. Proprio in Altopiano, una decina d'anni fa, finì davanti
al Giudice di pace, si registrò il primo caso in Italia di inquinamento
luminoso dopo la denuncia dell'Osservatorio astronomico nei confronti di un
locale che con le luci disturbava la visione notturna degli astronomi.
Stasera il centro di Asiago si presenterà illuminato soltanto da
fiaccole e luci non elettriche. Nelle piazze e nelle vie si svolgeranno vari
spettacoli e dalla centralissima Piazza Carli si osserveranno le stelle in
collegamento diretto con l'Osservatorio astronomico.
Il programma della Notte Nera è il seguente: alle
20.30 spegnimento delle luci del centro e delle principali vie adiacenti;
alle 21 accensione dei candelabri collocati ai giardini, nelle vie cittadine
e nei negozi; alle 21.30 inizio spettacolo di danza verticale sulla Torre
Civica del municipio di Asiago; alle 22 inizio osservazione delle stelle da
piazza Carli; alle 23 inizio della seconda parte del balletto verticale sulla
Torre Civica del municipio, mentre per le vie del centro i trampolieri si
esibiranno in spettacolari giochi di fuoco.
Proprio per rendere l'evento il più suggestivo possibile
l'Amministrazione comunale ha invitato i commercianti e tutta la popolazione,
anche con l'ausilio di volantini, ad aderire all'iniziativa, tenendo spente
le luci elettriche fino alla conclusione della serata, prevista intorno mezzanotte
. Mai come in come occasione alla Notte Nera di Asiago c'è
davvero il bisogno di tutti.
Luca Pozza
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Lettera di Luca Zaggia (Segretario
di VenetoStellato) al Sindaco di Venezia Massimo Caciari
le scrivo dopo aver letto la sua
intervista al Corriere in tema di illuminazione di monumenti ed edifici
pubblici. Nella suddetta intervista lei stesso auspica l'adozione di
strumenti normativi atti a regolamentare la diffusione dell'assurdo fenomeno
della sovrailluminazione e degli sprechi ad esso connessi.
La Regione Veneto ha una legge che
ben si guarda dal fare applicare e nel comune da lei amministrato
innumerevoli sono le violazioni. A seguito di una denuncia sull'impianto di
illuminazione del parco di San Giuliano era partito, grazie
all'interessamento di suo fratello allora assessore un tavolo tecnico per
l'adozione di un piano dell'illuminazione del comune di Venezia. Dopo la
pausa elettorale (diversi mesi) il tavolo aveva ripreso le sue attività con
l'assessore Fincato. Dopo una prima riunione la cosa si è arenata e non se ne
è più saputo nulla.
Vista la sua sensibilità torno a
chiedere, questa volta direttamente al primo cittadino, è possibile che
si riprenda la discussione e che si veda entro tempi
ragionevoli l'adozione di questo provvedimento? La ringrazio tantissimo,
Luca
Zaggia.
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Riportiamo
l'intervista a Massimo Cacciari del Corriere della Sera del 18 aprile 2007 e
(sopra) la lettara di Luca Zaggia.
Se la luce diventa ossessione
Il sindaco filosofo e l'ansia da illuminazione globale:
«E' lo specchio della crisi di identità delle metropoli»
La
luce è ciò che rende visibili tutti gli enti, e quindi anche noi stessi e il
mondo. Per questo motivo, la luce è all’origine di molte spiegazioni
religiose e scientifiche sulla nascita dell’universo. Per questo il mondo
cerca di restare sempre acceso e per questo rischia di danneggiare le proprie
risorse energetiche.
Se Aristotele scriveva nel «De Anima» che
«la luce rende i colori che sono in potenza in atto», il filosofo- sindaco
Massimo Cacciari, architetto honoris causa dall’università di Genova, accende
la luce sul tema su un’età antecedente quella del filosofo greco.
«Il tema della luce domina la cultura filosofica e le tradizioni religiose,
non solo europee, sin dall’inizio. Basti pensare al ruolo simbolico che la
luce svolge nella Genesi, nella filosofia greca e nel platonismo, dove
aspetti religiosi e filosofici si fondono. In questi contesti emerge in un
duplice aspetto. Una dimensione è quella per cui la luce è condizione
generale dell’apparire, e quindi un Inizio sovraessenziale dove non è
l’elemento dell’apparire bensì la condizione dell’apparire stesso. In secondo
luogo, la luce emerge anche come ciò che noi vediamo, tanto che Euripide
diceva "dolce è vedere la luce"».
È sia potenza che atto, insomma?
«Diciamo che la luce è così articolata: la lux è il sovraessenziale (il Sole
del sole); il sole è il lumen che si moltiplica nei raggi. Quando la luce è
oggetto della visione, parliamo di lumen . Lux, lumen , radium e splendor
sono le articolazioni della luce».
Dunque la luce, nella sua rticolazione in
raggi è anche elemento di congiunzione tra Oriente e Occidente, almeno
attraverso il più celebre trattato di Al Kindi, il «De Radiis». E in entrambe
le tradizioni è segno di potere, basti pensare al ruolo che assume la luce
nel «Paradiso» di Dante...
«La luce rappresenta il potere divino perché è scritto nel
"Vangelo" di Giovanni, che riprende il tema biblico di Dio come
luce. Dio è lux, il figlio è lumen . L’analogia tra padre e figlio dominante
nell’iconologia cristiana fa riferimento alla luce. La lux, creando, diventa
lumen e i raggi sono le creature, i raggi sono la molteplicità. Questo è
l’universo teofanico ed è anche la descrizione della luce come sistema di
potere e diffusione».
Poi la luce, nella tradizione occidentale,
diventa elemento di progresso, sino ad arrivare all’uso dell’energia e alla
prima abitazione privata illuminata nel 1880.
«La storia della luce si accompagna a quella della scoperta scientifica fin
da subito, già dalla ricerca copernicana e poi con l’Illuminismo, che vuol
dire appunto rischiaramento ».
Questa descrizione è valida ancora oggi?
Paul Virilio parla di luce come simbolo di potere per le città...
«Certamente. La luce è in tutta la tradizione un simbolo di onnipotenza. È
l’Uno da cui tutte le differenze provengono e in cui tutte le differenze
tendono a risolversi. C’è una forte carica identitaria nella luce!
L’ossessione della città illuminata — quasi una Gerusalemme celeste in terra
— è una ossessione di omnivisibilità dominate oggi. Ed è una interpretazione
unilaterale, perché i raggi sono, invece, differenza e molteplicità. E questo
lo dice bene Hegel in un passaggio della "Fenomenologia dello
Spirito" quando critica la luce come sostanzialità priva di forma. Hegel
è contro l’idea di un tutto illuminato. Dice no all’omnidominanza della luce.
La luce deve decomporsi nei raggi se vuole la vita, la luce deve sacrificarsi
per far apparire il molteplice della vita».
Anche oggi l’uso della luce per illuminare
i monumenti di una città o di un paese rappresenta un consumo identitario?
«Sì. L’ossessione della luce è sintomo di un’ansia, di uno stress da
sradicamento. Si pensa di superare questa situazione di sradicamento
esistenziale e di perdita identitaria in modo semplice e unilaterale:
accendendo la luce in città, come si fa in casa. Poiché non so chi io sia, e
chi sia l’altro, anziché accettare il gioco del chiaroscuro, dei raggi, si
pensa che basti accendere la luce. E così i cittadini chiedono ai sindaci di
far luce in città anche di notte, e non una luce plurale, modulata,
metaforicamente e di fatto. Basta che sia luce».
Anche l’architettura del Novecento, specie
con Le Corbusier, diventa un'arte in costante rapporto con la luce...
«Adolf Loos resta, secondo me, uno degli ultimi architetti del chiaroscuro,
del collegamento tra interno/esterno, luminoso/segreto. L’interno non deve
trasparire fuori, per Loos. Poi, certe utopie alla Bruno Taut, o la
cosiddetta architettura di cristallo, hanno piegato l’esperienza
architettonica verso la ricerca della pura luce. Da qui il trionfo
dell’architettura di vetro nel Novecento. L’architettura di vetro è più
rassicurante, ma è l’architettura dell’utopia».
Ed è anche quella dei consumi, il grande
tema di oggi. Guardando il mondo dal satellite lo si vede tutto illuminato.
Il settore dell’illuminazione domestica non è il settore che più incide sui
consumi di elettricità, ma ha la sua importanza: in Italia, la quota annua di
energia elettrica destinata a tale uso è superiore ai 7 miliardi di
kilowattora. Così tanto che chi gestisce la rete di trasmissione elettrica ha
attivato il meccanismo dei clienti interrompibili.
«L’architettura della luminosità è stata anche quella di colossali sprechi
energetici. Per la realizzazione del regno della luce si sono moltiplicati i
lumina della città e creati grandi edifici con dispersioni di calore ed
energia. Si è abbandonata la logica vitruviana della firmitas , utilitas e
venustas ».
