VENETOSTELLATO
COORDINAMENTO VENETO CONTRO L’INQUINAMENTO LUMINOSO

Raccolta di documenti e articoli sulla stampa

 

http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gifIl Piemonte alla riconquista delle stelle: appello a Mercedes Bresso

un ottimo articolo di Piero Bianucci  sulla STAMPA di Torino

Si è celebrata sabato 17 ottobre la diciassettesima Giornata Nazionale dell’Inquinamento Luminoso. Due 17 che inquieteranno i superstiziosi. Ma noi non siamo tra questi. Anzi, il fatto che la Giornata per la difesa del buio del cielo, e quindi della luce delle stelle, sia arrivata alla diciassettesima edizione, è un dato che rende ottimisti: la tradizione ormai è solida.

L’aspetto negativo sta piuttosto nel fatto che dopo 17 edizioni il cielo è sempre più inquinato da inutili luci parassite e le stelle visibili sono sempre più poche. Invece di riflettere sulla necessità di proteggere la visione del cielo per una Giornata all’anno, bisognerebbe pensarci tutti i giorni, e soprattutto dovrebbero pensarci quegli amministratori pubblici, quei tecnici e quei privati cittadini che contribuiscono ad aumentare l’inquinamento, di solito per scarsa cultura, talvolta per interessi più o meno illeciti.

A rafforzare la riflessione sulla tutela del buio stellato contribuisce l’Anno Internazionale dell’Astronomia, che di questo problema ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Se poi volete avere buoni motivi di meditazione per ciò che riguarda l’Italia, dovete leggere il libro che Mario Di Sora ha scritto per l’editore Gremese: “L’inquinamento luminoso”, prefazione di Margherita Hack, 219 pagine, 18 euro.

Mario Di Sora ha 48 anni ed è avvocato. L’astronomia però lo appassiona fin da quando era ragazzo e l’ha portato a dirigere l’Osservatorio di Campo Catino fin dal 1987 e a diventare un pioniere della lotta all’inquinamento luminoso. Fondatore e presidente della sezione italiana della Dark Sky Association (1998), ha scoperto numerosi pianetini e ha contribuito a scoprire alcuni pianeti extrasolari, tanto che da guadagnarsi la dedica di un asteroide. Come lui stesso ci ricorda, gli astrofili hanno sempre dato importanti contributi scientifici, da Herschel a Schwabe, da Lord Ross a Humason allo stesso Hubble. E gli astrofili hanno lottato per il cielo buio prima e più tenacemente degli astronomi professionisti.

Il libro che Di Sora ha appena pubblicato si distingue per il nitido taglio pragmatico: è pieno di informazioni sui diversi tipi di sorgenti luminose, sul design che devono avere per non inquinare, sulle norme vigenti anti-inquinamento e sui loro limiti, sul potere riflettente dei vari tipi di suolo e materiali edilizi.

Di Sora parte dalla storia di questo subdolo genere di inquinamento, ne analizza gli aspetti fisici e le conseguenze biologiche, indica gli interventi necessari, mostra quanto risparmio di soldi, energia ed emissioni inquinanti si otterrebbe limitando l’illuminazione agli spazi in cui è realmente utile, si sofferma sul ruolo di produttori, progettisti e installatori.

Fondamentale è il discorso delle leggi anti-inquinamento luminoso. In attesa da decenni di una legge nazionale, esistono normative regionali. Alcune buone, come nel caso del Veneto, del Lazio e della Lombardia (con gradazioni diverse), altre pessime, come quella del Piemonte. E poiché della legge piemontese mi feci promotore organizzando in Regione ormai molti anni fa un convegno al quale chiesi di partecipare proprio a Mario Di Sora e ad altri esperti come Pierantonio Cinzano, la cosa mi spiace particolarmente.

La legge piemontese aveva un impianto buono. Fu distrutta da un illuminotecnico poco illuminato e da alcuni suoi complici che fecero introdurre a politici ingenui e inesperti alcune righe deleterie.

“E’ scandaloso – scrive Di Sora – il caso della L.R. 31/2000 del Piemonte che, inizialmente, non si applicava nemmeno per le sorgenti di luce fino a 25 mila lumen (cioè lampade al sodio da 250 W). Nella stessa legge poi non è stato previsto il divieto per i fasci rotanti tipici delle discoteche, comune alla maggior parte delle altre leggi. E’ stato invece stabilito, purtroppo, il pericoloso riferimento alla norma UNI 10819 per quanto concerne i parametri di emissione, peraltro ampiamente disattesi”.

Si può fare qualcosa per rimediare? Sì, e facilmente. In veste di presidente del Planetario di Torino Infini.To, ne ho parlato qualche tempo fa con la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso e con gli assessori all’Ambiente Nicola De Ruggero e alla Cultura Gianni Oliva, e ho trovato ampia disponibilità. E’ un intervento di cosmesi legislativa che non costa nulla, può trovare in totale accordo maggioranza e opposizione, fa risparmiare energia, soldi e inquinamento.

Inesperto di tecnica legislativa, ho dunque chiesto a un esperto dell’Associazione Cielobuio qualche appunto sulle correzioni necessarie, ed ecco la proposta di emendamento alla Legge Regionale 24 marzo 2000 n. 31 che ne è venuta fuori:

“Disposizioni per la prevenzione e lotta all’inquinamento luminoso e per il corretto impiego delle risorse energetiche”.

Art. 1
I commi 1 e 2 dell’art. 3 della legge regionale 24 marzo 2000, n. 31 sono sostituiti dai seguenti:
1. In tutto il territorio regionale tutti i nuovi impianti di illuminazione esterna pubblica e privata devono essere corredati di certificazione di conformità alla presente legge e devono possedere contemporaneamente i seguenti requisiti minimi:
a. Essere dotati di progetto illuminotecnico, realizzato da progettisti iscritti a ordini e collegi professionali, e dei dati fotometrici certificati dal responsabile del laboratorio.
b. Essere costituiti da apparecchi illuminanti aventi un’intensità luminosa massima compresa fra 0 e 0.49 candele (cd) per 1000 lumen di flusso luminoso totale emesso a 90 gradi ed oltre, equipaggiati con lampade elevata efficienza luminosa, quali al sodio ad alta pressione o di efficienza superiore a 90 lm/W, in impianti aventi luminanza media mantenuta o illuminamenti non superiori ai livelli minimi previsti dalle normative tecniche di sicurezza, impiegando apparecchi che conseguano impegni ridotti di potenza elettrica, condizioni ottimali di interasse dei punti luce e ridotti costi manutentivi, con rapporti fra interdistanza e altezza delle sorgenti non inferiori al valore di 3,7 lungo tutti i percorsi stradali e pedonali inferiori a 10 metri di larghezza.
c. Essere provvisti di sistemi che riducono e controllano il flusso luminoso in misura superiore al 30% entro le ore 24
2. Regione e province, adeguano le linee guida regionali e provinciali all’articolo 3 comma 2 della presente legge.

Art. 2
Le lettere c), e) del comma 1, dell’art. 7 della legge regionale 24 marzo 2000, n. 31 sono sostituite dalle seguenti:
c. gli impianti di modesta entità, accompagnati da dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore, e dotati di piccole sorgenti o gruppi di sorgenti, di flusso totale emesso in ogni direzione non superiore a 1500 lumen, per singolo apparecchio, nonché con flusso emesso verso l’alto, per singolo apparecchio, non superiore a 150 lumen e per l’intero impianto, non superiore a 2250 lumen.
e. Gli impianti sportivi di oltre 5000 posti a sedere, e gli impianti d’illuminazione degli edifici e monumenti di rilievo storico o artistico, per i quali è consentita l’illuminazione dal basso verso l’alto, purché se ne preveda lo spegnimento entro le ore 24 e che la luminanza media mantenuta, sulla superficie interessata sia inferiore a 1 candela/m2, nonché per sagome regolari l’emissione massima extra sagoma non superi i 5 lux e, per sagome irregolari, il flusso verso l’alto, non intercettato dalla sagoma, non superi il 10% di quello nominale che fuoriesce dall’impianto, nel suo complesso.


Lo so, è un linguaggio tecnico, può sembrare arido. Ma è attraverso queste norme che si può riconquistare la poesia, la bellezza e la conoscenza del cielo stellato.

Prima che scada il governo regionale in carica, si riuscirà a fare questa piccola riforma a costo zero e risparmio garantito?
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tratto dal sito www.lastampa.it

 Light-is. Progettazione illuminotecnica eco-sostenibile e risparmio energetico

I consumi dovuti all’illuminazione per esterni sono la prima voce di spesa per i comuni, e solo con l’introduzione delle recenti leggi regionali per il contenimento dell’inquinamento luminoso e per il risparmio energetico, si è iniziato a parlare di sostenibilità e qualità della luce e conseguente risparmio energetico che in moti casi potrebbe arrivare anche al 50% delle spese per l’illuminazione.

Sta emergendo quindi l’esigenza di nuove figure professionali dedicate alla progettazione della luce, con una visione non prettamente ingegneristica ma multidisciplinare, ecologico-ambientale, di energy manager, di pianificazione urbanistica e valorizzazione del territorio, per permettere il conseguimento di elevati standard qualitativi dell’illuminazione urbana e di eco-sostenibilità notturna del territorio.

Da questa idea è nata l’associazione culturale “Light-is Professional Eco-Light Association”  la prima che in Europa raccoglie decine di illuminotecnici che hanno condiviso e sottoscritto la sua “Carta Etica della Luce”, un codice etico di comportamento e autoregolamentazione della progettazione della luce, orientato al committente e fondato su:

-          l’indipendenza del professionista della luce da società produttrici di materiali per l’illuminazione  che portano interessi del mondo della luce, allo scopo di salvaguardare, la qualità, le scelte intellettuali e l’integrità dell’operato nei confronti del committente, pubblico o privato,

-          l’impiego di soli prodotti per l’illuminazione dotati di dati fotometrici certificati, per garantire il committente della qualità del prodotto, del progetto e le sue verificabilità e controllo,

-          l’adozione di rigorosi criteri tecnici di sostenibilità della luce, gli stessi adottati da molti comuni, i requisiti di ben 11 leggi regionali,  delle leggi della Slovenia e della Repubblica Ceca, del protocollo ITACA sottoscritto dalle regioni per la sostenibilità energetico-ambientale nella bio-edilizia, quale strumento dimostratamente più efficace ed equilibrato per la salvaguardia di valori imprescindibili come la qualità della luce e la valorizzazione del territorio, la sicurezza stradale e delle persone, il confort visivo, la compatibilità ambientale, il risparmio energetico.

lightisLight-is ha come obiettivo quello di diffondere una cultura della luce più consapevole ed a misura d’uomo ed inoltre di:

- sostenere la progettazione della luce secondo criteri eco-compatibili,

- diffondere ad ogni livello  e senza confini, i propri principi etici,

- promuovere nuovi standard per il mercato e la produzione,

- fornire strumenti culturali e operativi ai propri associati.

Sicuramente obiettivi ambiziosi che pongono Light-is come un possibile riferimento etico e di qualità, per istituzioni e comuni, nell’attuale confusione di un mercato dela luce invaso da prodotti di bassa qualità provenenti dall’oriente “meno costosi” solo all’atto dell’acquisto e di decine di improvvisati produttori di apparecchi a led che ci promettono mirabolanti risparmi e risultati.

L’associazione ha un portale web (http://www.lightis.eu/) utile sia per comuni che per progettisti con decine di notizie ed informazioni, tecniche e di attualità, e gli estremi della Carta Etica della Luce per chi volesse iscriversi, inoltre è possibile contattarla ai seguenti riferimenti info@lightis.eu

 

Le considerazioni tecniche di ARPAV (Azienda Regionale di Prevenzione Ambientale del Veneto) sull’impianto di illuminazione del Molo di Ponente di Venezia danno ampiamente ragione a VenetoStellato.

La segnalazione di VenetoStellato al Comune di Venezia - Direzione Ambiente e Sicurezza del Territorio - Area della Tutele dell'Aria e delle Fonti Energetiche  del 7 maggio 2009, ha conseguito un risultato significativo.

Facendo seguito alla nostra segnalazione, il comune di Venezia ha prontamente affidato ad ARPAV il compito di redigere una specifica valutazione tecnica sugli elaborati di progetto, il cui esito ci è stato trasmesso proprio in questi giorni.

In particolare, il parere di ARPAV evidenzia come il progetto, in diversi punti, non garantisca il rispetto dei requisiti previsti dalla LR 22/97, oltre a comportare un eccessivo e non giustificato dispendio energetico.   ARPAV inoltre fa esplicito riferimento al testo della nuova Legge Regionale Veneta - di prossima emanazione - sul contenimento dell'inquinamento luminoso e sul risparmio energetico, rispetto alla quale la valutazione sul suddetto progetto dipana un giudizio ancor più pesante.

Nel dettaglio dalla risposta di ARPAV si evince che  gli impianti illuminanti in progetto risultano costituiti da:

-     n. 46 lampioni stradali dotati di lampade a vapori di alogenuri metallici di cui 36 lampioni con lampade da 400 W e 10 lampioni con lampade da 150 W,

-     n. 17 proiettori asimmetrici a parete di tipo per arredo dotati di lampade a vapori di alogenuri metallici da 400 W e 42000 Im di flusso con distribuzione asimmetrica con angolo di asimmetria 63°

-     n. 8 proiettori asimmetrici di tipo standard su sostegno metallico dotati di lampade a vapori di alogenuri metallici da 400 W e 42000 Im di flusso con distribuzione asimmetrica con angolo di asimmetria 60° ,

- n. 15 torri portaspecchi per illuminazione di tipo indiretto dotate ognuna di due specchi illuminati ognuno da gruppi di proiettori (nel progetto risultano n. 4 gruppi da 2 proiettori, n. 24 gruppi da 3 proiettori e n. 2 gruppi da 4 proiettori) con lampade a vapori di alogenuri metallici da 2000 W e 200000 Im di flusso. 

Dall'esame della documentazione relativa alle diverse tipologie di apparecchi illuminanti, ARPAV formula una serie di considerazioni tecniche dettagliate e puntuali.

I lampioni stradali sembrano poter rispettare i criteri stabiliti dalla Legge Regionale 22/97 (Allegato C punto 3) relativi alla limitazione dell'emissione di luce verso l'alto; tuttavia, nella documentazione di progetto non ci sono indicazioni relative alle caratteristiche dì direzionalità del flusso luminoso. Inoltre si prevede l'utilizzo di lampade a vapori di alogenuri metallici contrariamente a quanto suggerito al punto 1 - Allegato C della Legge 22/97 e nella zona servita da questi lampioni, il calcolo previsionale riportato nel progetto evidenzia valori di illuminamento  al suolo  significativamente superiori al minimo  richiesto per garantire la sicurezza.

 

Per quanto riguarda i Proiettori su sostegno metallico ARPAV rileva che “...I proiettori previsti, di tipo asimmetrico con angolo di asimmetria di 60°, se installati parallelamente al terreno, sulla base delle curve fotometriche fornite nel progetto, rispettano sia il punto 3 che il punto 4 dell'Allegato C della L.R. 22/97. Tuttavia nel progetto è previsto di installare questi proiettori non parallelamente al suolo, ma con un angolo di inclinazione dell3intensità massima rispetto alla verticale di 70 o 65 gradi; in queste condizioni i proiettori non possono rispettare il requisito dì cui al punto 4 dell'Allegato C della Legge 22/97 

Analoghe osservazioni anche per i Proiettori a parete per i quali non vengono riportati dati di dettaglio relativi alla distribuzione angolare del flusso.

Viene rilevato che “.....Nel progetto è previsto di installare questi proiettori con un angolo dì inclinazione dell'intensità massima rispetto alla verticale di 65 gradi, pertanto non è rispettato il requisito di cui al punto 4 dell'Allegato C della Legge 22/97. Si fa notare che questo tipo di proiettori non potrebbero rispettare il requisito di cui sopra nemmeno se installati parallelamente al suolo, nel qual caso l'angolo di inclinazione dell'intensità massima sarebbe di 63°.....  Ma le considerazioni più pesanti sono per le Torri portaspecchi che vengono di seguito integralmente riportate.  

Esse  sono costituite ognuna “ ......... di più proiettori di altissima potenza (da 2 a 4 per specchio) rivolti verso l'alto, la cui luce viene riflessa da coppie di specchi inclinati di 15°. Ogni specchio a sua volta è costituito da 11x11 microspecchi con curvatura concava. Nella documentazione di progetto non sono riportati dati relativi alla distribuzione angolare del flusso luminoso generata dall'insieme proiettore - riflettore per le combinazioni previste (2, 3 o 4 proiettori abbinati a una coppia di riflettori). E' riportato solo (pag. 140 - sez, 2.2.13) un diagramma fotometrico relativo al caso di abbinamento di un singolo proiettore con un singolo riflettore (non sono specificate le inclinazioni rispetto alla verticale del proiettore e del riflettore alle quali si riferisce il diagramma). 11 diagramma sembrerebbe evidenziare l'assenza di emissione verso l'alto. Tuttavia vi sono molteplici ragioni per ritenere che questo diagramma non rappresenti la situazione reale delle specifiche apparecchi arare di progetto:

- il diagramma si riferisce ad una configurazione diversa da quella prevista dal progetto (un proiettore + un riflettore mentre da progetto sono previsti per ciascuna torre due riflettori e da 2 a 4 proiettori).

-   non è specificato a quale configurazione relativa proiettore-riflettore si riferisca il diagramma (eccentricità del proiettore rispetto al riflettore, inclinazione del proiettore e del riflettore rispetto alla verticale). Questi parametri risultano critici per la valutazione della capacità del riflettore di intercettare l'intero flusso luminoso emesso dal proiettore.

Nel caso specifico non viene fornito il diagramma fotometrico dei proiettori', nella documentazione di progetto si ritrova solo un'indicazione relativa all'angolo di apertura del fascio luminoso emesso, che è dichiarato pari a 2 x 2°. L'angolo di apertura è definito come l'angolo rispetto alla direzione di massima intensità luminosa, al quale l'intensità si riduce al 50 % della massima. Da ciò discende che certamente un quota più o meno grande del flusso luminoso è emessa ad angoli superiori all'angolo di apertura (per conoscere esattamente l'entità di questa quota sarebbe necessario disporre dei dati fotometrici completi del proiettore; nell'ipotesi di una distribuzione gaussiana del flusso in funzione dell'angolo, ad esempio, il flusso ad angoli maggiori dell'angolo dì apertura sarebbe circa il 40 % del totale). Considerata la distanza proiettore/riflettore (7 metri), si può stimare che l'area di intersezione fra il cono corrispondente all'angolo di apertura e la superficie del riflettore sia approssimativamente un cerchio di diametro 50 - 60 cm. Dai disegni di progetto risulta che la collocazione dei proiettori è fortemente asimmetrica rispetto ai riflettori, e si può stimare che il cerchio di intersezione del cono di apertura disti dal bordo del proiettore non più di 10-15 cm, che corrispondono, considerata la distanza proiettore-riflettore, a circa 1,2 gradi di inclinazione rispetto alla verticale. Si può considerare quindi praticamente certo che una quota del flusso luminoso non sia intercettata dal riflettore, e sulla base della documentazione di progetto risulta quanto meno problematico poter garantire che questa quota sia inferiore al 3 % prescritto dalla normativa regionale ai punto 3 dell'Allegato C della Legge 22/97. Si fa notare che questo dato è fortemente influenzato dalla precisione di puntamento di ogni riflettore, in quanto una variazione dell'angolo di puntamento, anche in misura minima, può variare enormemente la quantità di luce che sfugge all'elemento riflettente. E' sufficiente infatti un cambiamento di poco più di un grado nell'inclinazione del proiettore rispetto alla verticale, per far sì che addirittura una parte del cono dì apertura esca dalla zona di intercettazione. Ciò nonostante, si nota che nella documentazione di progetto non vi sono indicazioni circa la tolleranza prevista sul posizionamento ed inclinazione dei proiettori, né indicazioni sugli accorgimenti previsti per garantire il corretto puntamento in fase di montaggio e di successiva manutenzione.

3)Anche al di là delle perplessità sopra espresse in merito alla possibilità che il sistema possa rispettare i requisiti della L.R- 22/97, si ritiene doveroso mettere in evidenza l'inopportunità, in una situazione ambientale globale nella quale assume assoluta rilevanza l'adozione di politiche di risparmio energetico, della scelta di sistemi illuminanti come quelli proposti, con un rendimento ottico estremamente basso (23 %), considerato che esistono soluzioni alternative, comunemente praticate, che consentono rendimenti molto più elevati. Si fa rilevare inoltre che questo tipo di apparecchi illuminanti è soggetto, rispetto ad altri, con l'uso, ad un maggior grado di deterioramento dell'emissione luminosa (basti pensare all'effetto dovuto al progressivo insudici amento e deterioramento che subiscono le superfici degli specchi riflettori con l'esposizione agli agenti atmosferici). Questo aspetto non è stato ignorato nella redazione del progetto, dove infatti, ai finì del dimensionamento dell'impianto illuminante, è stato considerato un fattore di manutenzione pari a 0,65 contro lo 0,80 considerato per gli altri tipi di apparecchi. Ciò di fatto ha comportato la necessità dì sovradimensionare ulteriormente l'impianto rispetto alle effettive esigenze di illuminamento, con un ulteriore degrado del già basso rendimento ottico e conseguente ancora   maggiore dispendio energetico. A ciò si devono aggiungere i maggiori costi di manutenzione, data la necessità di mantenere puliti i riflettori.

In conclusione, l'esame effettuato ha evidenziato come il progetto, in diversi punti, non garantisca il rispetto dei requisiti previsti dalla Legge Regionale 22/97, oltre a comportare un eccessivo e non giustificato dispendio energetico”.S

Le considerazioni formulate (quelle qui sopra esposte - N.d.R.) si riferiscono alla valutazione della conformità degli impianti rispetto ai requisiti previsti dalla vigente Legge Regionale 22/97. Si ritiene opportuno tuttavia segnalare che è all'esame del Consiglio Regionale la bozza di una nuova legge sull'inquinamento luminoso, che prevede crateri maggiormente restrittivi e obblighi più stringenti rispetto all'attuale...(omissis).... Risulterebbe ancora più problematico quindi, nel caso specifico, garantire il rispetto dei requisiti una volta entrata in vigore la nuova legge ......”. 

a cura di s.t.

 

In arrivo tredici torri al porto «Illumineranno anche il cielo»
la Nuova di Venezia 21 aprile 2009 pagina 13 sezione: CRONACA

Altro che risparmio energetico. Il Porto annuncia combustibili a base di alghe e progetti di contenimento dell’uso dell’energia e dell’inquinamento. Ma intanto dà il via a un nuovo megaimpianto di illuminazione con 13 torri e 200 kilowatt di potenza in Stazione Marittima, Molo di Ponente e Molo di Levante.
«E’l’ultimo ecomostro progettato in laguna», denuncia Leopoldo Dalla Gassa, presidente di Veneto Stellato, l’associazione regionale che si batte contro l’inquinamento luminoso, «un megaimpianto da 700 mila euro che consuma energìa come un paese di 15 mila abitanti». Un impianto che non sarebbe neppure a norma con le ultimi leggi, secondo l’esponente di VenetoStellato, già autore di denunce simili, per via del grande dispendio di energìa luminosa. Un sistema simile, ma molto più piccolo (tre torri faro) era stato progettato a Padova Est, poi modificato proprio dopo le denunce dell’associazione. «Abbiamo scritto all’Autorità portuale segnalando il caso, e abbiamo ricevuto risposta dall’ufficio tecnico che il progettista farà le verifiche in corso d’opera», dice Dalla Gassa. Il presidente del Porto Paolo Costa ha anche scritto all’associazione. «Ha ribadito che è sua intenzione ridurre il consumo di energìa», conclude Dalla Gassa, «ma intanto continuano su questa strada sbagliata. Quante alghe ci vorranno per mantenere un impianto luci così inquinante e sovradimensionato?» (a.v.)

 

La Basilica cambia luce    da Il Giornale di Vicenza del 14-04-2009

ll Comune di Vicenza approva il progetto da 600mila Euro per ridisegnare il sistema di illuminazione intorno al monumento

Una "striscia luminosa" valorizzerà la grande cupola Speciali proiettori saranno dedicati a piazze e palazzi

 Sul Giornale di Vicenza di oggi 14 aprile spicca la notizia del nuovo look di luce previsto per la Basilica palladiana, in un articolo di Gian Marco Mancassola.

 << C'è il via libera al progetto definitivo per ridisegnare il sistema di illuminazione intorno al monumento e nelle piazze che lo incoronano. La delibera è stata approvata dalla giunta su proposta dell'assessore ai Lavori pubblici Ennio Tosetto. Il preventivo prospettato ammonta a 600 mila euro.

IL CONTESTO. Il piano è una tappa del lungo viaggio intrapreso dal Comune per restaurare la Basilica e riqualificare il sistema della piazze che la circondano. Un'operazione che finora ha potuto contare su un contributo extralarge della Fondazione Cariverona, che ha elargito 15 milioni di euro. «I lavori di restauro - si legge nella delibera approvata dalla giunta - sono in corso di avanzata esecuzione». Quindi «si intravede come urgente la necessità di procedere alla realizzazione dell'illuminazione del sistema delle piazze».

L'ILLUMINAZIONE. Particolare accento è stato posto in fase di progettazione all'illuminazione. Due sono gli obiettivi. Il primo: «La fruibilità e la sicurezza della viabilità pedonale, eliminando le zone buie». Il secondo: «Evidenziare le emergenze architettoniche, da raggiungersi illuminando la Basilica e le facciate significative dei palazzi storici. In particolare questa realizzazione dovrà essere molto curata dal punto di vista scenografico per evitare sia l'appiattimento dei prospetti, sia un eccessivo contrasto tra superfici troppo diversamente illuminate».

LA STRISCIA LUMINOSA. Il piano assegna all'illuminazione della cupola un ruolo di primo piano. «Le sorgenti luminose previste saranno tutte a luce bianca, con elevato indice di resa cromatica ed elevata resa energetica; particolare attenzione sarà posta nell'evitare l'inquinamento luminoso. Per illuminare la grande volta di copertura in rame appena restaurata - si legge nella relazione - si ipotizza una sorgente luminosa disposta in modo continuo lungo le mondanature del tetto; questa "striscia luminosa continua" di energia molto debole e regolabile per intensità, sarà schermata verso l'alto e fornirà, quindi, solo una tenua luce radente sul rame. Si ritiene che questa soluzione possa polarizzare l'attenzione dello spettatore».

I PROIETTORI. Per l'illuminazione delle piazze e delle pareti degli edifici saranno utilizzati proiettori equipaggiati con lampade di diversa potenza a seconda dell'oggetto da illuminare».

I lavori previsti sono già stati approvati dalla Sovrintendenza ai Beni architettonici. Il progetto prevede un importo di 600 mila euro e sarà presentato dal Comune alla Fondazione Cariverona richiedendo un nuovo finanziamento>>.

C'è da sperare che la nuova illuminazione risponda completamente alla legge veneta ora in vigore.   Sul Giornale vi è lo spazio per le osservazioni dei lettori

(a cura di s.t.)

 

La Bandiera di Venetostellato 2009.

In data odierna, è stato contattato dal segretario di VenetoStellato Roberto Biondani, un responsabile dell’illuminazione pubblica dell'Agsm di Verona, per conferire la Bandiera di Venetostellato 2009 come già convenuto all'assemblea Generale di Nove il 31 gennaio scorso.

L'Agsm di Verona gestisce per il Comune oltre 50.000 impianti di illuminazione pubblica e già dal 1997, come richiesto dalla legge 27 giugno 1997 n°22, applica quanto previsto in base  i criteri dell'allegato C, in perfetta conformità alla legge stessa, e in questi anni verificato. 

Nel link: http://www.agsm.it/notizia.asp?IDCategoria=48&IDNotizia=1063 si descrive brevemente quanto fatto da Agsm.

A presto l'incontro con il Presidente dell'Agsm per la consegna del Gagliardetto di Venetostellato, in concomitanza alla giornata organizzata dalla Trasmissione di Radio2 Caterpillar:  M’illumino di meno 2009.

S.T.

IL GIORNALE DI VICENZA, martedì 09/12/2008.

IL CASO. Le associazioni di astrofili protestano contro gli impianti di  illuminazione del parco


Inquinamento luminoso con i fari della Favorita
di Luigi Centomo

Splendido il parco della Favorita, ma gli impianti di illuminazione non sono  a norma e già hanno mostrato i propri limiti, non senza qualche rischio per gli entusiasti utenti e frequentatori serali del parco da poco aperto al pubblico.
A segnalare che nell'area sono presenti impianti di illuminazione pubblica fuori regola, «che violano palesemente le norme esistenti in materia di inquinamento luminoso, come stabilito dalla legge regionale 22/97», è Carlo Negri, referente di zona di Veneto Stellato e vice presidente di Cieli Perduti, associazione valdagnese che gestisce l'osservatorio di Marana e che svolge attività nel settore dell'astrofilia, coinvolgendo cittadini e scolaresche.
Faceva parte del Dopo lavoro aziendale Marzotto ma, dopo lo sfratto, si è resa autonoma mantenendo comunque il legame con Valdagno.
La protesta è stata messa nera su bianco, con un esposto indirizzato al sindaco, Alberto Neri. «Gli impianti installati nel parco pubblico “Favorita” - scrive Negri - sono costituiti da faretti a pavimento rivolti allo zenith nei vialetti del percorso, tra gli alberi ed a fianco delle scalinate. Si fa
presente, inoltre, che l’impianto risulta pericoloso per l’incolumità pubblica in quanto, così installato, abbaglia i frequentatori del parco, non permettendo l’ottimale visione degli scalini, in particolar modo nella fase di discesa dalla gradinata principale».
Proprio come avvenuto in una delle serate successive all’inaugurazione ed all’apertura al pubblico del parco: per evitare che le persone, arrivate per un'osservazione della volta celeste, fossero abbagliate con il rischio di ruzzoloni lungo la gradinata, gli specialisti di Veneto Stellato erano stati
costretti a coprire i faretti a pavimento con una certa quantità di ghiaia.
Il presidente Negri ha invitato il Comune a verificare quanto segnalato e, di conseguenza, a far sì che vengano ripristinate condizioni di sicurezza, nonché che siano rispettate le norme in materia.
A questo proposito, come stabilito dalla legge, Veneto Stellato ha chieso «di partecipare ad ogni procedimento di scelta tecnica e di essere tempestivamente informata di ogni atto e documento, anche istruttorio, adottato dall’Amministrazione» .