È un problema da risolvere in sede
legislativa?
«Io spero che sempre più si affermino norme che costringano a una
considerazione attenta alla economicità nella costruzione di edifici e di
oggetti e norme gestionali che diventino più cogenti. E ciò vale per tutte le
politiche energetiche. Nel Sud Italia, ad esempio, qualsiasi nuovo edificio
dovrebbe essere dotato di attrezzature per autosufficienza energetica come i
pannelli solari».
E la sua Venezia, che nella pittura del
Settecento era la città della luce, ora è accesa o spenta?
«Più che della luce, era la città del colore che delira oltre ogni segno.
Quella di Venezia è sempre stata luce incarnata; non regno della luce! Anche
qui, oggi, in ogni calle vorrebbero più luce; è la psicologia della gente che
vuole ciò. Le persone sono inquiete e spaventate, perciò cercano
rassicurazione. Tutti noi cerchiamo disperatamente di vederci chiaro. E
pensiamo che basti un po’ di luce per vederci meglio».
Pierluigi Panza
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Comunicato Stampa
“I
COMUNI DI VENETOSTELLATO”
in collaborazione con
la trasmissione di Radio2 CATERPILLAR
“M’ILLUMINO DI MENO 2007”
16
febbraio - Giornata Internazionale del Risparmio Energetico
Anche
quest'anno Venetostellato aderisce alla Giornata Internazionale del
Risparmio energetico, premiando i comuni del Veneto che si sono distinti
per la sensibilità verso il problema dell'inquinamento luminoso e la corretta
applicazione della Legge Regionale n. 22/97.
Quest’anno i comuni premiati sono quattro: Colle Umberto, in provincia
di Treviso; Nove, in provincia di Vicenza; Teolo e Battaglia
Terme, in Provincia di Padova.
Il comune
di Colle Umberto da anni installa impianti di pubblica illuminazione
conformi ed anzi più compatibili ed economicamente validi rispetto a quelli
che normalmente rientrano nei limiti imposti dalla normativa regionale
veneta, allineandosi quindi alle prescrizioni degli strumenti normativi di
regioni come la Lombardia, l’Emilia Romagna e le Marche, che notoriamente
sono considerati fra i più avanzati addirittura nel panorama internazionale.
Il comune
di Nove che ha già sostituito oltre il 50% degli apparecchi
inquinanti, con apparecchi conformi alla legge lombarda (full cut-off), senza
incrementare, anzi riducendo, la potenza installata e conseguendo quindi un
sensibile risparmio (si pensi che la potenza utilizzata per illuminare le
strade dell’intero comune è pari a quella utilizzata dalle sole tre torri
faro che il Comune di Padova si accinge ad installare nell’area del casello
di Padova Est). Ha divulgato inoltre, in collaborazione con l'Unione
dei Comuni del Marosticense, 25.000 depliant informativi sulla corretta
applicazione della L.R. 22/97 colmando così una lacuna di informazione
lasciata dall’Amministrazione Regionale dieci anni orsono, e cioè dal momento
dell’approvazione della stessa legge.
Il comune di Teolo è il primo comune del Veneto a dotarsi di un
regolamento che va al di là dei parametri della legge veneta sposando i
criteri dei regolamenti più avanzati ed imponendo anche ai privati il
rispetto degli stessi. Questo comune, insieme a quello di Battaglia Terme,
si pone quale esempio di massima compatibilità ambientale anche in
virtù della sua appartenenza ad un’area naturale protetta, per la quale le
legge veneta prevede delle attenzioni particolari. In entrambi i comuni
si adottano apparecchi che consentono di annullare ogni dispersione inutile
indirizzando la luce verso la strada, ma anche di minimizzare il numero
di installazioni necessarie per illuminare correttamente un tratto stradale
salvaguardando comunque le norme di sicurezza.
Nelle strade di tutti questi comuni il comfort visivo per gli automobilisti
alla guida è notevolmente migliore di quello dei comuni in cui si usano
apparecchi inadatti quali, ad esempio, le sfere anche se
protette da schermature e altri artifici. Qualità dell’ambiente, risparmio
energetico quindi, ma anche e soprattutto maggiore sicurezza, tutte
caratteristiche che qualsiasi cittadino è in grado di apprezzare.
La
motivazione del riconoscimento è la seguente:
Per la
sensibilità dimostrata nei confronti della corretta applicazione della legge
regionale del Veneto n° 22 del 1997 sull'inquinamento luminoso
concretizzatasi con l'installazione di impianti di pubblica
illuminazione rigorosamente schermati e rispettosi dell'Ambiente, dei consumi
energetici e del Cielo Notturno.
Per queste ragioni Venetostellato ha deciso di istituire questo
riconoscimento, e così come esistono i “Ristoranti di Veronelli” da oggi
esisteranno i “Comuni di Venetostellato” un motto che significa
qualità dell’ambiente notturno e sicurezza.
La
simbolica Bandiera di Venetostellato verrà consegnata in concomitanza
con la Giornata Internazionale del Risparmio energetico organizzata dalla
trasmissione radiofonica di Radio2 CATERPILLAR alla quale Venetostellato ha
aderito insieme a Cielobuio, l’associazione che si prodiga a livello
nazionale per la diffusione e l'applicazione delle normative in materia di
inquinamento luminoso.
Tutti e
quattro i quattro comuni, insigniti del riconoscimento hanno aderito alla
iniziativa di Caterpillar organizzando specifiche iniziative di
sensibilizzazione e di educazione al risparmio.
L’associazione coglie l’occasione per invitare gli altri comuni del
territorio Regionale a segnalare i propri progetti di adeguamento alle norme
e risparmio energetico nel campo dell’illuminazione pubblica, in vista
dell’appuntamento del 2008, per il quale si conta almeno di raddoppiare il
numero dei riconoscimenti assegnati.
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DIFFIDA di VenetoStellato al
comune di PADOVA
Al Sig. Sindaco del Comune
di Padova
Flavio Zanonato
Palazzo Moroni
35100 Padova
All'Assessore all'Ambiente
Sig. Francesco Bicciato
All'Assessore ai Lavori Pubblici
Sig.ra Luisa Boldrin
e p.c. Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova
Via N. Tommaseo 55
35100 Padova
Nove, 29 agosto 2006
Oggetto: realizzazione dell'impianto di illuminazione nodo viario zona di
Padova Est.
La sottoscritta VenetoStellato, coordinamento regionale veneto contro
l'inquinamento luminoso, nella persona del suo Presidente Sig. Leopoldo Dalla
Gassa, espone quanto segue.
Con la presente si invita l'Amministrazione del Comune di Padova a non dare
seguito al progetto di illuminazione con torri faro a riflessione negli
svincoli del nodo viario in fase di realizzazione nell'area di Padova Est.
L'impianto, così come ci è stato descritto durante i recenti incontri con il
personale tecnico del Comune di Padova, risulterebbe costituito da quattro
torri faro di 40/44 metri di altezza, ognuna delle quali porta alla sommità
due vele, cioè pannelli riflettori di grandi dimensioni (4 X 4 metri) che
rimanderanno la luce inviata dal basso da un gruppo di proiettori per un
impegno energetico di 12 kW per ciascuna installazione ovvero 48 kW
complessivi. Si tratta di una quantità di energia ingiustificata per il tipo
di contesto, pari cioè al bilancio energetico del sistema di illuminazione
pubblica di un comune di 5000 abitanti. Questa osservazione è stata già fatta
al gruppo di esperti del Comune di Padova, ma sembra che si tratti di un
progetto irrinunciabile per l'immagine che la città vuole dare di sé al
visitatore che vi accede dall'esterno.
Oltre alla violazione dei principi della "buona amministrazione"
soprattutto con il fine di evitare sperperi del pubblico denaro (visto il
lamentarsi delle amministrazioni per i continui tagli dello Stato),
sottolineiamo - a nostro avviso- le altre violazioni alle norme e
provvedimenti regionali nonché leggi statali, che ostano a tale
realizzazione, e precisamente:
· L.R. 22/97, "Norme per la prevenzione dell'inquinamento luminoso",
art. 9, dal titolo: "Misure minime di protezione dall'inquinamento
luminoso degli osservatori astronomici", la quale detta alcune norme da
applicarsi fino all'entrata in vigore del PRPIL, commi 3° e 4°.
· L.R. 22/97, allegato C, comma 3: fissa il limite massimo di dispersione
luminosa consentito oltre il quale non è ammesso eccedere.
· L.R. 22/97, allegato C, comma 4: limitare l'uso dei proiettori ai casi di
reale necessità, in ogni caso mantenendo l'orientazione del fascio verso il
basso, non oltre i sessanta gradi dalla verticale.