 

Sossano - Il Giornale di VICENZA

Martedì 21 Ottobre 2008

SOSSANO. Il sindaco cerca la collaborazione dei Comuni limitrofi Lampioni nuovi gratis e a basso consumo


di Claudia Milani


Lampioni nuovi a basso consumo energetico in ogni via del paese. Il tutto  senza spendere un euro. È questo l’obiettivo dell’amministrazione di Sossano che, proprio in questi giorni, ha preso contatti con “Energie e infrastrutture - en.in esco” del Gruppo ICQ, lo stesso che ha realizzato il primo, enorme impianto eolico del Veneto, a Badia Calavena, in provincia di Verona.
Benché proprio in questi giorni l’Esco Berica abbia iniziato a muovere i primi passi con l’approvazione dello statuto da parte dei diciotto centri coinvolti, il sindaco Giuseppe Cavallaro preferisce non perdere tempo prezioso.
«Credo che ci vorrà ancora tempo prima che questa “energy saving company” diventi effettivamente operativa - spiega infatti - quindi perché, nel frattempo, non cercare di concretizzare qualche utile progetto, magari coinvolgendo i paesi limitrofi?»
Attualmente, per l’illuminazione pubblica, Sossano spende circa 50mila euro all’anno; con il nuovo impianto si potrebbe risparmiare fino al 60%. La soluzione consiste in fornitura, installazione e manutenzione del sistema di telecontrollo dei punti luce sparsi in tutto il paese. L’unico ostacolo, almeno per ora, viene dal numero di lampioni. Sossano, complessivamente, ne ha solo mille, ma l’azienda ne richiede un minimo di cinquemila. «Crediamo nella validità di questo progetto - conclude il primo cittadino - quindi pensiamo d’interpellare i comuni limitrofi». Oltre ad avere un impianto nuovo, l’amministrazione potrebbe contare su manutenzione gratis e su lampioni che, dopo dieci anni, diverrebbero di sua proprietà. Non solo: i soldi annui risparmiati andrebbero divisi tra le due parti, concordando prima in che percentuale.

 

Da L'ARENA di Verona  del 24 agosto 2008 pag. 29


LA SOLUZIONE. Il Veneto vanta una legge all’avanguardia, ma non è applicata:
eppure basta poco per risparmiare

No all’inquinamento luminoso e impianti a basso consumo


Tutelare l’ambiente e risparmiare garantendo sicurezza si può: «Non serve  spegnere la luce, basta illuminare meglio». Pochi lo sanno ma il Veneto è stata la prima regione, nel 1997, a promulgare una legge sull’argomento: peccato che da allora si stia ancora attendendo la stesura dei regolamenti ai quali pubblico e privato si sarebbero dovuti attenere. «Il Pat, nuovo strumento
urbanistico intercomunale, affronterà anche questo tema con norme precise. Il Comune», ha detto il sindaco Dal Cero, «ha contattato alcune ditte per la sostituzione degli impianti di illuminazione con quelli a basso consumo».
Luca Zaggia, componente di Veneto Stellato, ha confermato: «In cinque anni, col risparmio, il nuovo impianto si ripaga. Ci sono anche ditte che rifanno la rete della pubblica illuminazione a costo zero per i Comuni ma tenendosi proprietà, e risparmio, per 10 anni».
Il problema della Val d’Alpone sta nelle parole di Luigi Giarolo, «gastrofilo»: «Da Campofontana in giù l’orizzonte non è stelle, ma una continua linea luminosa». E’ così dappertutto, anche se l’osservatorio di Cattignano dovrebbe godere di una fascia protetta, prevista per legge dai 10 ai 25 chilometri a seconda della natura dei siti. Il danno, secondo i GASTROFILI, è immenso, «perchè l’inquinamento luminoso può propagarsi fino a 300 chilometri».
Inquinare vuol dire «illuminare il cielo», ha detto Zaggia, «cioè un’idiozia per di più costosa». Tra buio e spreco la soluzione si chiama «cappello del prete», cioè i lampioni con la calottina. «La luce la mandano solo dove serve, e se sono posizionati bene, ne basta uno ogni 40 metri. Le palle luminose illuminano solo verso l’alto», ha aggiunto Zaggia. Basta fari sparati verso il cielo, servono lampioni col "cappello" o fari inclinati e con vetro piano: «Su 60 metri di strada l’impianto a palle (costo 20 mila euro) dà efficienza del 56 per cento, resa del 50 e perdita di 250 euro l’anno. Quello con lampade a calottina costa massimo 9 mila euro, rende l’80 per cento e perde 96 euro».
Fa differenza anche la potenza: «Più si illumina, meno ci si vede, è l’abbagliamento. La luce sufficiente in centro è quella che mi permette di leggere il giornale, ma se il centro sembra un casello autostradale, quando mi sposto in una via defilata e illuminata mi sento al buio. Basta poco per sposare risparmio e sicurezza».P. D.C.

 

Da L'ARENA di Verona  del 24 agosto 2008

SAN GIOVANNI ILARIONE. Il Comune ha ridotto la pubblica illuminazione nel capoluogo mentre le frazioni sono al buio

articolo di Paola Dalli Cani

San Giovanni Ilarione rimane quasi al buio, di notte, per contenere le spese di energia. Da qualche giorno la Giunta del sindaco Domenico Dal Cero ha deciso di spegnere, da mezzanotte alle sei del mattino, l’illuminazione pubblica nelle frazioni e di razionare, riducendo il numero di punti luce accesi, anche l’illuminazione del capoluogo dalle dieci di sera: «La spesa dei consumi per l’energia elettrica è in costante aumento, le entrate sono in caduta libera e non ci si sta più dentro», spiega il primo cittadino.

Tutto è legato alla difficile situazione delle casse comunali: «Il mattone fermo che non garantisce risorse da oneri di urbanizzazione, trasferimenti che sono un ricordo, l’Ici che ha incassato lo Stato e le tariffe che volano: non potevo fare altrimenti», ammette. E spiega che questo provvedimento servirà a monitorare i consumi e a trovare soluzioni «low cost», cioè a basso costo, dall’uso di lampadine intelligenti a sistemi di illuminazione che garantiscano il contenimento dei consumi, dalla riduzione della potenza di luce erogata e così via.

In paese il malcontento serpeggia, soprattutto perchè nessuno si è dimenticato che, giusto un anno fa, l’emergenza ilarionese si chiamava furti in abitazione: «Prima il Comune chiede contributi per il potenziamento della pubblica illuminazione, presentando la richiesta come intervento per la sicurezza, e poi spegne i lampioni», dice qualcuno. Qualcun altro, che era presente, ricorda come proprio per discutere di sicurezza e per avere consigli preziosi, l’anno scorso il Lions club Valdalpone organizzò una serata pubblica dedicata al tema. «L’illuminazione venne presentata dai carabinieri come uno dei sistemi più semplici per scoraggiare i ladri: adesso che si fa?».

Domenico Dal Cero pare stupito delle contestazioni: «In Comune non è venuto nessuno a lamentarsi, caso mai qualcuno mi ha fermato per strada e quando ho spiegato che sono stato costretto a prendere questa decisione, ha capito e condiviso».

Che tagliare le spese sia diventato lo sport ilarionese lo dimostra anche il provvedimento con cui sono stati rescissi i contratti telefonici dei cellulari in uso in Comune: due utenze all’ufficio tecnico, due agli operai del Comune, due alla polizia municipale e i due che utilizzavano l’assessore alla cultura Augusto Gambaretto e il vice sindaco Thomas Pandian: «Provvedimento previsto dalla Finanziaria», dice quest’ultimo se si ipotizza che anche questo taglio si sia reso necessario per racimolare qualche migliaio di euro. Prima di questa sforbiciata, erano stati chiusi altri due cellulari, ma in quel caso a due operai passati in carico a Acque Veronesi.

Stando alle ultime bollette annuali, comunque, con l’azzeramento dei cellulari del Comune si risparmieranno tremila euro l’anno.

Intanto il paese è al buio, e gli unici che potrebbero festeggiare sono gli appassionati delle stelle: di recente il gruppo Gastrofili, associazione che ha sede a Cattignano, aveva organizzato una serata pubblica sull’inquinamento luminoso spiegando che la volta celeste è un bene da tutelare, soprattutto in luoghi, come a San Giovanni, dove sorgono osservatori: non fosse per le bollette, verrebbe da pensare che il Comune li ha presi in parola.

 

Vittorio Veneto (dal Gazzettino del14 giugno 2008)

Maxi insegne pubblicitarie, Il Carroccio fa marcia indietro  

La Lega fa retromarcia sulla proposta di modifica del piano comunale degli impianti pubblicitari. Colpo di scena verso la fine del consiglio comunale di giovedì scorso, che stava discutendo la variante numero 2 al piano generale degli impianti pubblicitari. Una proposta che ha ben presto iniziato ad insospettire l'opposizione di centrosinistra: "L'amministrazione ha proposto di concedere ai negozi con una superficie superiore ai 2500 metri quadrati di vendita, situati in città, la possibilità di installare insegne grandi fino a 50 metri quadrati (oggi il limite è molto più basso, ndr), con tanto di licenza di fare arrivare l'insegna ben oltre il livello del tetto del negozio - spiega Adriana Costantini (Sd) - oltre ad essere pesante in termini di inquinamento luminoso mi è parso un provvedimento "ad personam", pensato per il nuovo supermercato che sorgerà in via Matteotti, a San Giacomo, e che è già in avanzato stato di costruzione". Opinione simile l'hanno avuta altre forze di opposizione, tra cui il Pd. Dopo le proteste dell'opposizione, la stessa Lega ha ricordato che in Regione sta per essere discussa una proposta di legge del Carroccio sui limiti di inquinamento luminoso , motivo per il quale potevano emergere "interferenze" con la variante vittoriese. La proposta è stata quindi ritirata. Scartata l'ipotesi di riproporre l'argomento nel consiglio convocato per giovedì 19, se ne riparlerà probabilmente in piena estate.

 

Dal GAZZETTINO dell' 8 maggio 2008 - Segusino (TV)

Immobili pubblici, il Comune pensa al fotovoltaico


La decisione dell'amministrazione comunale di spegnere le luci del campanile è ritornata in consiglio comunale nell'ultima seduta. Questa volta, non per polemiche, ma per una lettera scritta da Silvano Tocchet, segretario di Venetostellato, il coordinamento regionale contro l'inquinamento luminoso , che, dopo aver letto la notizia sulla stampa, ha pensato di inviare un messaggio di stima al sindaco Guido Lio. Il primo cittadino ha riferito, quindi, in consiglio il contenuto del testo. Oltre alle parole positive verso l'amministrazione, Tocchet ha fornito dei suggerimenti inerenti il risparmio energetico, che potrebbero risultare utili anche ad altri sindaci. «Esiste in Veneto - scrive Tocchet a Lio - una legge regionale, la numero 27 del giugno 1997, che obbliga gli impianti di pubblica illuminazione ad avere a corredo un progetto illuminotecnico (in quanto devono essere rispettati i parametri di luminanza ed illuminamento previsti dalle Norme Uni- allegato C par. 2È) e impedisce agli apparecchi illuminanti di disperdere oltre il 3\% del flusso luminoso . Se gli impianti fossero progettati con questi criteri, nel suo comune probabilmente si potrebbe risparmiare dal 30 al 50\% di energia elettrica, pur rispettando le norme vigenti". E a fronte di un bilancio comunale che la maggioranza continua a definire in termini drammatici, Lio si è dichiarato soddisfatto del consenso manifestato da Tocchet. L'amministrazione comunale sta studiando, comunque, la possibilità di ricorrere al fotovoltaico per gli immobili pubblici.

Maria Pia Simonetto

 

Dal Gazzettino del 3 aprile 2008 - L'amministrazione comunale di Segusino spegne l'illuminazione della torre campanaria

L'amministrazione comunale di Segusino ha spento la luce della torre campanaria. Nell'ambito di una serie di tagli pesanti e diffusi e in un'ottica di forte contenimento della spesa, il gruppo di maggioranza ha ritenuto opportuno fare questa scelta che, inevitabilmente, ha suscitato qualche polemica.
«Nel 2007 - spiega il sindaco Guido Lio - per l'illuminazione del campanile il Comune ha speso 2.538,34 euro, più o meno 400 a bolletta. Ora, data la situazione finanziaria del Comune, dobbiamo cercare di fare economia in tutti i settori dove è possibile farla».
L'argomento è stato affrontato anche nel corso dell'ultima seduta del consiglio comunale, durante la quale sono state riferite alcune critiche da parte dei cittadini in merito a questo provvedimento.

 

 Se la luce inquina paga l’Amministrazione.

Dal IL SOLE 24 ORE apprendiamo che “Sono risarcibili anche i danni da inquinamento luminoso”. Lo ha stabilito la Cassazione (la 3^sezione con la sentenza n° 3130 dell’8 febbraio 2008) che ha accolto il ricorso di un imprenditore agricolo che aveva chiesto il risarcimento dei danni subiti per la perdita della produzione del suo fondo a seguito di alterazione della “fotosintesi vegetale” prodotta dalle lampade di illuminazione collocate dall’ANAS lungo la Via Aurelia confinante con il suo fondo.

Si tratta di una sentenza importante che permette di vedere sotto  una nuova angolazione  situazioni simili, spesso ricorrenti anche dove sono in vigore leggi regionali sull’inquinamento luminoso.

La Cassazione ha dunque ribaltato l’orientamento dei giudici di merito i quali avevano inizialmente respinto la domanda di risarcimento assumendo che la responsabilità ex art. 2043 del Codice civile sarebbe stata configurabile in capo all’ANAS solo ove fosse stato dimostrato che le modalità e le caratteristiche dell’opera erano “esorbitanti rispetto alle sue finalità”.

La Corte sostiene che sia necessario verificare l’esistenza di accorgimenti tecnici che possano rendere meno invasiva l’opera pubblica, nel rispetto della regola del “neminem laedere” per cui la Pubblica Amministrazione è tenuta  ad adottare tute le misure necessarie a impedire che l’opera arrechi al privato un danno ingiusto.

Nell’articolo a firma di Paola Maria Zerman si legge che “……. la discrezionalità e conseguente insindacabilità da parte del giudice ordinario dei criteri coi quali l’Amministrazione realizza un’opera pubblica trovano un limite nel dovere di osservare le leggi che reggono tale attività e in più le comuni norme di diligenza e prudenza poste a tutela non solo dell’incolumità dei cittadini, ma anche del loro patrimonio che , nella fattispecie, costituisce espressione dell’attività imprenditoriale del privato ..…”.

L’inosservanza di tali norme comporta la responsabilità dell’Amministrazione per i danni arrecati a terzi anche se l’opera abbia perseguito il fine pubblico per il quale è stata progettata e realizzata.

Deve essere essere quindi accertato dal giudice ordinario e verificato che vi siano:

a)      la sussistenza di un evento dannoso;

b)      la qualifica del danno come ingiusto perché lesivo di un diritto del cittadino;

c)      la riferibilità del danno a una condotta dell’Amministrazione;

d)      l’imputabilità dell’evento dannoso alla Pubblica Amministrazione perché in violazione delle norme tecniche e di diligenza e prudenza..

Nel corso del processo la consulenza tecnica aveva accertato l’errato posizionamento delle lampade e l’eccesso di luminosità dell’originario impianto di illuminazione sostituito dopo poco tempo dal completamento dell’opera, circostanze dalle quali la Cassazione ha dedotto la violazione colposa delle regole di cautela che regolano gli impianti di illuminazione con conseguente obbligo di risarcimento dei danni provocati.

A escludere la responsabilità per danni della Pubblica Amministrazione nella costruzione di un’opera pubblica non è quindi sufficiente la “congruità della stessa con il fine pubblico da soddisfare” (nel caso in oggetto l’illuminazione della strada), ma l’adozione di quei requisiti tecnici volti a evitare danni a terzi.

 (tratto da IL SOLE 24 ORE)

 

Illuminazione pubblica  (dal Gazzettino del 16 gennaio 2008)

Inquinamento luminoso, Fregona punta alla bandiera di Venetostellato

 Anche Fregona s'illumina di meno. Non in occasione dell'ora e mezza di luci spente organizzata per ieri venerdì dalla trasmissione Caterpillar, ma con un'iniziativa meno vistosa ma di più duraturo effetto. Il consiglio comunale di martedì 19 alle 20.30 ha infatti come quinto punto all'ordine del giorno l'approvazione del "regolamento per il miglioramento dell'illuminazione pubblica e privata esterna attraverso il contenimento del consumo energetico e l'abbattimento dell'inquinamento luminoso". Spazio quindi alle lampade basso consumo e stop a quelle che puntano verso l'alto, sprecando inutilmente luce.

 "Intendiamo gradualmente cambiare tutta l'illuminazione pubblica non a norma" spiega il sindaco Giacomo De Luca. "Se sarà approvato il regolamento Fregona otterrà, unico comune in tutto il Veneto, la bandiera arancione di Veneto Stellato", annuncia Silvano Tocchet, presidente dell'associazione Astrofili di Vittorio Veneto. La bandiera è il premio che Veneto Stellato consegna ai comuni che mostrano sensibilità contro l'inquinamento luminoso: l'anno scorso la vinse Colle Umberto, assieme ad altri tre comuni veneti. Lo stesso Tocchet ha collaborato con l'amministrazione per la redazione di questo regolamento, che segue un modelllo base proposto dalla stessa Veneto Stellato.All'ordine del giorno del consiglio comunale anche la variante urbanistica necessaria per la struttura polivalente da realizzare vicino allo stadio. "Una parte sarà già pronta a ottobre, in occasione delle sagre (di Fregona e Osigo)", garantisce De Luca.

 

Da La Stampa, articolo di Piero Bianucci, relativo al meteorite del Perù:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=49&ID_articolo=107&ID_sezione=72&sezione=

"E a proposito di buio, l’ultima nota riguarda proprio la sempre più violenta aggressione dell’inquinamento luminoso. L’astrofilo di Alessandria Giancarlo Gotta, riprendendo una segnalazione di www.cielobuio.it mi segnala che il professor Soardo continua a far danno con le sue dispense per il corso ai tecnici della Provincia di Torino (vedi il sito stesso), mentre in provincia di Alessandria si moltiplicano i laser sparati verso il cielo. Scrive Gotta: “prima stavo combattendo il faro rotante del "Bingo" di Alessandria, ora la Space Cannon viene addirittura ospitata in uno stand di "Ecolavori", manifestazione patrocinata da Comune e Provincia di Alessandria e dalla Regione Piemonte dopo aver appena finito di commemorare il proprio titolare non con fiori e opere di bene ma con fari che illuminano il cielo fino all'Astigiano ("La Stampa", Alessandria, 9 agosto 2007). Ovviamente si è portato all'interno di "Ecolavori" un bel faro rotante che sta inondando il cielo sopra Alessandria di altra luce: e ciò grazie a una manifestazione che dovrebbe promuovere le fonti di energia rinnovabili”.

 

LA NOTTE NERA

LAMPIONI SPENTI E SOLO CANDELE, ASIAGO LANCIA LA 'NOTTE NERA'   (fonte Agenzia ANSA)


ASIAGO (VICENZA) - Una città di montagna al buio, illuminata solo da centinaia di candele, animata da trampolieri e balletti aerei: così si è presentata con successo ieri sera Asiago, capoluogo dell'Altopiano dei Sette Comuni, per la prima edizione della Notte Nera, manifestazione in controtendenza rispetto alle inflazionate 'notti bianche'. Il concetto di partenza è analogo: godere della notte e delle sue suggestioni; ma l'appeal in questo caso, per abitanti e turisti, é stata possibilità di vivere Asiago com'era un tempo, prima dell'illuminazione elettrica, con il buio rotto solo dalle luci fioche delle candele.

Una situazione ideale per gli astrofili, che ad Asiago, con l'osservatorio di Cima Ekar, hanno una delle loro capitali. La Notte Nera è stata infatti anche un messaggio contro l'inquinamento luminoso, che limita sempre più la possibilità di osservare la volta stellata. Asiago per una notte è tornata indietro nel tempo, spegnendo a partire dalle 20.30 tutta l'illuminazione pubblica del centro e delle vie adiacenti. Contemporaneamente sono state accese centinaia di candele lungo le strade e sui marciapiedi.

La gente si è riversata in piazza, dove si esibivano trampolieri, che eseguivano giochi pirotecnici, e ballerine che sulle pareti della torre civica del municipio, legate e sospese nel vuoto, si esibivano in numeri di 'danza verticale'. In piazza del Duomo, grazie ad un maxi schermo in collegamento con l'Osservatorio astronomico, il pubblico ha potuto godere invece delle immagini delle stelle e degli altri oggetti della volta celeste estiva.

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(Dal Giornale di Vicenza)

Una città buia e oscurata, illuminata dai fuochi degli artisti di strada e dalle candele portate in piazza dall’organizzazione. Suggestione a cielo aperto.
Ha avuto un successo insperato dagli stessi organizzatori la manifestazione “La Notte Nera”, ideata dal consigliere Carlo Arduini ed organizzato in collaborazione con il Comune di Asiago e la Pro Loco.
L’evento che si è svolto nel centro di Asiago sabato sera, aveva un duplice obbiettivo, richiamare i turistiche ancora soggiornano in Altopiano e sensibilizzare le persone a combattere l'inquinamento luminoso, che nega la possibilità spesso di godersi lo spettacolo stellato.
È quasi un’immagine spettrale quello che accoglie chi arriva da fuori Asiago vedendo «la più piccola ma più luminosa città d'Italia», come la definì Gabriele D'Annunzio, completamente oscurata con tutta l’illuminazione pubblica, e buona parte di quella privata, spenta.
Solo la luce data dalle centinaia di candele accese lungo le vie e le piazze del centro illuminano il paese mentre prendeva inizio i vari spettacoli preparati.
Prima una coppia di ballerine sospese dalla Torre Civica hanno deliziato le migliaia di persone assiepate in Piazza Carli con evoluzioni aeree e coreografie volanti sulle note di un sassofono. Poi lungo il Corso IV Novembre saltimbanchi e trampolieri hanno divertito grandi e piccoli con le loro performance e giochi pirotecnici, in spettacoli che hanno ricordato la più celebrata festa buskers di Ferrara, animando piazze e strade per il divertimento di tutti. Poi dal maxi schermo in collegamento con l’Osservatorio astronomico di Asiago allestito sul sagrato del Duomo, astronomi dell’Osservatorio hanno guidato i presenti nell’osservazione del cielo reso nitidissimo dall’oscuramento delle luci artificiali che tanto disturbano l’osservazione da parte degli studiosi.
«Voglio esprimere un sentito ringraziamento per l’adesione in massa da parte della cittadinanza e dei commercianti, che hanno risposto convinti al nostro invito a spegnere le luci artificiali, contribuendo a creare un’atmosfera magica in tutta la città», ha dichiarato l'assessore al Turismo, Roberto Rigoni.
«Un’iniziativa accolta con grande entusiasmo da parte di tutti, sicuramente da riproporre l'anno prossimo». O magari già quest’inverno con la neve suggerisce il consigliere Arduini in un sussurro per non sciupare la magia creata dalla Notte Nera.

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Fonte Gazzettino 25 agosto - Asiago

Se in molte località italiane e anche del Nordest impazza la moda delle notti bianche, Asiago viaggia in controtendenza proponendo la Notte Nera . Anziché riempirsi di luci, stasera, nel centro del capoluogo altopianese e nelle contrade, verrà spenta l'illuminazione artificiale per creare un'atmosfera magica e suggestiva. L'obiettivo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle problematiche dell'inquinamento acustico e luminoso. Proprio in Altopiano, una decina d'anni fa, finì davanti al Giudice di pace, si registrò il primo caso in Italia di inquinamento luminoso dopo la denuncia dell'Osservatorio astronomico nei confronti di un locale che con le luci disturbava la visione notturna degli astronomi.

Stasera il centro di Asiago si presenterà illuminato soltanto da fiaccole e luci non elettriche. Nelle piazze e nelle vie si svolgeranno vari spettacoli e dalla centralissima Piazza Carli si osserveranno le stelle in collegamento diretto con l'Osservatorio astronomico.

Il programma della Notte Nera è il seguente: alle 20.30 spegnimento delle luci del centro e delle principali vie adiacenti; alle 21 accensione dei candelabri collocati ai giardini, nelle vie cittadine e nei negozi; alle 21.30 inizio spettacolo di danza verticale sulla Torre Civica del municipio di Asiago; alle 22 inizio osservazione delle stelle da piazza Carli; alle 23 inizio della seconda parte del balletto verticale sulla Torre Civica del municipio, mentre per le vie del centro i trampolieri si esibiranno in spettacolari giochi di fuoco.

Proprio per rendere l'evento il più suggestivo possibile l'Amministrazione comunale ha invitato i commercianti e tutta la popolazione, anche con l'ausilio di volantini, ad aderire all'iniziativa, tenendo spente le luci elettriche fino alla conclusione della serata, prevista intorno mezzanotte . Mai come in come occasione alla Notte Nera di Asiago c'è davvero il bisogno di tutti.

Luca Pozza

 

Lettera di Luca Zaggia (Segretario di VenetoStellato) al Sindaco di Venezia Massimo Caciari

 

Egr. Sig. Sindaco,
le scrivo dopo aver letto la sua intervista al Corriere in tema di illuminazione di monumenti ed edifici pubblici. Nella suddetta intervista lei stesso auspica l'adozione di strumenti normativi atti a regolamentare la diffusione dell'assurdo fenomeno della sovrailluminazione e degli sprechi ad esso connessi.
La Regione Veneto ha una legge che ben si guarda dal fare applicare e nel comune da lei amministrato innumerevoli sono le violazioni. A seguito di una denuncia sull'impianto di illuminazione del parco di San Giuliano era partito, grazie all'interessamento di suo fratello allora assessore un tavolo tecnico per l'adozione di un piano dell'illuminazione del comune di Venezia. Dopo la pausa elettorale (diversi mesi) il tavolo aveva ripreso le sue attività con l'assessore Fincato. Dopo una prima riunione la cosa si è arenata e non se ne è più saputo nulla.
Vista la sua sensibilità torno a chiedere, questa volta direttamente al primo cittadino, è possibile che si riprenda la discussione e che si veda entro tempi ragionevoli l'adozione di questo provvedimento? La ringrazio tantissimo,

Luca Zaggia.   

 

 

Riportiamo l'intervista a Massimo Cacciari del Corriere della Sera del 18 aprile 2007 e (sopra) la lettara di Luca Zaggia.

Se la luce diventa ossessione
Il sindaco filosofo e l'ansia da illuminazione globale: «E' lo specchio della crisi di identità delle metropoli»
La luce è ciò che rende visibili tutti gli enti, e quindi anche noi stessi e il mondo. Per questo motivo, la luce è all’origine di molte spiegazioni religiose e scientifiche sulla nascita dell’universo. Per questo il mondo cerca di restare sempre acceso e per questo rischia di danneggiare le proprie risorse energetiche.

Se Aristotele scriveva nel «De Anima» che «la luce rende i colori che sono in potenza in atto», il filosofo- sindaco Massimo Cacciari, architetto honoris causa dall’università di Genova, accende la luce sul tema su un’età antecedente quella del filosofo greco.
«Il tema della luce domina la cultura filosofica e le tradizioni religiose, non solo europee, sin dall’inizio. Basti pensare al ruolo simbolico che la luce svolge nella Genesi, nella filosofia greca e nel platonismo, dove aspetti religiosi e filosofici si fondono. In questi contesti emerge in un duplice aspetto. Una dimensione è quella per cui la luce è condizione generale dell’apparire, e quindi un Inizio sovraessenziale dove non è l’elemento dell’apparire bensì la condizione dell’apparire stesso. In secondo luogo, la luce emerge anche come ciò che noi vediamo, tanto che Euripide diceva "dolce è vedere la luce"».

È sia potenza che atto, insomma?
«Diciamo che la luce è così articolata: la lux è il sovraessenziale (il Sole del sole); il sole è il lumen che si moltiplica nei raggi. Quando la luce è oggetto della visione, parliamo di lumen . Lux, lumen , radium e splendor sono le articolazioni della luce».

Dunque la luce, nella sua rticolazione in raggi è anche elemento di congiunzione tra Oriente e Occidente, almeno attraverso il più celebre trattato di Al Kindi, il «De Radiis». E in entrambe le tradizioni è segno di potere, basti pensare al ruolo che assume la luce nel «Paradiso» di Dante...
«La luce rappresenta il potere divino perché è scritto nel "Vangelo" di Giovanni, che riprende il tema biblico di Dio come luce. Dio è lux, il figlio è lumen . L’analogia tra padre e figlio dominante nell’iconologia cristiana fa riferimento alla luce. La lux, creando, diventa lumen e i raggi sono le creature, i raggi sono la molteplicità. Questo è l’universo teofanico ed è anche la descrizione della luce come sistema di potere e diffusione».