· Deliberazione della Giunta Regionale n° 2301 del 22 Giugno 1998, al punto
4, recita testualmente: "è fatto obbligo ai suddetti Comuni, il rispetto
delle norme previste dall'art. 9 della L.R. n° 22/97 e l'adeguamento alle
stesse". Ciò riguarda tutti i Comuni quale il Vostro e ricadenti in
un'area di vincolo da un'osservatorio (si vedano allegati A e B della L.R.),
come indicato nell'elenco fornitoVi dalla Deliberazione di Giunta
sopracitata.
· Legge n° 10/91, per il "Risparmio Energetico". Non ci sembra che
ai fini dell'immagine, un comune possa utilizzare l'equivalente dei consumi
di uno stesso di 5000 abitanti per illuminare 600 metri. di carreggiata.
Nei suddetti incontri con esperti e rappresentanti della Giunta comunale, ci
era stata comunicata la disponibilità dell'Amministrazione a valutare scelte
alternative più compatibili e rispettose delle normative ambientali, ma sino
a questo momento non ci risulta sia stata segnalata alcuna alternativa,
mentre ci è stato invece riferito che l'Amministrazione avrebbe già dato
seguito al progetto che si troverebbe quindi in fase di realizzazione.
È nostra volontà proseguire nella contestazione di questo abnorme monumento
allo spreco e intendiamo informare i soggetti sopra elencati, che in mancanza
di un positivo riscontro da parte dell'Amministrazione Comunale riguardo
l'impianto in questione, inviamo la presente per conoscenza alla Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Padova, affinché l'Ill.mo Sig.
Procuratore possa valutare la violazione di condotte che possano avere
rilevanza penale.
Con la presente si diffida, pertanto, la realizzazione dell'impianto in
oggetto, nonché ad autorizzare in futuro l'installazione di corpi illuminanti
non rispondenti ai requisiti delle leggi precitate, comunicando che qualora
non siano posti in atto interventi immediati di adeguamento, sarà nostra cura
segnalare all'autorità competente eventuali inadempienze, in relazione
all'art. 328 del C.P. e comunque alla normativa penale generale.
Ringraziando tutti i destinatari per l'attenzione, chiediamo ai sensi della
Legge n°241/90, una risposta scritta entro 30 giorni e che ci sia comunicato
il nome del responsabile del procedimento amministrativo relativamente a
questa istanza.
Il presidente di VenetoStellato
Leopoldo Dalla Gassa
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Reykjavik
al buio, per guardare le stelle
L'amministrazione
locale ha deciso così, per incoraggiare le persone a stare a casa e fissare
il cielo
Leggiamo
sul Corriere della Sera (e ci permettiamo di riportarla sul sito) questa
significativa iniziativa alla pag web :
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/09_Settembre/28/islanda.shtml
REYKJAVIK (Islanda) In
teoria tutti siamo sotto lo stesso cielo, siamo d'accordo, ma ci sono cieli
più interessanti di altri nella pratica. Questione di punti di vista, ma lo
stesso sguardo sulla stessa distesa di stelle può risultare più suggestivo in
certi angoli del mondo. E' il caso dell'Islanda e in particolare di Reykjavik
dove, in occasione del festival cinematografico che inizia oggi,
l'amministrazione locale ha deciso di spegnere tutte le luci verso le 10 di
sera, un paio d'ore dopo il calar della notte, per almeno mezz'ora. Mentre,
sulla radio nazionale, un astronomo descriverà le stelle e altri fenomeni ai
250 mila abitanti della città più settentrionale del mondo.
Non solo le stelle
saranno protagoniste, ma anche alcuni eventi magici che accadono nei cieli
della capitale islandese, tra cui l'Aurora Boreale (che dura da pochi minuti
ad alcune ore ed è collegata alle tempeste magnetiche e all'attività solare)
e le strisce di colore della Pearl Cloud, letteralmente «nuvole perla»,
fenomeno meteorologico che trasforma i cumuli in una sorta di prismi che
scindono la luce nei colori primari.
A spiegare lo spirito
dell'iniziativa «Reykjavik al buio» è il famoso scrittore islandese Andri
Snaer Magnason: «Vogliamo insegnare ai cittadini la bellezza del cielo e
l'unico modo è spegnere le luci, per aumentare la capacità visiva ma anche
per raccogliersi in una concentrazione psicologica diversamente
irraggiungibile». Il buio che a volte fa paura, fin da bambini, altre volte
diventa fonte di ispirazione e terreno fertile per vivere la suggestione
magica della notte.
articolo di Emanuela Di
Pasqua - 28 settembre 2006
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IL PAPA
AMBIENTALISTA?
Papa Benedetto XVI è tornato a parlare di ambiente, a Pescara, dove ha
rinnovato l'appello a ''rispettare la natura, grande dono di Dio".
Non è la prima volta che il Papa affronta questo tema e sicuramente qualcuno
si sarà chiesto il perchè. Il motivo può essere sicuramente da ricercare nel
pensiero cristiano, sempre attento (fin dai tempi di San Francesco) alla
componente ambientalista, intesa come rispetto della natura e dell'ambiente
in generale
Dal discorso di BENEDETTO XVI - Palazzo Apostolico di Castel
Gandolfo Domenica, 27 agosto 2006
Dopo l'Angelus:
"Il prossimo 1° settembre la Chiesa in
Italia celebrerà la 1ª Giornata per la salvaguardia del creato, grande dono
di Dio esposto a seri rischi da scelte e stili di vita che possono
degradarlo. Il degrado ambientale rende insostenibile particolarmente l’esistenza
dei poveri della terra. In dialogo con i cristiani delle diverse confessioni
occorre impegnarsi ad avere cura del creato, senza dilapidarne le risorse e
condividendole in maniera solidale. In questa occasione, sono lieto di
accogliere stamani la rappresentanza del pellegrinaggio, promosso dalle ACLI,
che ha percorso l’antica Via Francigena dal Monginevro a Roma sensibilizzando
al rispetto dell’ambiente.
Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti
da Bassano del Grappa, Spinadesco, Surbo, Novoli, Catania, Caltagirone,
Sant'Enrico in Bari e Leonforte. Saluto inoltre i partecipanti ad un corso
teologico a Villa Cavalletti di Grottaferrata; e i bambini della regione di
Chernobyl ospiti di un’associazione di Ardea. A tutti auguro una buona
domenica."
e
prima ancora Papa Giovanni Paolo II così parlava ai partecipanti al CONVEGNO
INTERNAZIONALE organizzato dalla Fondazione «NOVA SPES» il 14 dicembre
1989
Eminenza,
signore e signori,
sono
lieto di ricevervi, illustri partecipanti all’ultimo simposio organizzato
dalla fondazione internazionale “Nova Spes”. Un saluto particolare al
Cardinale Koenig, presidente e fondatore di “Nova Spes”. A voi tutti, che
rappresentate le scienze sociali e naturali, la filosofia e la teologia,
esprimo la mia gratitudine per l’importante lavoro interdisciplinare
intrapreso su un tema che sta sempre più a cuore a tutti quanti desiderano il
bene del genere umano.
Il Papa proseguiva poi: Per considerare il problema dell’ambiente, è indispensabile una
prospettiva etica e globale, poiché non è solo la scena in cui si svolge il
grande dramma della storia umana, ma in un certo senso è anche un attore di
questo dramma. C’è un’attiva interazione tra l’uomo e l’ambiente, all’interno
del quale egli cresce nella conoscenza di sé, del proprio posto nella
creazione di Dio, e giunge ad apprezzare il valore, il potenziale e i limiti
di ogni vita e fatica umana.
Giovanni Paolo II sottolineava quindi il carattere
fondamentalmente morale della crisi ecologica e la sua stretta correlazione
con la ricerca di una autentica e duratura pace nel mondo e proseguiva ancora
: "Dal momento che la crisi ecologica è fondamentalmente un
problema morale, è necessario che tutti i popoli affrontino in modo solidale
questo problema comune. Uno sfruttamento incontrollato dell’ambiente naturale
non solo minaccia la sopravvivenza della razza umana; mette in pericolo anche
l’ordine naturale in cui il genere umano è destinato a ricevere ed usare il dono
divino della vita con dignità e libertà. Oggi, uomini e donne responsabili
sono sempre più consapevoli di dover prestare “attenzione a ciò che la terra
e l’atmosfera ci rivelano: nell’universo esiste un ordine che deve essere
rispettato; la persona umana, dotata della possibilità di libera scelta, ha
una grave responsabilità per la conservazione di questo ordine, anche in
vista del benessere delle generazioni future”
Il Papa continuava il discorso sottolineando come una preoccupazione per
l’ambiente, guidata da principi etici oggettivi e caratterizzata da una vera
solidarietà umana, si radica ultimamente nella natura stessa dell’uomo come
essere libero e razionale costantemente in rapporto con ciò che lo circonda.
"Come
è abbondantemente dimostrato dalla crisi ecologica, lo sviluppo individuale e
sociale dell’uomo non può essere considerato separatamente dall’ambiente
naturale. Dentro questa ampia prospettiva l’uomo ha una grave responsabilità
di amministrare con saggezza l’ambiente. Questa responsabilità poi aumenta
nella misura in cui egli diventa sempre più capace di modificare
sostanzialmente il suo ambiente naturale".