Poi la luce, nella tradizione occidentale, diventa elemento di progresso, sino ad arrivare all’uso dell’energia e alla prima abitazione privata illuminata nel 1880.
«La storia della luce si accompagna a quella della scoperta scientifica fin da subito, già dalla ricerca copernicana e poi con l’Illuminismo, che vuol dire appunto rischiaramento ».

Questa descrizione è valida ancora oggi? Paul Virilio parla di luce come simbolo di potere per le città...
«Certamente. La luce è in tutta la tradizione un simbolo di onnipotenza. È l’Uno da cui tutte le differenze provengono e in cui tutte le differenze tendono a risolversi. C’è una forte carica identitaria nella luce! L’ossessione della città illuminata — quasi una Gerusalemme celeste in terra — è una ossessione di omnivisibilità dominate oggi. Ed è una interpretazione unilaterale, perché i raggi sono, invece, differenza e molteplicità. E questo lo dice bene Hegel in un passaggio della "Fenomenologia dello Spirito" quando critica la luce come sostanzialità priva di forma. Hegel è contro l’idea di un tutto illuminato. Dice no all’omnidominanza della luce. La luce deve decomporsi nei raggi se vuole la vita, la luce deve sacrificarsi per far apparire il molteplice della vita».

Anche oggi l’uso della luce per illuminare i monumenti di una città o di un paese rappresenta un consumo identitario?
«Sì. L’ossessione della luce è sintomo di un’ansia, di uno stress da sradicamento. Si pensa di superare questa situazione di sradicamento esistenziale e di perdita identitaria in modo semplice e unilaterale: accendendo la luce in città, come si fa in casa. Poiché non so chi io sia, e chi sia l’altro, anziché accettare il gioco del chiaroscuro, dei raggi, si pensa che basti accendere la luce. E così i cittadini chiedono ai sindaci di far luce in città anche di notte, e non una luce plurale, modulata, metaforicamente e di fatto. Basta che sia luce».

Anche l’architettura del Novecento, specie con Le Corbusier, diventa un'arte in costante rapporto con la luce...
«Adolf Loos resta, secondo me, uno degli ultimi architetti del chiaroscuro, del collegamento tra interno/esterno, luminoso/segreto. L’interno non deve trasparire fuori, per Loos. Poi, certe utopie alla Bruno Taut, o la cosiddetta architettura di cristallo, hanno piegato l’esperienza architettonica verso la ricerca della pura luce. Da qui il trionfo dell’architettura di vetro nel Novecento. L’architettura di vetro è più rassicurante, ma è l’architettura dell’utopia».

Ed è anche quella dei consumi, il grande tema di oggi. Guardando il mondo dal satellite lo si vede tutto illuminato. Il settore dell’illuminazione domestica non è il settore che più incide sui consumi di elettricità, ma ha la sua importanza: in Italia, la quota annua di energia elettrica destinata a tale uso è superiore ai 7 miliardi di kilowattora. Così tanto che chi gestisce la rete di trasmissione elettrica ha attivato il meccanismo dei clienti interrompibili.
«L’architettura della luminosità è stata anche quella di colossali sprechi energetici. Per la realizzazione del regno della luce si sono moltiplicati i lumina della città e creati grandi edifici con dispersioni di calore ed energia. Si è abbandonata la logica vitruviana della firmitas , utilitas e venustas ».

È un problema da risolvere in sede legislativa?
«Io spero che sempre più si affermino norme che costringano a una considerazione attenta alla economicità nella costruzione di edifici e di oggetti e norme gestionali che diventino più cogenti. E ciò vale per tutte le politiche energetiche. Nel Sud Italia, ad esempio, qualsiasi nuovo edificio dovrebbe essere dotato di attrezzature per autosufficienza energetica come i pannelli solari».

E la sua Venezia, che nella pittura del Settecento era la città della luce, ora è accesa o spenta?
«Più che della luce, era la città del colore che delira oltre ogni segno. Quella di Venezia è sempre stata luce incarnata; non regno della luce! Anche qui, oggi, in ogni calle vorrebbero più luce; è la psicologia della gente che vuole ciò. Le persone sono inquiete e spaventate, perciò cercano rassicurazione. Tutti noi cerchiamo disperatamente di vederci chiaro. E pensiamo che basti un po’ di luce per vederci meglio».

Pierluigi Panza
 

Comunicato Stampa 

“I COMUNI DI VENETOSTELLATO”
in collaborazione con la trasmissione di Radio2 CATERPILLAR
“M’ILLUMINO DI MENO 2007”

16 febbraio - Giornata Internazionale del Risparmio Energetico
 

Anche quest'anno Venetostellato aderisce alla Giornata Internazionale del Risparmio energetico, premiando i comuni del Veneto che si sono distinti per la sensibilità verso il problema dell'inquinamento luminoso e la corretta applicazione della Legge Regionale n. 22/97.
Quest’anno i comuni premiati sono quattro: Colle Umberto, in provincia di Treviso; Nove, in  provincia di Vicenza; Teolo e Battaglia Terme, in Provincia di Padova.

Il comune di Colle Umberto da anni installa impianti di pubblica illuminazione conformi ed anzi più compatibili ed economicamente validi rispetto a quelli che normalmente rientrano nei limiti imposti dalla normativa regionale veneta, allineandosi quindi alle prescrizioni degli strumenti normativi di regioni come la Lombardia, l’Emilia Romagna e le Marche, che notoriamente sono considerati fra i più avanzati addirittura nel panorama internazionale.

Il comune di Nove che ha già sostituito oltre il 50% degli apparecchi inquinanti, con apparecchi conformi alla legge lombarda (full cut-off), senza incrementare, anzi riducendo, la potenza installata e conseguendo quindi un sensibile risparmio (si pensi che la potenza utilizzata per illuminare le strade dell’intero comune è pari a quella utilizzata dalle sole tre torri faro che il Comune di Padova si accinge ad installare nell’area del casello di Padova Est). Ha divulgato inoltre, in collaborazione  con l'Unione dei Comuni del Marosticense, 25.000 depliant informativi sulla corretta applicazione della L.R. 22/97 colmando così una lacuna di informazione lasciata dall’Amministrazione Regionale dieci anni orsono, e cioè dal momento dell’approvazione della stessa legge.
Il comune di Teolo è il primo comune del Veneto a dotarsi di un regolamento che va al di là dei parametri della legge veneta sposando i criteri dei regolamenti più avanzati ed imponendo anche ai privati il rispetto degli stessi. Questo comune, insieme a quello di Battaglia Terme, si pone quale  esempio di massima compatibilità ambientale anche in virtù della sua appartenenza ad un’area naturale protetta, per la quale le legge veneta prevede delle attenzioni particolari. In entrambi i  comuni si adottano apparecchi che consentono di annullare ogni dispersione inutile indirizzando la  luce verso la strada, ma anche di minimizzare il numero di installazioni necessarie per illuminare correttamente un tratto stradale salvaguardando comunque le norme di sicurezza.
Nelle strade di tutti questi comuni il comfort visivo per gli automobilisti alla guida è notevolmente migliore di quello dei comuni in cui si usano apparecchi inadatti quali, ad esempio, le sfere anche se
protette da schermature e altri artifici. Qualità dell’ambiente, risparmio energetico quindi, ma anche e soprattutto maggiore sicurezza, tutte caratteristiche che qualsiasi cittadino è in grado di apprezzare.

La motivazione del riconoscimento è la seguente:

 Per la sensibilità dimostrata nei confronti della corretta applicazione della legge regionale del  Veneto n° 22 del 1997 sull'inquinamento luminoso concretizzatasi con l'installazione di  impianti di pubblica illuminazione rigorosamente schermati e rispettosi dell'Ambiente, dei consumi energetici e del Cielo Notturno.


Per queste ragioni Venetostellato ha deciso di istituire questo riconoscimento, e così come esistono i “Ristoranti di Veronelli” da oggi esisteranno i “Comuni di Venetostellato” un motto che significa qualità dell’ambiente notturno e sicurezza.

La simbolica Bandiera di Venetostellato verrà consegnata in concomitanza con la Giornata Internazionale del Risparmio energetico organizzata dalla trasmissione radiofonica di Radio2 CATERPILLAR alla quale Venetostellato ha aderito insieme a Cielobuio, l’associazione che si prodiga a livello nazionale per la diffusione e l'applicazione delle normative in materia di inquinamento luminoso.

Tutti e quattro i quattro comuni, insigniti del riconoscimento hanno aderito alla iniziativa di  Caterpillar organizzando specifiche iniziative di sensibilizzazione e di educazione al risparmio.
L’associazione coglie l’occasione per invitare gli altri comuni del territorio Regionale a segnalare i propri progetti di adeguamento alle norme e risparmio energetico nel campo dell’illuminazione pubblica, in vista dell’appuntamento del 2008, per il quale si conta almeno di raddoppiare il numero dei riconoscimenti assegnati.

 

DIFFIDA di VenetoStellato al comune di PADOVA

Al Sig. Sindaco del Comune di Padova
Flavio Zanonato
Palazzo Moroni
35100 Padova


All'Assessore all'Ambiente
Sig. Francesco Bicciato
All'Assessore ai Lavori Pubblici
Sig.ra Luisa Boldrin

e p.c. Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova
Via N. Tommaseo 55
35100 Padova


Nove, 29 agosto 2006


Oggetto: realizzazione dell'impianto di illuminazione nodo viario zona di Padova Est.

La sottoscritta VenetoStellato, coordinamento regionale veneto contro l'inquinamento luminoso, nella persona del suo Presidente Sig. Leopoldo Dalla Gassa, espone quanto segue.
Con la presente si invita l'Amministrazione del Comune di Padova a non dare seguito al progetto di illuminazione con torri faro a riflessione negli svincoli del nodo viario in fase di realizzazione nell'area di Padova Est.
L'impianto, così come ci è stato descritto durante i recenti incontri con il personale tecnico del Comune di Padova, risulterebbe costituito da quattro torri faro di 40/44 metri di altezza, ognuna delle quali porta alla sommità due vele, cioè pannelli riflettori di grandi dimensioni (4 X 4 metri) che rimanderanno la luce inviata dal basso da un gruppo di proiettori per un impegno energetico di 12 kW per ciascuna installazione ovvero 48 kW complessivi. Si tratta di una quantità di energia ingiustificata per il tipo di contesto, pari cioè al bilancio energetico del sistema di illuminazione pubblica di un comune di 5000 abitanti. Questa osservazione è stata già fatta al gruppo di esperti del Comune di Padova, ma sembra che si tratti di un progetto irrinunciabile per l'immagine che la città vuole dare di sé al visitatore che vi accede dall'esterno.
Oltre alla violazione dei principi della "buona amministrazione" soprattutto con il fine di evitare sperperi del pubblico denaro (visto il lamentarsi delle amministrazioni per i continui tagli dello Stato), sottolineiamo - a nostro avviso- le altre violazioni alle norme e provvedimenti regionali nonché leggi statali, che ostano a tale realizzazione, e precisamente:
· L.R. 22/97, "Norme per la prevenzione dell'inquinamento luminoso", art. 9, dal titolo: "Misure minime di protezione dall'inquinamento luminoso degli osservatori astronomici", la quale detta alcune norme da applicarsi fino all'entrata in vigore del PRPIL, commi 3° e 4°.
· L.R. 22/97, allegato C, comma 3: fissa il limite massimo di dispersione luminosa consentito oltre il quale non è ammesso eccedere.
· L.R. 22/97, allegato C, comma 4: limitare l'uso dei proiettori ai casi di reale necessità, in ogni caso mantenendo l'orientazione del fascio verso il basso, non oltre i sessanta gradi dalla verticale.
· Deliberazione della Giunta Regionale n° 2301 del 22 Giugno 1998, al punto 4, recita testualmente: "è fatto obbligo ai suddetti Comuni, il rispetto delle norme previste dall'art. 9 della L.R. n° 22/97 e l'adeguamento alle stesse". Ciò riguarda tutti i Comuni quale il Vostro e ricadenti in un'area di vincolo da un'osservatorio (si vedano allegati A e B della L.R.), come indicato nell'elenco fornitoVi dalla Deliberazione di Giunta sopracitata.
· Legge n° 10/91, per il "Risparmio Energetico". Non ci sembra che ai fini dell'immagine, un comune possa utilizzare l'equivalente dei consumi di uno stesso di 5000 abitanti per illuminare 600 metri. di carreggiata.

Nei suddetti incontri con esperti e rappresentanti della Giunta comunale, ci era stata comunicata la disponibilità dell'Amministrazione a valutare scelte alternative più compatibili e rispettose delle normative ambientali, ma sino a questo momento non ci risulta sia stata segnalata alcuna alternativa, mentre ci è stato invece riferito che l'Amministrazione avrebbe già dato seguito al progetto che si troverebbe quindi in fase di realizzazione.
È nostra volontà proseguire nella contestazione di questo abnorme monumento allo spreco e intendiamo informare i soggetti sopra elencati, che in mancanza di un positivo riscontro da parte dell'Amministrazione Comunale riguardo l'impianto in questione, inviamo la presente per conoscenza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova, affinché l'Ill.mo Sig. Procuratore possa valutare la violazione di condotte che possano avere rilevanza penale.
Con la presente si diffida, pertanto, la realizzazione dell'impianto in oggetto, nonché ad autorizzare in futuro l'installazione di corpi illuminanti non rispondenti ai requisiti delle leggi precitate, comunicando che qualora non siano posti in atto interventi immediati di adeguamento, sarà nostra cura segnalare all'autorità competente eventuali inadempienze, in relazione all'art. 328 del C.P. e comunque alla normativa penale generale.
Ringraziando tutti i destinatari per l'attenzione, chiediamo ai sensi della Legge n°241/90, una risposta scritta entro 30 giorni e che ci sia comunicato il nome del responsabile del procedimento amministrativo relativamente a questa istanza.

Il presidente di VenetoStellato

Leopoldo Dalla Gassa

 

Reykjavik al buio, per guardare le stelle

L'amministrazione locale ha deciso così, per incoraggiare le persone a stare a casa e fissare il cielo

Leggiamo sul Corriere della Sera (e ci permettiamo di riportarla sul sito) questa significativa iniziativa alla pag web :

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/09_Settembre/28/islanda.shtml

REYKJAVIK (Islanda) In teoria tutti siamo sotto lo stesso cielo, siamo d'accordo, ma ci sono cieli più interessanti di altri nella pratica. Questione di punti di vista, ma lo stesso sguardo sulla stessa distesa di stelle può risultare più suggestivo in certi angoli del mondo. E' il caso dell'Islanda e in particolare di Reykjavik dove, in occasione del festival cinematografico che inizia oggi, l'amministrazione locale ha deciso di spegnere tutte le luci verso le 10 di sera, un paio d'ore dopo il calar della notte, per almeno mezz'ora. Mentre, sulla radio nazionale, un astronomo descriverà le stelle e altri fenomeni ai 250 mila abitanti della città più settentrionale del mondo.

 Non solo le stelle saranno protagoniste, ma anche alcuni eventi magici che accadono nei cieli della capitale islandese, tra cui l'Aurora Boreale (che dura da pochi minuti ad alcune ore ed è collegata alle tempeste magnetiche e all'attività solare) e le strisce di colore della Pearl Cloud, letteralmente «nuvole perla», fenomeno meteorologico che trasforma i cumuli in una sorta di prismi che scindono la luce nei colori primari.

A spiegare lo spirito dell'iniziativa «Reykjavik al buio» è il famoso scrittore islandese Andri Snaer Magnason: «Vogliamo insegnare ai cittadini la bellezza del cielo e l'unico modo è spegnere le luci, per aumentare la capacità visiva ma anche per raccogliersi in una concentrazione psicologica diversamente irraggiungibile». Il buio che a volte fa paura, fin da bambini, altre volte diventa fonte di ispirazione e terreno fertile per vivere la suggestione magica della notte.

articolo di Emanuela Di Pasqua - 28 settembre 2006

 

  IL PAPA AMBIENTALISTA?

Papa Benedetto XVI è tornato a parlare di ambiente,  a Pescara, dove ha rinnovato l'appello a ''rispettare la natura, grande dono di Dio".

Non è la prima volta che il Papa affronta questo tema e sicuramente qualcuno si sarà chiesto il perchè. Il motivo può essere sicuramente da ricercare nel pensiero cristiano, sempre attento (fin dai tempi di San Francesco) alla componente ambientalista, intesa come rispetto della natura e dell'ambiente in generale


Dal discorso di  BENEDETTO XVI -  Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo Domenica, 27 agosto 2006

Dopo l'Angelus:

"Il prossimo 1° settembre la Chiesa in Italia celebrerà la 1ª Giornata per la salvaguardia del creato, grande dono di Dio esposto a seri rischi da scelte e stili di vita che possono degradarlo. Il degrado ambientale rende insostenibile particolarmente l’esistenza dei poveri della terra. In dialogo con i cristiani delle diverse confessioni occorre impegnarsi ad avere cura del creato, senza dilapidarne le risorse e condividendole in maniera solidale. In questa occasione, sono lieto di accogliere stamani la rappresentanza del pellegrinaggio, promosso dalle ACLI, che ha percorso l’antica Via Francigena dal Monginevro a Roma sensibilizzando al rispetto dell’ambiente.

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Bassano del Grappa, Spinadesco, Surbo, Novoli, Catania, Caltagirone, Sant'Enrico in Bari e Leonforte. Saluto inoltre i partecipanti ad un corso teologico a Villa Cavalletti di Grottaferrata; e i bambini della regione di Chernobyl ospiti di un’associazione di Ardea. A tutti auguro una buona domenica."

 

e prima ancora Papa Giovanni Paolo II così parlava ai partecipanti al CONVEGNO INTERNAZIONALE organizzato dalla Fondazione «NOVA SPES» il  14 dicembre 1989


Eminenza, signore e signori,

 sono lieto di ricevervi, illustri partecipanti all’ultimo simposio organizzato dalla fondazione internazionale “Nova Spes”. Un saluto particolare al Cardinale Koenig, presidente e fondatore di “Nova Spes”. A voi tutti, che rappresentate le scienze sociali e naturali, la filosofia e la teologia, esprimo la mia gratitudine per l’importante lavoro interdisciplinare intrapreso su un tema che sta sempre più a cuore a tutti quanti desiderano il bene del genere umano.

Il Papa proseguiva poi: Per considerare il problema dell’ambiente, è indispensabile una prospettiva etica e globale, poiché non è solo la scena in cui si svolge il grande dramma della storia umana, ma in un certo senso è anche un attore di questo dramma. C’è un’attiva interazione tra l’uomo e l’ambiente, all’interno del quale egli cresce nella conoscenza di sé, del proprio posto nella creazione di Dio, e giunge ad apprezzare il valore, il potenziale e i limiti di ogni vita e fatica umana.

 Giovanni Paolo II  sottolineava quindi  il carattere fondamentalmente morale della crisi ecologica e la sua stretta correlazione con la ricerca di una autentica e duratura pace nel mondo e proseguiva ancora : "Dal momento che la crisi ecologica è fondamentalmente un problema morale, è necessario che tutti i popoli affrontino in modo solidale questo problema comune. Uno sfruttamento incontrollato dell’ambiente naturale non solo minaccia la sopravvivenza della razza umana; mette in pericolo anche l’ordine naturale in cui il genere umano è destinato a ricevere ed usare il dono divino della vita con dignità e libertà. Oggi, uomini e donne responsabili sono sempre più consapevoli di dover prestare “attenzione a ciò che la terra e l’atmosfera ci rivelano: nell’universo esiste un ordine che deve essere rispettato; la persona umana, dotata della possibilità di libera scelta, ha una grave responsabilità per la conservazione di questo ordine, anche in vista del benessere delle generazioni future

Il Papa continuava il discorso sottolineando come una preoccupazione per l’ambiente, guidata da principi etici oggettivi e caratterizzata da una vera solidarietà umana, si radica ultimamente nella natura stessa dell’uomo come essere libero e razionale costantemente in rapporto con ciò che lo circonda. "Come è abbondantemente dimostrato dalla crisi ecologica, lo sviluppo individuale e sociale dell’uomo non può essere considerato separatamente dall’ambiente naturale. Dentro questa ampia prospettiva l’uomo ha una grave responsabilità di amministrare con saggezza l’ambiente. Questa responsabilità poi aumenta nella misura in cui egli diventa sempre più capace di modificare sostanzialmente il suo ambiente naturale".

Proseguiva poi considerando come una esauriente descrizione del rapporto tra ambiente e sviluppo debba prendere in considerazione la persona in tutte le sue dimensioni insieme con il rispetto dovuto alla natura.

"Considerare il problema ecologico in una prospettiva globale che tiene conto della persona in tutte le sue dimensioni e delle esigenze di uno sviluppo autenticamente umano può giustamente essere considerato una delle grandi sfide del nostro tempo. Se le generazioni di oggi affronteranno con saggezza questa sfida, possiamo confidare che questo contribuirà non poco a risolvere altre pressanti questioni internazionali."
Le decisioni prese oggi sull’ambiente devono anche tener conto della responsabilità morale che abbiamo verso le future generazioni. Per questo motivo, ho parlato della necessità di una nuova “educazione alla responsabilità ecologica” (Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a. D. 1990, 13, die 8 dec. 1989: vide supra, p. 1471). Questo imperativo morale ha le sue radici nella nostra comune umanità e nelle esigenze etiche universali che ne derivano. “Anche gli uomini e le donne che non hanno particolari convinzioni religiose, per il senso delle proprie responsabilità nei confronti del bene comune, riconoscono il loro dovere di contribuire al risanamento dell’ambiente” (Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a. D. 1990, 15, die 8 dec. 1989: vide supra, p. 1472).    La nostra generazione è stata benedetta dall’eredità, per il lavoro delle precedenti generazioni, di una grande quantità di beni materiali e spirituali che sono alla base della nostra società e del suo progresso.    La solidarietà universale ora esige che noi consideriamo come nostro grave dovere la salvaguardia di questa eredità per tutti i nostri fratelli e sorelle e l’assicurare che tutti e ciascun membro della famiglia umana possano goderne i benefici".

Il Papa concludeva manifestando la Sua gratitudine alla Fondazione “Nova Spes”  organizzatrice del Convegno, per il suo impegno nella riflessione su questi problemi,

 

     galileoper1notte  Un sondaggio-concorso aperto a tutti.

Il telescopio Galileo punterà l’occhio sui corpi celesti segnalati entro l’8 ottobre 2006 all’indirizzo di posta elettronica:  galileoper1notte@comune.padova.it   (vai  al Comunicato completo)

info:  http://padovacultura.padovanet.it

La città di Padova si candida a diventare capitale internazionale della scienza. L’Amministrazione Comunale dopo aver infatti istituito nel 2005, in collaborazione con l’Università degli Studi e l’Osservatorio Astronomico, il Premio Internazionale "Padova città delle Stelle", ha, nel maggio di quest’anno, invitato lo scienziato S. Hawking, ritenuto il maggior astrofisico vivente e cosmologo di fama internazionale, che ha svolto, davanti a migliaia di studenti, scienziati, giornalisti, astronomi e appassionati, due entusiasmanti conferenze sui complessi misteri dell’universo: dai buchi neri alle origini della nostra esistenza.

E' un vero peccato che da un lato la città di Padova si dimostri tanto vicina all'astronomia e dall'altro intenda adottare un Piano Energetico non rispettoso della regolamentazione dell'uso della luce e conseguentemente dell'Ambiente (leggi inquinamento luminoso).

Sarebbe utile, oltre che guardare alla forma, dare importanza alla sostanza, recependo le indicazioni che Venetostellato ha sollecitato da tempo (si veda la lettera di Luca Zaggia all'assessore del comune di Padova Bicciato).

PAdova dovrebbe forse copiare da Reykjavik (????..............

 

20 settembre 2006 – “Bici e stelle”

 

 Nell’ambito della “Settimana europea della mobilità” il Circolo Astrofili di Mestre “Guido Ruggeri” e l’Associazione Astrofili Veneziani hanno fornito il proprio supporto per l’organizzazione di una serata osservativa dal titolo “Bici e stelle”, in programma per mercoledì 20 settembre a Mestre. La serata si aprirà alle ore 21.00 con una breve biciclettata organizzata da FIAB con partenza da via Palazzo ed arrivo al parco di S. Giuliano, dove a partire dalle ore 21.30 i gruppi astrofili metteranno a disposizione dei telescopi per osservare il cielo stellato ed illustreranno le costellazioni visibili, ricordando anche la mitologia ad esse legate. Le informazioni verranno fornite anche con l’ausilio di alcuni computer sui quali verranno visualizzati filmati ed animazioni.

 Per l’occasione le luci in prossimità del sito osservativo verranno abbassate, in modo da permettere ai partecipanti di ammirare un maggior numero di stelle, rispetto alle poche solitamente visibili a causa dell’inquinamento luminoso. Per una serata, quindi, sarà possibile riavvicinarsi anche in città al cielo stellato, ricordandone così l’importanza per l’uomo nei secoli.  

Il tema dell’inquinamento luminoso si inserisce a pieno titolo nell’ambito della settimana dedicata alla mobilità e al connesso problema della qualità dell’aria, in quanto esso è espressione di spreco energetico, che come è noto rappresenta una delle cause dell’aumento dell’inquinamento atmosferico.

 

   IL GAZZETTINO - Sabato, 12 Agosto 2006


NOVE (VI)     -    Dall’osservatorio astronomico parte la denuncia contro le amministrazioni locali che non combattono l’inquinamento luminoso  :I comuni stanno spegnendo le stelle  .
Leopoldo Dalla Gassa: «Le illuminazioni pubbliche a vela, come quelle di Rosà e Cassola, sprecano l’80\% di energia»


Nove:
I comuni stanno spegnendo le stelle . L'accusa è paradossale solo all'apparenza ma è tanto circostanziata quanto di buon senso. Arriva da Leopoldo Dalla Gassa, presidente del Gruppo astrofili Monte Grappa (che gestisce l'osservatorio astronomico di Nove) nonchè presidente del Coordinamento regionale contro l'inquinamento luminoso "Venetostellato".

«Esiste una precisa normativa nazionale e regionale - denuncia Dalla Gassa - che definisce i parametri tassativi che gli impianti di illuminazione esterni, pubblici e privati, devono recepire e che i comuni sono tenuti a far rispettare. In realtà, sono proprio le amministrazioni locali ad infrangere per prime quei precisi limiti, tra l'altro sprecando denaro pubblico e deturpando le notti stellate».

Succede infatti che stiano prendendo piede, al posto dei classici lampioni, le cosiddette "vele", pannelli metallici lucidi che riflettono verso il basso un potente fascio di luce orientato in alto. Tanto per non andare lontano, il comune di Cassola ha il centro del paese rischiarato con questo sistema, come anche Rosà. Il Comune di Padova, poi, intende installare 4 torri di luci che assorbirà l'equivalente (con paragone riferito alla pubblica illuminazione   n.d.r.) del consumo di un paese di 5 mila abitanti. Infatti, questa modalità ha un bassissimo rendimento luminoso, che non va oltre il 20\%, mentre il resto dell'energia assorbita va dispersa in luce sparata verso il cielo, e in calore.Peggio fanno le grandi sfere trasparenti che diffondono verso l'alto oltre il 65\% della luminosità prodotta, quando per legge si dovrebbe restare entro il 3\%. Qualcuno poi modifica queste sfere mascherandole e quindi riducendo la luce di quasi un terzo.

Succede anche che la realizzazione di molte opere di urbanizzazione per i nuovi insediamenti abitativi siano affidate ai privati, i quali badano al risparmio e non si premurano di adottare sistemi illuminanti a norma. Successivamente, quegli impianti passano ai comuni che si ritrovano in un solo colpo lampade che consumano molto ma soprattutto fuori legge.

Insomma, un malcostume generalizzato e una mancanza di attenzione che Dalla Gassa cerca di combattere come può assieme a tutti gli amici astrofili (una quindicina quelli che fanno riferimento a Nove): prossimamente partiranno i primi esposti alla Procura contro i comuni per omissione d'atti d'ufficio, in quanto sono proprio gli enti locali preposti al controllo e a comminare multe che vanno da 1 a 5 mila euro.

Non solo, ma i sindaci dovrebbero, sempre per legge, promuovere informazione e sensibilizzazione sulle molte opportunità che la tecnologia offre per ridurre l'inquinamento luminoso e soprattutto per risparmiare sulla bolletta della corrente. In questo senso va segnalata l'iniziativa del comune di Marostica che ha stampato 25.000 dépliant destinati alle abitazioni private e distribuito su tutto il proprio territorio.