Proseguiva poi considerando come una esauriente descrizione del rapporto tra
ambiente e sviluppo debba prendere in considerazione la persona in tutte le
sue dimensioni insieme con il rispetto dovuto alla natura.
"Considerare il problema ecologico in
una prospettiva globale che tiene conto della persona in tutte le sue
dimensioni e delle esigenze di uno sviluppo autenticamente umano può
giustamente essere considerato una delle grandi sfide del nostro tempo. Se le
generazioni di oggi affronteranno con saggezza questa sfida, possiamo
confidare che questo contribuirà non poco a risolvere altre pressanti
questioni internazionali."
Le
decisioni prese oggi sull’ambiente devono anche tener conto della
responsabilità morale che abbiamo verso le future generazioni. Per questo
motivo, ho parlato della necessità di una nuova “educazione alla
responsabilità ecologica” (Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a.
D. 1990, 13, die 8 dec. 1989: vide supra, p. 1471). Questo imperativo morale
ha le sue radici nella nostra comune umanità e nelle esigenze etiche
universali che ne derivano. “Anche gli uomini e le donne che non hanno
particolari convinzioni religiose, per il senso delle proprie responsabilità
nei confronti del bene comune, riconoscono il loro dovere di contribuire al
risanamento dell’ambiente” (Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a.
D. 1990, 15, die 8 dec. 1989: vide supra, p. 1472). La
nostra generazione è stata benedetta dall’eredità, per il lavoro delle
precedenti generazioni, di una grande quantità di beni materiali e spirituali
che sono alla base della nostra società e del suo progresso.
La solidarietà universale ora esige che noi consideriamo come nostro grave
dovere la salvaguardia di questa eredità per tutti i nostri fratelli e
sorelle e l’assicurare che tutti e ciascun membro della famiglia umana
possano goderne i benefici".
Il Papa concludeva manifestando la Sua gratitudine alla Fondazione “Nova
Spes” organizzatrice del Convegno, per il suo impegno nella riflessione
su questi problemi,
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galileoper1notte Un sondaggio-concorso aperto a tutti.
Il
telescopio Galileo punterà l’occhio sui corpi celesti segnalati entro l’8
ottobre 2006 all’indirizzo di posta elettronica: galileoper1notte@comune.padova.it
(vai al Comunicato completo)
info: http://padovacultura.padovanet.it
La città
di Padova si candida a diventare capitale internazionale della scienza.
L’Amministrazione Comunale dopo aver infatti istituito nel 2005, in
collaborazione con l’Università degli Studi e l’Osservatorio Astronomico, il
Premio Internazionale "Padova città delle Stelle", ha, nel maggio
di quest’anno, invitato lo scienziato S. Hawking, ritenuto il maggior
astrofisico vivente e cosmologo di fama internazionale, che ha svolto,
davanti a migliaia di studenti, scienziati, giornalisti, astronomi e
appassionati, due entusiasmanti conferenze sui complessi misteri
dell’universo: dai buchi neri alle origini della nostra esistenza.
E' un vero
peccato che da un lato la città di Padova si dimostri tanto vicina
all'astronomia e dall'altro intenda adottare un Piano Energetico non
rispettoso della regolamentazione dell'uso della luce e conseguentemente
dell'Ambiente (leggi inquinamento luminoso).
Sarebbe
utile, oltre che guardare alla forma, dare importanza alla sostanza,
recependo le indicazioni che Venetostellato ha sollecitato da tempo (si veda la lettera di Luca Zaggia all'assessore del comune
di Padova Bicciato).
PAdova
dovrebbe forse copiare da Reykjavik
(????..............?
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20
settembre 2006 – “Bici e stelle”
Nell’ambito della “Settimana europea
della mobilità” il Circolo Astrofili di Mestre “Guido Ruggeri” e
l’Associazione Astrofili Veneziani hanno fornito il proprio supporto per
l’organizzazione di una serata osservativa dal titolo “Bici e stelle”, in
programma per mercoledì 20 settembre a Mestre. La serata si aprirà alle ore
21.00 con una breve biciclettata organizzata da FIAB con partenza da via
Palazzo ed arrivo al parco di S. Giuliano, dove a partire dalle ore 21.30 i
gruppi astrofili metteranno a disposizione dei telescopi per osservare il
cielo stellato ed illustreranno le costellazioni visibili, ricordando anche la
mitologia ad esse legate. Le informazioni verranno fornite anche con
l’ausilio di alcuni computer sui quali verranno visualizzati filmati ed
animazioni.
Per
l’occasione le luci in prossimità del sito osservativo verranno abbassate, in
modo da permettere ai partecipanti di ammirare un maggior numero di stelle,
rispetto alle poche solitamente visibili a causa dell’inquinamento luminoso.
Per una serata, quindi, sarà possibile riavvicinarsi anche in città al cielo
stellato, ricordandone così l’importanza per l’uomo nei secoli.
Il
tema dell’inquinamento luminoso si inserisce a pieno titolo nell’ambito della
settimana dedicata alla mobilità e al connesso problema della qualità
dell’aria, in quanto esso è espressione di spreco energetico, che come è noto
rappresenta una delle cause dell’aumento dell’inquinamento atmosferico.
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IL GAZZETTINO - Sabato, 12 Agosto 2006
NOVE
(VI) - Dall’osservatorio
astronomico parte la denuncia contro le amministrazioni locali che non
combattono l’inquinamento luminoso :I comuni stanno spegnendo le
stelle .
Leopoldo Dalla Gassa: «Le illuminazioni pubbliche a vela, come quelle di Rosà
e Cassola, sprecano l’80\% di energia»
Nove:
I comuni stanno spegnendo le stelle . L'accusa è paradossale solo
all'apparenza ma è tanto circostanziata quanto di buon senso. Arriva da
Leopoldo Dalla Gassa, presidente del Gruppo astrofili Monte Grappa (che
gestisce l'osservatorio astronomico di Nove) nonchè presidente del
Coordinamento regionale contro l'inquinamento luminoso "Venetostellato".
«Esiste una precisa normativa nazionale e regionale - denuncia Dalla Gassa -
che definisce i parametri tassativi che gli impianti di illuminazione
esterni, pubblici e privati, devono recepire e che i comuni sono tenuti a far
rispettare. In realtà, sono proprio le amministrazioni locali ad infrangere
per prime quei precisi limiti, tra l'altro sprecando denaro pubblico e
deturpando le notti stellate».
Succede infatti che stiano prendendo piede, al posto dei classici lampioni,
le cosiddette "vele", pannelli metallici lucidi che riflettono
verso il basso un potente fascio di luce orientato in alto. Tanto per non
andare lontano, il comune di Cassola ha il centro del paese rischiarato con
questo sistema, come anche Rosà. Il Comune di Padova, poi, intende installare
4 torri di luci che assorbirà l'equivalente (con paragone riferito alla pubblica illuminazione
n.d.r.) del consumo di un paese di 5
mila abitanti. Infatti, questa modalità ha un bassissimo rendimento
luminoso, che non va oltre il 20\%, mentre il resto dell'energia assorbita va
dispersa in luce sparata verso il cielo, e in calore.Peggio fanno le grandi
sfere trasparenti che diffondono verso l'alto oltre il 65\% della luminosità
prodotta, quando per legge si dovrebbe restare entro il 3\%. Qualcuno poi
modifica queste sfere mascherandole e quindi riducendo la luce di quasi un
terzo.
Succede anche che la realizzazione di molte opere di urbanizzazione per i
nuovi insediamenti abitativi siano affidate ai privati, i quali badano al
risparmio e non si premurano di adottare sistemi illuminanti a norma.
Successivamente, quegli impianti passano ai comuni che si ritrovano in un
solo colpo lampade che consumano molto ma soprattutto fuori legge.
Insomma, un malcostume generalizzato e una mancanza di attenzione che Dalla
Gassa cerca di combattere come può assieme a tutti gli amici astrofili (una
quindicina quelli che fanno riferimento a Nove): prossimamente partiranno i
primi esposti alla Procura contro i comuni per omissione d'atti d'ufficio, in
quanto sono proprio gli enti locali preposti al controllo e a comminare multe
che vanno da 1 a 5 mila euro.
Non solo, ma i sindaci dovrebbero, sempre per legge, promuovere informazione
e sensibilizzazione sulle molte opportunità che la tecnologia offre per ridurre
l'inquinamento luminoso e soprattutto per risparmiare sulla bolletta della
corrente. In questo senso va segnalata l'iniziativa del comune di Marostica
che ha stampato 25.000 dépliant destinati alle abitazioni private e
distribuito su tutto il proprio territorio.