«In anni di vacche magre, quando gli enti locali piangono per i tagli ai bilanci - insiste Dalla Gassa - sapere di poter risparmiare fino al 40\% sulla bolletta energetica e non farlo, mi sembra una colpa imperdonabile nei riguardi di tutti noi contribuenti. A tutto ciò, si aggiungano i milioni di tonnellate di anidride carbonica scaricati nell'atmosfera per produrre corrente che invece potrebbero non esserci. E per finire, l'aspetto che ci sta a cuore, la possibilità di ritornare a scrutare la volta celeste nelle splendide sere come queste con le stelle cadenti senza ricorrere a filtri o a ripieghi elettronici. Vista dall'alto, la nostra pianura è ormai diventata peggio di Los Angeles: un chiarore indistinto che ha spento quasi del tutto le nostre stelle »

Silvio Scacco

 
da "Il Gazzettino"  di PADOVA del 9 agosto 2006

Tutti a guardare il cielo domani sera, notte di San Lorenzo, ma non quello di Padova, pervaso dall'inquinamento luminoso . E c'è chi promette battaglia. «Entro la fine di questa settimana Veneto Stellato invierà una diffida agli enti competenti per fermare la realizzazione delle quattro torri luminose prevista a breve». Lo dichiara il presidente dell'associazione, Leopoldo Dalla Gassa. Pomo della discordia, le quattro torri previste nel nodo viario all'uscita del casello autostradale di Padova est, la cui realizzazione è stata decisa dalla precedente amministrrazione comunale. «Siamo schifati - continua Dalla Gassa - dal fatto che ancora una volta in Veneto sono state ignorate le leggi che già da tempo impongono dei parametri precisi per limitare le emissioni luminose». Il grosso problema, va ricordato, è costituito dalle migliaia di punti luce che emettono buona parte della loro luminosità verso l'alto, mandandola sprecata e intaccando la luce naturale delle stelle. «Le torri che stanno per essere costruite - dice il presidente di Veneto Stellato - sono fari altamente "spreconi". Si ergeranno per 40/44 metri di altezza, ognuna avrà due vele, cioè pannelli di 4 metri per 4, che rimanderanno la luce proiettata dal basso da sei riflettori. I raggi che dal basso verranno mandati verso l'alto per tornare poi a terra, spareranno nell'etere 12mila watt, pari a 12 chili di corrente all'ora. Operazione che si ripeterà per una media di 13 ore al giorno, per 365 giorni l'anno. Questo tipo di dispositivo ha un rendimento pari al 21/24 per cento di luminosità rispetto al flusso emesso, cioè i due terzi della luce riflessa non viene recuperata. La stessa potenza, potrebbe illuminare un percorso stradale di 20 chilometri. In quella locazione ne illumina 600 metri. «La sicurezza dei veicoli è fondamentale - precisa il presidente di Veneto Stellato - ma queste 4 torri useranno la stessa potenza adoperata per la pubblica illuminazione in un anno da un Comune di 5mila abitanti. L'emissione di anidride carbonica necessaria produrre questa quantità di energia, è di 95 tonnellate l'anno». Partirà a settembre, intanto, in un'area della città non ancora definita, il progetto pilota per la bonifica e la riqualificazione dei punti luce. L'Amministrazione ha infatti deciso di assumere parametri di eccellenza di riferimento, con l'addozione di nuovi apparecchi full-cut-of per gli arredi urbani, cioè che emettono zero luminosità verso l'alto.

 

 Lettera aperta di Venetostellato all'assessore Bicciato del comune di Padova

 Egregio Assessore Bicciato,

lo scorso venerdì 17 Marzo, in occasione dei convegni della manifestazione fieristica SEP Pollution, abbiamo assistito alla presentazione del Piano Energetico del Comune di Padova curato dal suo Assessorato. Ci dispiace che lei non abbia potuto intrattenersi fino alla fine della presentazione e al breve dibattito che ne è seguito, durante il quale sono state fatte alcune osservazioni relativamente a importanti aspetti di un piano energetico che, in base a quanto risultava dalla presentazione, a nostro avviso, non sono stati considerati con sufficiente attenzione. Purtroppo la sede non era la più appropriata per una discussione approfondita e il tempo a disposizione per eventuali chiarimenti era piuttosto limitato. Vogliamo quindi raccogliere l’invito da lei pubblicamente espresso di una collaborazione attraverso proposte e contributi per un eventuale miglioramento del piano, e le inviamo una nota nel caso queste argomentazioni non le siano state riferite dai rappresentanti del Comune di Padova presenti al termine del convegno. Speriamo tuttavia che i tempi per l’applicazione del piano consentano ancora un’eventuale integrazione e, a questo proposto le ricordiamo che, come accade come per molti altri comuni, la nostra associazione è disponibile a collaborare con l’amministrazione in particolare per quanto concerne il raggiungimento di obiettivi di qualità nell’illuminazione pubblica.

In generale un piano, per potersi definire tale, deve stabilire delle direzioni per il futuro ponendo obiettivi precisi da conseguire in un ragionevole intervallo di tempo, in particolare per il settore dell’illuminazione pubblica, una delle voci fondamentali se non la principale del bilancio energetico dei comuni. Questa caratteristica contraddistingue i provvedimenti illustrati dai vostri colleghi tedeschi intervenuti al convegno e, a quanto risulta dalla ormai consolidata esperienza nella condivisione dei piani della luce delle associazioni che si occupano dell’applicazione delle leggi sull’inquinamento luminoso nel territorio nazionale, è un elemento prioritario di uno strumento di pianificazione.

Ci è sembrato invece che il piano del Comune di Padova si configuri semplicemente come una serie di provvedimenti, volti sì all’urgente miglioramento di una situazione precaria, ma che, per quanto articolato, sia carente dal punto di vista degli obiettivi di qualità, essendo contemplati solo gli aspetti tecnologici mentre non si fa riferimento a un’eventuale regolamentazione dell’uso della luce.

In particolare ci sono due punti che solitamente si considerano fondamentali nella pianificazione e che ci aspettavamo di sentire durante la presentazione: 

  1. Qual è il tetto massimo per la crescita annua della potenza impegnata per l’illuminazione pubblica?
  2. Esiste un codice, o un regolamento, o una serie di prescrizioni che stabiliscano COME, QUANTO, CHE COSA, e soprattutto, QUANDO si debba illuminare?

 Per quanto riguarda il primo punto ricordiamo che è assolutamente inutile preoccuparsi di risparmiare una certa percentuale sull’energia totale utilizzata se poi i risparmi conseguiti vengono dissipati dall’incremento incontrollato delle aree illuminate. Limitare la crescita della potenza impegnata è indispensabile se si sceglie di perseguire gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto, anche se questo significa dover programmare rigorosamente i futuri usi dell’energia elettrica (nuove strade, lottizzazioni private che in futuro potranno essere gestite dal Comune, illuminazione ornamentale) in funzione dei risparmi che si possono realizzare nella gestione degli impianti già esistenti.

Per quanto apparentemente subordinato, il secondo punto è fondamentale perché, in assenza di una regolamentazione dell’uso dell’illuminazione, l’unica fonte di risparmio (economico ed energetico) deriva dall’adeguamento tecnologico degli impianti. Ma questo richiede investimenti ingenti e, prima di chiedere alla comunità di sobbarcarsi una spesa dell’ordine dei 4,3 milioni di Euro (questo è quanto prevede il piano per l’adeguamento dell’impiantistica), sarebbe forse il caso di chiedersi se è possibile risparmiare qualcosa semplicemente razionalizzando l’uso di quanto già esiste.

Per rendere più comprensibile il concetto vogliamo utilizzare la stessa analogia utilizzata dal prof. Fauri durante la sua descrizione dei contenuti del piano: la gestione energetica di un’abitazione privata secondo i principi del buon padre di famiglia o, più semplicemente, i principi del buon senso.

Come ricordato dallo stesso prof. Fauri, il primo fattore da verificare, prima di sostituire il sistema di riscaldamento, è se nell’abitazione ci siano finestre lasciate inutilmente aperte. Poi però una volta chiuse le finestre è importante verificare se sia strettamente necessario riscaldare anche la cantina o il garage e il ripostiglio e, se sì, verificare quale sia la temperatura più adeguata per questi vani. Ci sono poi altri aspetti da considerare circa la conduzione della nostra abitazione che non dipendono dal livello tecnologico o dalla qualità dell’impianto, ma solo dalle nostre abitudini. Se, per esempio, nel soggiorno di casa ho una lampada che illumina un dipinto di De Chirico, questa lampada devo lasciarla accesa anche quando la famiglia si corica per il riposo notturno, oppure posso programmarne lo spegnimento dopo un certo orario? La luce del corridoio deve rimanere accesa anche quando tutti dormono o posso utilizzare una mini-lampada notturna? Sempre per quanto riguarda il corridoio, devo mettere una lampada ogni metro, oppure posso cercare di trovare un apparecchio che, opportunamente disegnato, mi consenta di illuminare l’intero corridoio con una sola lampadina? È infine necessario illuminare le piantine di gerani che tengo sui balconi?

 

Ora possiamo ritornare al piano dell’illuminazione.

COME, QUANTO, CHE COSA, QUANDO

Normalmente un buon piano della luce contiene una classificazione delle strade urbane in relazione all’uso (veicolare, pedonale etc.). Per ciascuna delle categorie individuate il piano assegna dei livelli di illuminazione da impiegare in relazione alle normative tecniche di riferimento. A questo proposito ricordiamo che  non è strettamente necessario applicare le normative UNI, ma si possono applicare anche le norme DIN che prevedono livelli inferiori consentendo un ulteriore risparmio. Per quanto riguarda la dispersione verso l’alto, inoltre, non è strettamente necessario limitarsi ai criteri minimi della legge regionale Veneta sull’inquinamento luminoso (L.R. 22/97), ma si possono adottare limitazioni più rigorose quali quelle previste da altre Leggi regionali, che nella nostra provincia sono già state adottate dal Comune di Teolo. Questi regolamenti fissano, per esempio, dei criteri per l’interdistanza minima da adottare per gli apparecchi stradali consentendo una sensibile riduzione del numero di lampade e quindi una riduzione dei costi di installazione, di esercizio e manutenzione (normalmente meno lampade ci sono meno lampade si rompono, come nel cruscotto della Fiat Panda).

Poi in un piano trovano spazio le norme che sono necessarie a regolamentare le abitudini progettuali e gestionali. A questo proposito vogliamo fare alcuni esempi pratici della nostra città anche per poter rendere meglio la dimensione del risparmio conseguibile con una corretta gestione. Si tratta solo di alcuni fra gli esempi più evidenti: nel centro urbano di Padova potremmo elencarne centinaia, e forse non basterebbe un libro.

  • Infrastrutture secondarie

Le piste ciclabili in periferia o in campagna sono il luogo sicuro per eccellenza, almeno per quanto riguarda il rischio incidenti, è strettamente necessario illuminarle? Se sì, dobbiamo proprio adottare i livelli di illuminazione normalmente richiesti per gli svincoli autostradali o si può partire da livelli più bassi? Dopo le 24:00 il numero dei potenziali utenti di queste strutture si riduce drasticamente, è quindi strettamente necessario che queste rimangano illuminate? Assimilabili a questa categoria sono, per esempio, il lungargine Scaricatore dal Bassanello a Terranegra, ma stanno comparendo decine e decine (non solo nel comune di Padova, ma anche nei comuni limitrofi) di percorsi pedonali e ciclabili dotati di impianti di illuminazione e per di più sovradimensionati. Non esiste un corrispondente negli altri paesi europei dove i percorsi ciclabili sono diffusi ormai da decenni (Olanda, Belgio, Germania, Austria). Tanto per restare in Germania, solo in casi molto rari si osservano impianti di illuminazione sulle ciclo-pedonali, anche in aree rurali remote dove potrebbe sussistere un eventuale rischio criminalità. Evidentemente è consuetudine che le biciclette tedesche siano dotate di fanaleria funzionante o forse i pochi tedeschi che amano fare sport dopo le 24.00 accettano il rischio di imbattersi in uno sconsiderato senza per questo pretendere che l’intero percorso venga illuminato, solo per loro, tutta la notte. Del resto nelle nostre città sono ormai sempre più diffusi i casi di violenza in parchi urbani durante le ore diurne, mentre di notte la gente evita comunque i luoghi che ritiene poco sicuri , indipendentemente dal livello di illuminazione.

  • Illuminazione pubblicitaria

Quasi tutti i cartelloni pubblicitari del Servizio Pubbliche Affissioni sono dotati di proiettori per l’illuminazione nelle ore notturne. Si tratta, probabilmente, di centinaia di apparecchi e non ci meraviglierebbe constatare che la potenza complessivamente impegnata sia  dell’ordine del centinaio di kW. Come nel caso precedente è necessario chiedersi se questa illuminazione sia effettivamente necessaria e, in caso lo sia veramente, se essa debba rimanere attiva per l’intera notte o si possa programmarne lo spegnimento dopo le 24:00 quando il numero di potenziali utenti si riduce drasticamente. Al di là degli aspetti di “costume”, che lasciamo al giudizio di altri, riteniamo infatti poco intelligente che l’ultimo modello di reggiseno o di perizoma siano illuminati per tutta la notte costituendo peraltro una fonte di distrazione per il traffico veicolare e quindi una violazione delle norme di sicurezza del codice della strada (art. 23) in orari che sono peraltro già critici per il numero e la gravità degli incidenti.

  • Valorizzazione del patrimonio architettonico

Anche per questo settore si possono applicare le considerazioni fatte per i casi precedenti. Si tratta in prevalenza di un tipo di illuminazione non strettamente indispensabile per la sicurezza del cittadino. Forse non è possibile rinunciarvi totalmente, ma sicuramente è il caso di fare un’analisi del rapporto costi/benefici e programmarne lo spegnimento negli orari in cui il numero dei potenziali fruitori si riduce dell’80%. Solo alcuni esempi tanto per essere concreti:

    1. le quasi cento statue di Prato della Valle ciascuna delle quali è illuminata da un proiettore incassato nel terreno;
    2. l’illuminazione con proiettori del Tempio della Pace, della Cappella degli Scrovegni e chissà di quante altre chiese e (per il tempio della pace uno dei proiettori è addirittura oscurato da una conifera e probabilmente funziona inutilmente da più di una decina d’anni);
    3. le mura di Padova nel tratto Bassanello-Porta Savonarola, più di 80 proiettori per gran parte coperti dalle chiome dei tigli;
    4. l’illuminazione ornamentale dei palazzi (Municipio, Palazzo del Bò ecc.);
    5. l’illuminazione delle facciate dei padiglioni della Fiera;
    6. monumento alle torri gemelle con decine di proiettori colorati sempre accesi;
  • Valorizzazione del verde pubblico

Grazie alla lungimiranza di madre natura le piante e gli arbusti non necessitano di luce artificiale e quindi si potrebbe convenientemente bloccare la proliferazione di apparecchi illuminanti incassati nel terreno nelle nuove realizzazioni del verde pubblico e, nel contempo, qualora non se ne potesse fare a meno, limitare l’uso di quelli già installati in violazione alla L.R. 22/97, nell’intervallo di tempo che va dall’imbrunire alle 24.00. Anche in questo caso solo alcuni esempi:

    1. circa un centinaio di lampade incassate nel terreno a illuminare altrettanti alberelli nel parcheggio retrostante i nuovi padiglioni della fiera di Padova assolutamente inutili per la sicurezza del parcheggio;
    2. fari a pavimento nell’Ospedale Vecchio;
    3. i due enormi fari in golena Porte Contarine, forse scomparsi dopo l’avvento del memoriale Libeskind;
    4. illuminazione scenica dei Giardini agli Eremitani e altri giardini della città, ecc.

 

Tutti questi aspetti della gestione possono essere controllati soltanto in presenza di norme che disciplinino l’uso dell’illuminazione, i cosiddetti regolamenti comunali dell’illuminazione pubblica per il risparmio e la riduzione dell’inquinamento luminoso. Questi regolamenti sono solitamente parte integrante dei piani dell’illuminazione e del regolamento edilizio comunale o quantomeno costituiscono un riferimento all’interno degli stessi ai quali, quindi, sia il “pubblico” sia il “privato” devono attenersi nelle loro realizzazioni.