«In anni di vacche magre, quando gli enti locali piangono per i tagli ai
bilanci - insiste Dalla Gassa - sapere di poter risparmiare fino al 40\%
sulla bolletta energetica e non farlo, mi sembra una colpa imperdonabile nei
riguardi di tutti noi contribuenti. A tutto ciò, si aggiungano i milioni di
tonnellate di anidride carbonica scaricati nell'atmosfera per produrre
corrente che invece potrebbero non esserci. E per finire, l'aspetto che ci
sta a cuore, la possibilità di ritornare a scrutare la volta celeste nelle
splendide sere come queste con le stelle cadenti senza ricorrere a filtri o a
ripieghi elettronici. Vista dall'alto, la nostra pianura è ormai diventata
peggio di Los Angeles: un chiarore indistinto che ha spento quasi del tutto
le nostre stelle »
Silvio Scacco
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da "Il Gazzettino" di PADOVA del 9 agosto
2006
Tutti a guardare il cielo
domani sera, notte di San Lorenzo, ma non quello di Padova, pervaso dall'inquinamento
luminoso . E c'è chi promette battaglia. «Entro la fine di questa
settimana Veneto Stellato invierà una diffida agli enti competenti per
fermare la realizzazione delle quattro torri luminose prevista a breve». Lo
dichiara il presidente dell'associazione, Leopoldo Dalla Gassa. Pomo della
discordia, le quattro torri previste nel nodo viario all'uscita del casello
autostradale di Padova est, la cui realizzazione è stata decisa dalla
precedente amministrrazione comunale. «Siamo schifati - continua Dalla Gassa
- dal fatto che ancora una volta in Veneto sono state ignorate le leggi che
già da tempo impongono dei parametri precisi per limitare le emissioni
luminose». Il grosso problema, va ricordato, è costituito dalle migliaia di
punti luce che emettono buona parte della loro luminosità verso l'alto,
mandandola sprecata e intaccando la luce naturale delle stelle. «Le torri che
stanno per essere costruite - dice il presidente di Veneto Stellato - sono
fari altamente "spreconi". Si ergeranno per 40/44 metri di altezza,
ognuna avrà due vele, cioè pannelli di 4 metri per 4, che rimanderanno la
luce proiettata dal basso da sei riflettori. I raggi che dal basso verranno
mandati verso l'alto per tornare poi a terra, spareranno nell'etere 12mila
watt, pari a 12 chili di corrente all'ora. Operazione che si ripeterà per una
media di 13 ore al giorno, per 365 giorni l'anno. Questo tipo di dispositivo
ha un rendimento pari al 21/24 per cento di luminosità rispetto al flusso
emesso, cioè i due terzi della luce riflessa non viene recuperata. La stessa
potenza, potrebbe illuminare un percorso stradale di 20 chilometri. In quella
locazione ne illumina 600 metri. «La sicurezza dei veicoli è fondamentale -
precisa il presidente di Veneto Stellato - ma queste 4 torri useranno la
stessa potenza adoperata per la pubblica illuminazione in un anno da un Comune
di 5mila abitanti. L'emissione di anidride carbonica necessaria produrre
questa quantità di energia, è di 95 tonnellate l'anno». Partirà a settembre,
intanto, in un'area della città non ancora definita, il progetto pilota per
la bonifica e la riqualificazione dei punti luce. L'Amministrazione ha
infatti deciso di assumere parametri di eccellenza di riferimento, con
l'addozione di nuovi apparecchi full-cut-of per gli arredi urbani, cioè che
emettono zero luminosità verso l'alto.
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Lettera aperta di Venetostellato all'assessore Bicciato
del comune di Padova
Egregio
Assessore Bicciato,
lo
scorso venerdì 17 Marzo, in occasione dei convegni della manifestazione
fieristica SEP Pollution, abbiamo assistito alla presentazione del Piano
Energetico del Comune di Padova curato dal suo Assessorato. Ci dispiace che
lei non abbia potuto intrattenersi fino alla fine della presentazione e al
breve dibattito che ne è seguito, durante il quale sono state fatte alcune
osservazioni relativamente a importanti aspetti di un piano energetico che,
in base a quanto risultava dalla presentazione, a nostro avviso, non sono
stati considerati con sufficiente attenzione. Purtroppo la sede non era la
più appropriata per una discussione approfondita e il tempo a disposizione
per eventuali chiarimenti era piuttosto limitato. Vogliamo quindi raccogliere
l’invito da lei pubblicamente espresso di una collaborazione attraverso
proposte e contributi per un eventuale miglioramento del piano, e le inviamo
una nota nel caso queste argomentazioni non le siano state riferite dai
rappresentanti del Comune di Padova presenti al termine del convegno.
Speriamo tuttavia che i tempi per l’applicazione del piano consentano ancora
un’eventuale integrazione e, a questo proposto le ricordiamo che, come accade
come per molti altri comuni, la nostra associazione è disponibile a
collaborare con l’amministrazione in particolare per quanto concerne il
raggiungimento di obiettivi di qualità nell’illuminazione pubblica.
In
generale un piano, per potersi definire tale, deve stabilire delle
direzioni per il futuro ponendo obiettivi precisi da conseguire in un
ragionevole intervallo di tempo, in particolare per il settore
dell’illuminazione pubblica, una delle voci fondamentali se non la principale
del bilancio energetico dei comuni. Questa caratteristica contraddistingue i
provvedimenti illustrati dai vostri colleghi tedeschi intervenuti al convegno
e, a quanto risulta dalla ormai consolidata esperienza nella condivisione dei
piani della luce delle associazioni che si occupano dell’applicazione delle
leggi sull’inquinamento luminoso nel territorio nazionale, è un elemento
prioritario di uno strumento di pianificazione.
Ci
è sembrato invece che il piano del Comune di Padova si configuri
semplicemente come una serie di provvedimenti, volti sì all’urgente
miglioramento di una situazione precaria, ma che, per quanto articolato, sia
carente dal punto di vista degli obiettivi di qualità, essendo contemplati
solo gli aspetti tecnologici mentre non si fa riferimento a un’eventuale
regolamentazione dell’uso della luce.
In
particolare ci sono due punti che solitamente si considerano fondamentali
nella pianificazione e che ci aspettavamo di sentire durante la presentazione:
- Qual è
il tetto massimo per la crescita annua della potenza impegnata per
l’illuminazione pubblica?
- Esiste
un codice, o un regolamento, o una serie di prescrizioni che
stabiliscano COME, QUANTO, CHE COSA, e soprattutto, QUANDO si debba
illuminare?
Per
quanto riguarda il primo punto ricordiamo che è assolutamente inutile
preoccuparsi di risparmiare una certa percentuale sull’energia totale
utilizzata se poi i risparmi conseguiti vengono dissipati dall’incremento
incontrollato delle aree illuminate. Limitare la crescita della potenza
impegnata è indispensabile se si sceglie di perseguire gli obiettivi fissati
dal protocollo di Kyoto, anche se questo significa dover programmare
rigorosamente i futuri usi dell’energia elettrica (nuove strade,
lottizzazioni private che in futuro potranno essere gestite dal Comune,
illuminazione ornamentale) in funzione dei risparmi che si possono realizzare
nella gestione degli impianti già esistenti.
Per
quanto apparentemente subordinato, il secondo punto è fondamentale perché, in
assenza di una regolamentazione dell’uso dell’illuminazione, l’unica fonte di
risparmio (economico ed energetico) deriva dall’adeguamento tecnologico degli
impianti. Ma questo richiede investimenti ingenti e, prima di chiedere alla
comunità di sobbarcarsi una spesa dell’ordine dei 4,3 milioni di Euro (questo
è quanto prevede il piano per l’adeguamento dell’impiantistica), sarebbe
forse il caso di chiedersi se è possibile risparmiare qualcosa semplicemente
razionalizzando l’uso di quanto già esiste.
Per
rendere più comprensibile il concetto vogliamo utilizzare la stessa analogia
utilizzata dal prof. Fauri durante la sua descrizione dei contenuti del
piano: la gestione energetica di un’abitazione privata secondo i principi del
buon padre di famiglia o, più semplicemente, i principi del buon senso.
Come
ricordato dallo stesso prof. Fauri, il primo fattore da verificare, prima di
sostituire il sistema di riscaldamento, è se nell’abitazione ci siano
finestre lasciate inutilmente aperte. Poi però una volta chiuse le finestre è
importante verificare se sia strettamente necessario riscaldare anche la
cantina o il garage e il ripostiglio e, se sì, verificare quale sia la
temperatura più adeguata per questi vani. Ci sono poi altri aspetti da
considerare circa la conduzione della nostra abitazione che non dipendono dal
livello tecnologico o dalla qualità dell’impianto, ma solo dalle nostre
abitudini. Se, per esempio, nel soggiorno di casa ho una lampada che illumina
un dipinto di De Chirico, questa lampada devo lasciarla accesa anche quando
la famiglia si corica per il riposo notturno, oppure posso programmarne lo
spegnimento dopo un certo orario? La luce del corridoio deve rimanere accesa
anche quando tutti dormono o posso utilizzare una mini-lampada notturna? Sempre
per quanto riguarda il corridoio, devo mettere una lampada ogni metro, oppure
posso cercare di trovare un apparecchio che, opportunamente disegnato, mi
consenta di illuminare l’intero corridoio con una sola lampadina? È infine
necessario illuminare le piantine di gerani che tengo sui balconi?
Ora
possiamo ritornare al piano dell’illuminazione.
COME,
QUANTO, CHE COSA, QUANDO
Normalmente
un buon piano della luce contiene una classificazione delle strade urbane
in relazione all’uso (veicolare, pedonale etc.). Per ciascuna delle categorie
individuate il piano assegna dei livelli di illuminazione da impiegare in
relazione alle normative tecniche di riferimento. A questo proposito
ricordiamo che non è strettamente necessario applicare le normative UNI,
ma si possono applicare anche le norme DIN che prevedono livelli
inferiori consentendo un ulteriore risparmio. Per quanto riguarda la
dispersione verso l’alto, inoltre, non è strettamente necessario limitarsi ai
criteri minimi della legge regionale Veneta sull’inquinamento luminoso (L.R.
22/97), ma si possono adottare limitazioni più rigorose quali quelle previste
da altre Leggi regionali, che nella nostra provincia sono già state adottate
dal Comune di Teolo. Questi regolamenti fissano, per esempio, dei criteri per
l’interdistanza minima da adottare per gli apparecchi stradali consentendo
una sensibile riduzione del numero di lampade e quindi una riduzione dei
costi di installazione, di esercizio e manutenzione (normalmente meno lampade
ci sono meno lampade si rompono, come nel cruscotto della Fiat Panda).
Poi
in un piano trovano spazio le norme che sono necessarie a regolamentare le
abitudini progettuali e gestionali. A questo proposito vogliamo fare alcuni
esempi pratici della nostra città anche per poter rendere meglio la
dimensione del risparmio conseguibile con una corretta gestione. Si tratta
solo di alcuni fra gli esempi più evidenti: nel centro urbano di Padova
potremmo elencarne centinaia, e forse non basterebbe un libro.
- Infrastrutture
secondarie
Le piste ciclabili in periferia o in
campagna sono il luogo sicuro per eccellenza, almeno per quanto riguarda il
rischio incidenti, è strettamente necessario illuminarle? Se sì, dobbiamo
proprio adottare i livelli di illuminazione normalmente richiesti per gli
svincoli autostradali o si può partire da livelli più bassi? Dopo le 24:00 il
numero dei potenziali utenti di queste strutture si riduce drasticamente, è
quindi strettamente necessario che queste rimangano illuminate? Assimilabili
a questa categoria sono, per esempio, il lungargine Scaricatore dal
Bassanello a Terranegra, ma stanno comparendo decine e decine (non solo nel
comune di Padova, ma anche nei comuni limitrofi) di percorsi pedonali e
ciclabili dotati di impianti di illuminazione e per di più sovradimensionati.
Non esiste un corrispondente negli altri paesi europei dove i percorsi
ciclabili sono diffusi ormai da decenni (Olanda, Belgio, Germania, Austria).
Tanto per restare in Germania, solo in casi molto rari si osservano impianti
di illuminazione sulle ciclo-pedonali, anche in aree rurali remote dove
potrebbe sussistere un eventuale rischio criminalità. Evidentemente è
consuetudine che le biciclette tedesche siano dotate di fanaleria funzionante
o forse i pochi tedeschi che amano fare sport dopo le 24.00 accettano il
rischio di imbattersi in uno sconsiderato senza per questo pretendere che
l’intero percorso venga illuminato, solo per loro, tutta la notte. Del resto
nelle nostre città sono ormai sempre più diffusi i casi di violenza in parchi
urbani durante le ore diurne, mentre di notte la gente evita comunque i
luoghi che ritiene poco sicuri , indipendentemente dal livello di
illuminazione.
- Illuminazione
pubblicitaria
Quasi tutti i cartelloni pubblicitari del
Servizio Pubbliche Affissioni sono dotati di proiettori per l’illuminazione
nelle ore notturne. Si tratta, probabilmente, di centinaia di apparecchi e
non ci meraviglierebbe constatare che la potenza complessivamente impegnata
sia dell’ordine del centinaio di kW. Come nel caso precedente è
necessario chiedersi se questa illuminazione sia effettivamente necessaria e,
in caso lo sia veramente, se essa debba rimanere attiva per l’intera notte o
si possa programmarne lo spegnimento dopo le 24:00 quando il numero di
potenziali utenti si riduce drasticamente. Al di là degli aspetti di
“costume”, che lasciamo al giudizio di altri, riteniamo infatti poco
intelligente che l’ultimo modello di reggiseno o di perizoma siano illuminati
per tutta la notte costituendo peraltro una fonte di distrazione per il
traffico veicolare e quindi una violazione delle norme di sicurezza del
codice della strada (art. 23) in orari che sono peraltro già critici per il
numero e la gravità degli incidenti.
- Valorizzazione
del patrimonio architettonico
Anche per questo settore si possono
applicare le considerazioni fatte per i casi precedenti. Si tratta in
prevalenza di un tipo di illuminazione non strettamente indispensabile per la
sicurezza del cittadino. Forse non è possibile rinunciarvi totalmente, ma
sicuramente è il caso di fare un’analisi del rapporto costi/benefici e
programmarne lo spegnimento negli orari in cui il numero dei potenziali
fruitori si riduce dell’80%. Solo alcuni esempi tanto per essere concreti:
- le quasi cento statue di
Prato della Valle ciascuna delle quali è illuminata da un proiettore
incassato nel terreno;
- l’illuminazione con
proiettori del Tempio della Pace, della Cappella degli Scrovegni e
chissà di quante altre chiese e (per il tempio della pace uno dei
proiettori è addirittura oscurato da una conifera e probabilmente
funziona inutilmente da più di una decina d’anni);
- le mura di Padova nel tratto
Bassanello-Porta Savonarola, più di 80 proiettori per gran parte
coperti dalle chiome dei tigli;
- l’illuminazione ornamentale
dei palazzi (Municipio, Palazzo del Bò ecc.);
- l’illuminazione delle
facciate dei padiglioni della Fiera;
- monumento alle torri gemelle
con decine di proiettori colorati sempre accesi;
- Valorizzazione
del verde pubblico
Grazie alla lungimiranza di madre natura le
piante e gli arbusti non necessitano di luce artificiale e quindi si potrebbe
convenientemente bloccare la proliferazione di apparecchi illuminanti
incassati nel terreno nelle nuove realizzazioni del verde pubblico e, nel
contempo, qualora non se ne potesse fare a meno, limitare l’uso di quelli già
installati in violazione alla L.R. 22/97, nell’intervallo di tempo che va
dall’imbrunire alle 24.00. Anche in questo caso solo alcuni esempi:
- circa un centinaio di
lampade incassate nel terreno a illuminare altrettanti alberelli nel
parcheggio retrostante i nuovi padiglioni della fiera di Padova
assolutamente inutili per la sicurezza del parcheggio;
- fari a pavimento
nell’Ospedale Vecchio;
- i due enormi fari in golena
Porte Contarine, forse scomparsi dopo l’avvento del memoriale
Libeskind;
- illuminazione scenica dei
Giardini agli Eremitani e altri giardini della città, ecc.
Tutti
questi aspetti della gestione possono essere controllati soltanto in presenza
di norme che disciplinino l’uso dell’illuminazione, i cosiddetti regolamenti
comunali dell’illuminazione pubblica per il risparmio e la riduzione
dell’inquinamento luminoso. Questi regolamenti sono solitamente parte
integrante dei piani dell’illuminazione e del regolamento edilizio comunale o
quantomeno costituiscono un riferimento all’interno degli stessi ai quali,
quindi, sia il “pubblico” sia il “privato” devono attenersi nelle loro
realizzazioni.
La
presenza di norme certe consentirà anche di evitare la
realizzazione di impianti di scarsa qualità nell’ambito di nuove
lottizzazioni da parte di soggetti privati. Questi impianti vengono infatti
solitamente ceduti alle strutture comunali che devono poi sobbarcarsi oneri
di gestione assolutamente insostenibili per tutta la vita tecnologica degli
stessi impianti.
La
necessità di adottare un regolamento comunale dell’illuminazione insieme ai
provvedimenti per l’adeguamento degli impianti è stata sottolineata in più
occasioni da Venetostellato, ma non ci risulta che l’attuale Amministrazione
abbia voluto finora dare ascolto alle nostre istanze.
Eppure
il vantaggio economico conseguibile attraverso l’eliminazione o la
limitazione delle sole utenze non strettamente necessarie sarebbe ingente (si
tratta probabilmente di alcune centinaia di kW) e richiederebbe un
investimento iniziale trascurabile, diversamente da quanto accade per
l’adeguamento tecnologico, nonostante questo si caratterizzi per un tempo di
ritorno piuttosto breve.
La
mancanza di norme certe consente invece di fare di tutto e di più.
Ogni storia progettuale diventa quindi di fatto un’eccezione (come nel caso
delle torri faro in costruzione a Padova Est, del memoriale delle Torri
Gemelle, degli impianti della fiera di Padova, del Parco di San Giuliano a
Mestre o del Ponte di Calatrava a Venezia) e chiunque si sente in grado di
dare sfogo al proprio gusto estetico senza curarsi dei costi o dell’impatto
ambientale, in termini di spreco energetico, delle proprie scelte.
La
città diventa perciò oggetto di interventi a macchia di leopardo
completamente privi di un assetto organico e di un’armonizzazione. Questa è
la modalità con cui si è proceduto fino a oggi e questa sembra essere la
modalità con la quale sembra si voglia continuare a procedere nel futuro. Ma
questo modo di vedere lo sviluppo comporta un grosso rischio: quando in un
territorio c’è un continuo passaggio da zone sovrailluminate a zone meno
illuminate, chi si trovasse nella zona meno illuminata avrà sempre la
sensazione di trovarsi al buio con evidenti ripercussioni sulla sensazione di
sicurezza. Così ci saranno continue richieste dei cittadini per un aumento
dell’illuminazione vanificando gli obiettivi delle amministrazioni che
vedranno crescere esponenzialmente la quantità di luce nelle loro città (una
tendenza, questa, che è già ampiamente documentata anche per la città di
Padova), senza il corrispondente atteso miglioramento delle condizioni di
sicurezza.
Un’ultima
osservazione riguarda le potenze. Il prof. Fauri, durante la sua presentazione,
ha chiaramente illustrato i vantaggi della sostituzione delle sorgenti
luminose poco efficienti (incandescenza e mercurio) con quelle ad alta
efficienza (sodio alta pressione). Tuttavia, ci risulta che negli interventi
di manutenzione recenti vengano correntemente sostituite le lampade al
mercurio con lampade al sodio di pari potenza. Questa ennesima disattenzione
non porta ad alcun risparmio energetico, ma solo a un aumento ingiustificato
dei livelli di illuminazione e dei fenomeni di riflessione verso l’alto da
parte delle superfici stradali. Vi preghiamo quindi di verificare che le cose
si svolgano effettivamente secondo le disposizioni del piano, altrimenti
l’impegno economico non produrrà i risultati desiderati vanificando il
lodevole sforzo dell’Amministrazione Comunale per un miglioramento della
situazione. Cominciamo quindi dalle “piccole cose”, come ad esempio i 255.000
kWh/anno delle torri faro di Padova Est - ammesso che si possano considerare
una piccola cosa rispetto al totale - e diamoci dentro con il buon senso.
Come
vede caro Assessore, la Casa Padova è piena di finestre aperte e spifferi che
qualcuno deve prima o poi trovare il coraggio di chiudere, e questo stato di
fatto le offre una grossa opportunità. Infatti, con il risparmio che
l’amministrazione può ottenere dall’eliminazione dei consumi “inutili” e
dalla semplice razionalizzazione di quelli considerati irrinunciabili è
possibile cominciare a finanziare quella serie di interventi per la
riqualificazione tecnologica degli impianti realmente indispensabili per la
comunità, da voi individuata e presentata al convegno. Il tutto senza dover
chiedere al cittadino altro denaro per poter conseguire un risparmio che, per
ora, è solo ipotetico. Buona fortuna quindi e un arrivederci a presto,
sperando di poter trovare Padova ai primi posti della graduatoria di
efficienza anziché “fanalino” di coda, magari in tempo per festeggiare
Galileo Galilei con la dovuta dignità.
Distinti
Saluti,
Luca
Zaggia - Venetostellato
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Venetostellato - COMUNICATO
STAMPA - 15 marzo 2006
Il Marchio Q-light, luce di qualità, è una
qualificazione che l'associazione Cielubuio, coordinamento per la protezione
del cielo notturno, conferisce ad impianti di illuminazione pubblica e
privata situati in aree esterne che presentino caratteristiche di
compatibilità ambientale e rispettino le più severe normative in materia di
inquinamento luminoso in vigore nel territorio nazionale, quali ad esempio le
leggi regionali di Lombardia, Emilia Romagna e Marche. Il riconoscimento
viene pubblicizzato attraverso la stampa locale e con l'inserimento
dell'impianto nell'apposita rubrica del sito web di cielobuio, una fonte
inesauribile di informazioni tecniche per per gli addetti al settore
impiantistico, pubblici amministratori o semplici cittadini sensibili al
problema del risparmio energetico e del rispetto dell'ambiente notturno.
Su precisa istanza dell'associazione
"sorella" Venetostellato, Cielobuio ha voluto pubblicizzare la
lodevole iniziativa gratificando lo staff manageriale di IKEA per la
realizzazione di un impianto che risulta ecocompatibile non solo dal punto di
vista dei parametri di legge ma anche per la conduzione dello stesso
impianto che si rifà alle migliori tradizioni di buon senso ed occulatezza
che caratterizza la tradizione nordica. Nel link sopra riportato
esempi fotografici e descrizione dettagliata. IKEA insieme al centro
commerciale Le Brentelle sono i due soli esempi di impianti di illuminazione
commerciale-industriale del territorio del Comune di Padova realizzati nel
rispetto della normativa ambientale e nell'assoluto rispetto dei criteri di
sicurezza. Un esempio da imitare non solo per i privati, ma anche per le
pubbliche amministrazioni del nostro territorio le quali ancora non sembrano
aver recepito non solo i criteri di legge, ma anche la gravità del problema
degli approvvigionamento energetico nel contesto nazionale ed internazionale.
Per fare un esempio, il comune di Padova
sta progettando un impianto di iluminazione per 2 rotonde in fase di
realizzazione nella stessa area (Padova EST) che farà uso di una potenza pari
a 50 kW e dissiperà quindi in una sola notte l'equivalente del consumo medio
giornaliero di 40 famiglie. Per rendere più comprensibile la dimensione
dell'impianto basti pensare che con la stessa potenza si può illuminare
correttamente un tratto di circa 20 km di strada extraurbana. Il Comune di
Padova giustifica il costo e l'impatto dell'operazione come necessaria per
l'immagine della città, trattandosi di uno degli accessi principali alla
città per la quale sarebbe richiesta una presenza importante della
luce. Ma a quale prezzo? Un giorno, forse, il buon senso ritornerà di
moda, speriamo non sia troppo tardi. Nel frattempo possiamo solo sperare
nell'iniziativa dei privati e nello spirito di emulazione di chi volesse
seguirne l'esempio.
Luca Zaggia - venetostellato
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Al
Sindaco del Comune di Padova
(nonché "collega"
appassionato di astronomia):
è dato di sapere quando anche la nostra città avrà un regolamento per la
riduzione dell'inquinamento luminoso e lo spreco energetico degli impianti di
illuminazione PUBBLICI e PRIVATI?
Quando smetteranno di apparire impianti energivori come quelli che state
progettando a Padova EST (50 kW per quattro torri faro) in un'area che è già
di per sè sovrailluminata rispetto ai parametri di legge?
Quando le numerose violazioni da parte delle aziende in qualche modo legate
al Comune di Padova saranno condotte al rispetto delle leggi ambientali?
Quando, ad esempio, i capannoni e le aree esterne della Fiera di Padova e
dell'interporto merci verranno sottoposti ad un adeguamento ai parametri di
legge?
Noi, popolo della notte,
contavamo molto sulla tua elezione e pensavamo che si fosse vicini alla
svolta con un sindaco che condivideva fortemente la nostra passione e la
nostra attenzione per il cielo notturno ed il risparmio energetico. Mai come
ora, invece, ci sentiamo lontani dalla soluzione di uno dei più evidenti
problemi ambientali del nostro territorio. Abbiamo già perso due anni
tristemente dobbiamo riscontrare che siamo riusciti a dialogare molto di più
con la precedente amministrazione, peraltro bersaglio di alcune nostre
denunce alla procura della repubblica e quindi forse meno motivata di te nel
considerare le nostre istanze.
Certi di una conversione, speriamo che la tua amministrazione possa un giorno
accorgersi che non ci sono solo i compromessi e gli interessi
"superiori", ma che, in tema di energia e ambiente, l'unico modo
per vincere è rompere definitivamente con le peggiori abitudini del passato.
Non è forse così che affrontate i problemi del traffico? Quando chiudete i
centri urbani e lasciate fuori chi non è Euro4-FAP vi preoccupate forse di
perdere la stima del vostro elettorato? Lunga vita.
Luca Zaggia (Venetostellato)
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«La Via Lattea, ormai invisibile» intervista a Leopoldo Dalla Gassa, Presidente di
VenetoStellato
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«Al giorno
d'oggi, nel Veneto, tre abitanti su quattro non vedono più la Via
Lattea», dichiara Leopoldo Dalla Gassa, 50 anni, imprenditore vicentino
di Nove, nonché presidente dell'associazione Veneto Stellato, che
coordina le associazioni di astrofili della regione nella battaglia
contro l'inquinamento luminoso . Di fronte a queste parole, è sbagliato pensare che una
campagna del genere riguardi solo astronomi e astrofili. Come è
possibile apprendere anche dalle finalità di «Mi illumino di meno», la
seconda giornata del risparmio energetico, che la trasmissione
radiofonica Caterpillar lancia per oggi, è la spesa pubblica a subire
pesanti conseguenze da un malcostume in base al quale si sperperano
fondi ed energia in nome delle apparenze, e non certo dell'efficienza.
«L'esempio più recente - spiega Dalla Gassa - viene da un
paese che sono andato a visitare pochi giorni fa. Visto che hanno
appena realizzato delle rotatorie per snellire il traffico lungo la
circonvallazione, ogni rondò viene illuminato da una torre alta 44
metri, sormontata da un riflettore a vela da 50 kilowatt all'ora. La
stessa quantità di energia con cui si illuminano venti chilometri di
strada. Tutto perché, mi hanno spiegato quelli della giunta, queste
rotatorie sono poste all'ingresso del paese, e devono suggerire al
visitatore una certa immagine di benessere».
Scelte del genere, precisa Dalla Gassa, sono tipiche «di
un territorio dove l'illuminazione pubblica disperde un'enormità di
luce e calore, con un rendimento che si aggira attorno al 20\%». Ad
alimentare le speranze del presidente di Veneto Stellato, e della
ventina di gruppi che mette assieme, sono due dati di fatto: una
legislazione regionale disattesa finché si vuole, ma all'avanguardia, e
il crescente successo delle osservazioni astronomiche di massa.
«Con la nostra battaglia all'inquinamento
luminoso - chiarisce - noi in
realtà ci limitiamo a chiedere l'applicazione della legge regionale 22
del 1997: un testo che, con i suoi criteri scientifici e le sue
limitazioni, pone il Veneto in una posizione di assoluta avanguardia in
ambito italiano ed europeo. Finora è rimasto lettera morta quasi
ovunque, ma negli ultimi tempi si segnalano amministrazioni che si sono
poste il problema di come applicare la legge. L'esempio più esaltante viene
da Teolo, dove il nuovo regolamento comunale restituisce alla
popolazione la possibilità di osservare il cielo stellato da quel
meraviglioso scorcio dei colli Euganei, mentre in altri centri si
inizia per lo meno a dibattere sull'argomento, come nell'ovest del
Vicentino, dove le amministrazioni hanno risposto positivamente alla
richiesta di confronto espressa dal gruppo astrofili della valle del
Chiampo».
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Faro sulla
Marmolada, arriva la Rai
La trasmissione radio
"Caterpillar" oggi propone "M'illumino di meno" dalla
Regina delle Dolomiti
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San Tomaso
Agordino (BL) 16 febbraio 2006 (dal GAZZETTINO)
Radio 2 Rai e, in particolare la trasmissione
"Caterpillar", questa sera tra le 18 e le 19.30 realizzerà un
lungo servizio sul ghiacciaio della Marmolada. La popolare trasmissione
radiofonica proporrà un intero programma dal titolo "M'illumino di
meno" in occasione della giornata nazionale dedicata al risparmio
energetico.Tommaso Avoscan, presidente dell'associazione Astrofili
Agordini "Cieli Dolomtici" e Claudio Pra, membro attivo del
sodalizio, sono al settimo cielo, così come tutti gli iscritti al
giovane sodalizio della vallata. Non solo hanno vinto la
"battaglia" di spegnere il grande faro installato sulla vetta
della Marmolada, ma sono pure riusciti ad interessare Radio Rai 2. La
trasmissione viene proposta in collaborazione con l'Uai, ossia l'Unione
Astrofili Italiani. Il sodalizio da giorni si sta occupando
dell'argomento riservando ampio spazio sul proprio sito internet.Tutto
questo ha preso le mosse da una lettera che l'associazione Astrofili
Agordini "Cieli Dolomitici" ha inviato ai sindaci di Rocca
Pietore e Canazei, nonché al responsabile degli impianti in Marmolada,
Mario Vascellari. Nella missiva gli astrofili chiedevano a gran voce lo
spegnimento del potente faro che collocato sulla vetta della Regina
delle Dolomiti per due motivi: il primo riferito all'inquinamento
luminoso , l'altro al risparmio
energetico. Pochi giorni dopo l'invio della lettera l'associazione
astrofili inviava al Gazzettino un secondo documento ringraziando
amministratori e la famiglia Vascellari (responsabile degli impianti)
perché aveva accolto l'invito di spegnere quel potente riflettore,
comunque rimasto installato e pronto ad essere attivato in caso di
emergenza o in particolari e delicate fasi lavorative.Gli astrofili di
"Cieli Dolomitici", che si occupano anche della gestione del
centro planetario di San Tomaso Agordino, sono entusiasti del successo
ottenuto dalla loro iniziativa, ciliegina sulla torta la notizia giunta
dalla sede Rai di Saxa Rubra, cioè l'interesse destato da questo
episodio che ha portato a realizzare una trasmissione radiofonica tra
l'altro molto seguita.Sul sito internet dell'Uai è stato dato ampio
risalto all'appuntamento ripercorrendo le fasi che hanno portato allo
spegnimento del faro.
Mirko Mezzacasa
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UN
MEGAFARO SULLA CIMA DELLA MARMOLADA
La Marmolada, con i suoi
3342 metri è la cima più alta delle Dolomiti e per questo, oltre che per la
sua imponente bellezza, è anche chiamata “La Regina delle
Dolomiti”. Negli ultimi decenni le polemiche per la lotta sui
confini tra i comuni di Rocca Pietore (Belluno-Veneto) e Canazei (Trentino),
le denuncie di Mountain Wilerness per le grandi quantità di immondizie
lasciate sul ghiacciaio e la guerra contro l’eliski, vale a dire la pratica
dello sci con l’uso dell’elicottero, l’hanno fatta finire spesso sulle prime
pagine dei quotidiani locali e nazionali.
Recentemente la funivia, che in tre tronconi porta da Malga Ciapela a Punta
Rocca, è stata ristrutturata. Qualche mese fa, alla riapertura degli impianti
sciistici, oltre alle nuove cabine, qualcuno ha avuto un’idea davvero
illuminante, installando dei potentissimi fari che inondano di luce tutto il
ghiacciaio e sono visibili fino a decine di chilometri di distanza.
Claudio Prà, attivo
membro dell’Associazione Cieli Dolomitici di San Tommaso Agordino, ha pensato
invece che una tale “devastante bruttura” non potesse rimanere nel silenzio.
Ha scritto ai sindaci di Rocca Pietore e Canazei, denunciando l’incredibile
fatto, e la Regina delle Dolomiti è tornata nuovamente sulle prime pagine dei
giornali.
Va precisato che Punta
Rocca, dove è piazzato il megaproiettore, si trova in territorio bellunese,
quindi nel Veneto, dove esiste una precisa legge, la 22/97, a tutela e
prevenzione dell’inquinamento luminoso su tutto il territorio regionale.
Legge che, come altre promulgate in altre regioni sullo stesso tema, viene
purtroppo spesso ignorata sia dai privati cittadini sia dalle amministrazioni
che sulla sua applicazione dovrebbero invece vigilare.
Tutto questo accade in un
inverno particolarmente rigido, che ha messo a nudo i precari
approvvigionamenti energetici del nostro paese. Così, mentre solo
nell’emergenza ci si ricorda che esiste una legge nazionale, la 10/91, a
tutela degli sprechi energetici e mentre il ministro Scajola ci chiede di
spegnere anche il “led” del televisore per risparmiare qualche milliwatt, c’è
chi i chilowatt li butta letteralmente dalla cima della montagna.
Mentre gli astrofili
erano intenti a combattere i progetti d’illuminazione dello Stretto di
Messina, del Vesuvio e del Monviso in occasione delle Olimpiadi, in Marmolada
-zitto zitto e senza proclami- qualcuno ha piazzato i suoi potenti fari. Oggi
è toccato alla Regina delle Dolomiti, domani potrebbe toccare al Civetta o
alle Tofane, al Cervino o al Monte Bianco. Le
Dolomiti, per la loro straordinaria, peculiare bellezza, per iniziativa delle
provincie di Belluno, Bolzano e Trento, sono candidate a entrare nel
patrimonio mondiale dell’UNESCO. Se vogliamo che questo patrimonio rimanga
tale, cerchiamo di salvare anche la luce dei pianeti, della Luna e delle
stelle, compagni meravigliosi e inseparabili delle notti dolomitiche. Non
lasciamo che la stupida luce di un faro rovini tutto. Seguiamo l’esempio,
sulle Dolomiti ma anche altrove, di Claudio Prà.
Giuseppe De Donà –
UAI -
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