La presenza di norme certe consentirà anche di evitare  la realizzazione di impianti di scarsa qualità nell’ambito di nuove lottizzazioni da parte di soggetti privati. Questi impianti vengono infatti solitamente ceduti alle strutture comunali che devono poi sobbarcarsi oneri di gestione assolutamente insostenibili per tutta la vita tecnologica degli stessi impianti.

La necessità di adottare un regolamento comunale dell’illuminazione insieme ai provvedimenti per l’adeguamento degli impianti è stata sottolineata in più occasioni da Venetostellato, ma non ci risulta che l’attuale Amministrazione abbia voluto finora dare ascolto alle nostre istanze.

Eppure il vantaggio economico conseguibile attraverso l’eliminazione o la limitazione delle sole utenze non strettamente necessarie sarebbe ingente (si tratta probabilmente di alcune centinaia di kW) e richiederebbe un investimento iniziale trascurabile, diversamente da quanto accade per l’adeguamento tecnologico, nonostante questo si caratterizzi per un tempo di ritorno piuttosto breve.

La mancanza di norme certe consente invece di fare di tutto e di più. Ogni storia progettuale diventa quindi di fatto un’eccezione (come nel caso delle torri faro in costruzione a Padova Est, del memoriale delle Torri Gemelle, degli impianti della fiera di Padova, del Parco di San Giuliano a Mestre o del Ponte di Calatrava a Venezia) e chiunque si sente in grado di dare sfogo al proprio gusto estetico senza curarsi dei costi o dell’impatto ambientale, in termini di spreco energetico, delle proprie scelte.

La città diventa perciò oggetto di interventi a macchia di leopardo completamente privi di un assetto organico e di un’armonizzazione. Questa è la modalità con cui si è proceduto fino a oggi e questa sembra essere la modalità con la quale sembra si voglia continuare a procedere nel futuro. Ma questo modo di vedere lo sviluppo comporta un grosso rischio: quando in un territorio c’è un continuo passaggio da zone sovrailluminate a zone meno illuminate, chi si trovasse nella zona meno illuminata avrà sempre la sensazione di trovarsi al buio con evidenti ripercussioni sulla sensazione di sicurezza. Così ci saranno continue richieste dei cittadini per un aumento dell’illuminazione vanificando gli obiettivi delle amministrazioni che vedranno crescere esponenzialmente la quantità di luce nelle loro città (una tendenza, questa, che è già ampiamente documentata anche per la città di Padova), senza il corrispondente atteso miglioramento delle condizioni di sicurezza.

Un’ultima osservazione riguarda le potenze. Il prof. Fauri, durante la sua presentazione, ha chiaramente illustrato i vantaggi della sostituzione delle sorgenti luminose poco efficienti (incandescenza e mercurio) con quelle ad alta efficienza (sodio alta pressione). Tuttavia, ci risulta che negli interventi di manutenzione recenti vengano correntemente sostituite le lampade al mercurio con lampade al sodio di pari potenza. Questa ennesima disattenzione non porta ad alcun risparmio energetico, ma solo a un aumento ingiustificato dei livelli di illuminazione e dei fenomeni di riflessione verso l’alto da parte delle superfici stradali. Vi preghiamo quindi di verificare che le cose si svolgano effettivamente secondo le disposizioni del piano, altrimenti l’impegno economico non produrrà i risultati desiderati vanificando il lodevole sforzo dell’Amministrazione Comunale per un miglioramento della situazione. Cominciamo quindi dalle “piccole cose”, come ad esempio i 255.000 kWh/anno delle torri faro di Padova Est - ammesso che si possano considerare una piccola cosa rispetto al totale - e diamoci dentro con il buon senso.

Come vede caro Assessore, la Casa Padova è piena di finestre aperte e spifferi che qualcuno deve prima o poi trovare il coraggio di chiudere, e questo stato di fatto le offre una grossa opportunità. Infatti, con il risparmio che l’amministrazione può ottenere dall’eliminazione dei consumi “inutili” e dalla semplice razionalizzazione di quelli considerati irrinunciabili è possibile cominciare a finanziare quella serie di interventi per la riqualificazione tecnologica degli impianti realmente indispensabili per la comunità, da voi individuata e presentata al convegno. Il tutto senza dover chiedere al cittadino altro denaro per poter conseguire un risparmio che, per ora, è solo ipotetico. Buona fortuna quindi e un arrivederci a presto, sperando di poter trovare Padova ai primi posti della graduatoria di efficienza anziché “fanalino” di coda, magari in tempo per festeggiare Galileo Galilei con la dovuta dignità.

 

Distinti Saluti,

Luca Zaggia - Venetostellato

 

Venetostellato  -  COMUNICATO STAMPA  -  15 marzo 2006

Il Marchio Q-light, luce di qualità, è una qualificazione che l'associazione Cielubuio, coordinamento per la protezione del cielo notturno, conferisce ad impianti di illuminazione pubblica e privata situati in aree esterne che presentino caratteristiche di compatibilità ambientale e rispettino le più severe normative in materia di inquinamento luminoso in vigore nel territorio nazionale, quali ad esempio le leggi regionali di Lombardia, Emilia Romagna e Marche. Il riconoscimento viene pubblicizzato attraverso la stampa locale e con l'inserimento dell'impianto nell'apposita rubrica del sito web di cielobuio, una fonte inesauribile di informazioni tecniche per per gli addetti al settore impiantistico, pubblici amministratori o semplici cittadini sensibili al problema del risparmio energetico e del rispetto dell'ambiente notturno.

Su precisa istanza dell'associazione "sorella" Venetostellato, Cielobuio ha voluto pubblicizzare la lodevole iniziativa gratificando lo staff manageriale di IKEA per la realizzazione di un impianto che risulta ecocompatibile non solo dal punto di vista dei parametri di legge ma anche per la conduzione dello stesso impianto che si rifà alle migliori tradizioni di buon senso ed occulatezza che caratterizza la tradizione nordica. Nel link sopra riportato esempi fotografici e descrizione dettagliata. IKEA insieme al centro commerciale Le Brentelle sono i due soli esempi di impianti di illuminazione commerciale-industriale del territorio del Comune di Padova realizzati nel rispetto della normativa ambientale e nell'assoluto rispetto dei criteri di sicurezza. Un esempio da imitare non solo per i privati, ma anche per le pubbliche amministrazioni del nostro territorio le quali ancora non sembrano aver recepito non solo i criteri di legge, ma anche la gravità del problema degli approvvigionamento energetico nel contesto nazionale ed internazionale.

Per fare un esempio, il comune di Padova sta progettando un impianto di iluminazione per 2 rotonde in fase di realizzazione nella stessa area (Padova EST) che farà uso di una potenza pari a 50 kW e dissiperà quindi in una sola notte l'equivalente del consumo medio giornaliero di 40 famiglie. Per rendere più comprensibile la dimensione dell'impianto basti pensare che con la stessa potenza si può illuminare correttamente un tratto di circa 20 km di strada extraurbana. Il Comune di Padova giustifica il costo e l'impatto dell'operazione come necessaria per l'immagine della città, trattandosi di uno degli accessi principali alla città per la quale sarebbe richiesta una presenza importante della luce. Ma a quale prezzo? Un giorno, forse, il buon senso ritornerà di moda, speriamo non sia troppo tardi. Nel frattempo possiamo solo sperare nell'iniziativa dei privati e nello spirito di emulazione di chi volesse seguirne l'esempio.

Luca Zaggia - venetostellato

Al Sindaco del Comune di Padova

(nonché "collega" appassionato di astronomia):
è dato di sapere quando anche la nostra città avrà un regolamento per la riduzione dell'inquinamento luminoso e lo spreco energetico degli impianti di illuminazione PUBBLICI e PRIVATI?
Quando smetteranno di apparire impianti energivori come quelli che state progettando a Padova EST (50 kW per quattro torri faro) in un'area che è già di per sè sovrailluminata rispetto ai parametri di legge?
Quando le numerose violazioni da parte delle aziende in qualche modo legate al Comune di Padova saranno condotte al rispetto delle leggi ambientali? Quando, ad esempio, i capannoni e le aree esterne della Fiera di Padova e dell'interporto merci verranno sottoposti ad un adeguamento ai parametri di legge?

Noi, popolo della notte, contavamo molto sulla tua elezione e pensavamo che si fosse vicini alla svolta con un sindaco che condivideva fortemente la nostra passione e la nostra attenzione per il cielo notturno ed il risparmio energetico. Mai come ora, invece, ci sentiamo lontani dalla soluzione di uno dei più evidenti problemi ambientali del nostro territorio. Abbiamo già perso due anni tristemente dobbiamo riscontrare che siamo riusciti a dialogare molto di più con la precedente amministrazione, peraltro bersaglio di alcune nostre denunce alla procura della repubblica e quindi forse meno motivata di te nel considerare le nostre istanze.
Certi di una conversione, speriamo che la tua amministrazione possa un giorno accorgersi che non ci sono solo i compromessi e gli interessi "superiori", ma che, in tema di energia e ambiente, l'unico modo per vincere è rompere definitivamente con le peggiori abitudini del passato. Non è forse così che affrontate i problemi del traffico? Quando chiudete i centri urbani e lasciate fuori chi non è Euro4-FAP vi preoccupate forse di perdere la stima del vostro elettorato? Lunga vita.

Luca Zaggia (Venetostellato)

 

«La Via Lattea, ormai invisibile»  intervista a Leopoldo Dalla Gassa,  Presidente di VenetoStellato
«Al giorno d'oggi, nel Veneto, tre abitanti su quattro non vedono più la Via Lattea», dichiara Leopoldo Dalla Gassa, 50 anni, imprenditore vicentino di Nove, nonché presidente dell'associazione Veneto Stellato, che coordina le associazioni di astrofili della regione nella battaglia contro l'inquinamento luminoso . Di fronte a queste parole, è sbagliato pensare che una campagna del genere riguardi solo astronomi e astrofili. Come è possibile apprendere anche dalle finalità di «Mi illumino di meno», la seconda giornata del risparmio energetico, che la trasmissione radiofonica Caterpillar lancia per oggi, è la spesa pubblica a subire pesanti conseguenze da un malcostume in base al quale si sperperano fondi ed energia in nome delle apparenze, e non certo dell'efficienza.

«L'esempio più recente - spiega Dalla Gassa - viene da un paese che sono andato a visitare pochi giorni fa. Visto che hanno appena realizzato delle rotatorie per snellire il traffico lungo la circonvallazione, ogni rondò viene illuminato da una torre alta 44 metri, sormontata da un riflettore a vela da 50 kilowatt all'ora. La stessa quantità di energia con cui si illuminano venti chilometri di strada. Tutto perché, mi hanno spiegato quelli della giunta, queste rotatorie sono poste all'ingresso del paese, e devono suggerire al visitatore una certa immagine di benessere».

Scelte del genere, precisa Dalla Gassa, sono tipiche «di un territorio dove l'illuminazione pubblica disperde un'enormità di luce e calore, con un rendimento che si aggira attorno al 20\%». Ad alimentare le speranze del presidente di Veneto Stellato, e della ventina di gruppi che mette assieme, sono due dati di fatto: una legislazione regionale disattesa finché si vuole, ma all'avanguardia, e il crescente successo delle osservazioni astronomiche di massa.

«Con la nostra battaglia all'inquinamento luminoso - chiarisce - noi in realtà ci limitiamo a chiedere l'applicazione della legge regionale 22 del 1997: un testo che, con i suoi criteri scientifici e le sue limitazioni, pone il Veneto in una posizione di assoluta avanguardia in ambito italiano ed europeo. Finora è rimasto lettera morta quasi ovunque, ma negli ultimi tempi si segnalano amministrazioni che si sono poste il problema di come applicare la legge. L'esempio più esaltante viene da Teolo, dove il nuovo regolamento comunale restituisce alla popolazione la possibilità di osservare il cielo stellato da quel meraviglioso scorcio dei colli Euganei, mentre in altri centri si inizia per lo meno a dibattere sull'argomento, come nell'ovest del Vicentino, dove le amministrazioni hanno risposto positivamente alla richiesta di confronto espressa dal gruppo astrofili della valle del Chiampo».

Faro sulla Marmolada, arriva la Rai

La trasmissione radio "Caterpillar" oggi propone "M'illumino di meno" dalla Regina delle Dolomiti

San Tomaso Agordino (BL) 16 febbraio 2006  (dal GAZZETTINO)

Radio 2 Rai e, in particolare la trasmissione "Caterpillar", questa sera tra le 18 e le 19.30 realizzerà un lungo servizio sul ghiacciaio della Marmolada. La popolare trasmissione radiofonica proporrà un intero programma dal titolo "M'illumino di meno" in occasione della giornata nazionale dedicata al risparmio energetico.Tommaso Avoscan, presidente dell'associazione Astrofili Agordini "Cieli Dolomtici" e Claudio Pra, membro attivo del sodalizio, sono al settimo cielo, così come tutti gli iscritti al giovane sodalizio della vallata. Non solo hanno vinto la "battaglia" di spegnere il grande faro installato sulla vetta della Marmolada, ma sono pure riusciti ad interessare Radio Rai 2. La trasmissione viene proposta in collaborazione con l'Uai, ossia l'Unione Astrofili Italiani. Il sodalizio da giorni si sta occupando dell'argomento riservando ampio spazio sul proprio sito internet.Tutto questo ha preso le mosse da una lettera che l'associazione Astrofili Agordini "Cieli Dolomitici" ha inviato ai sindaci di Rocca Pietore e Canazei, nonché al responsabile degli impianti in Marmolada, Mario Vascellari. Nella missiva gli astrofili chiedevano a gran voce lo spegnimento del potente faro che collocato sulla vetta della Regina delle Dolomiti per due motivi: il primo riferito all'inquinamento luminoso , l'altro al risparmio energetico. Pochi giorni dopo l'invio della lettera l'associazione astrofili inviava al Gazzettino un secondo documento ringraziando amministratori e la famiglia Vascellari (responsabile degli impianti) perché aveva accolto l'invito di spegnere quel potente riflettore, comunque rimasto installato e pronto ad essere attivato in caso di emergenza o in particolari e delicate fasi lavorative.Gli astrofili di "Cieli Dolomitici", che si occupano anche della gestione del centro planetario di San Tomaso Agordino, sono entusiasti del successo ottenuto dalla loro iniziativa, ciliegina sulla torta la notizia giunta dalla sede Rai di Saxa Rubra, cioè l'interesse destato da questo episodio che ha portato a realizzare una trasmissione radiofonica tra l'altro molto seguita.Sul sito internet dell'Uai è stato dato ampio risalto all'appuntamento ripercorrendo le fasi che hanno portato allo spegnimento del faro.

Mirko Mezzacasa

UN MEGAFARO SULLA CIMA DELLA MARMOLADA

La Marmolada, con i suoi 3342 metri è la cima più alta delle Dolomiti e per questo, oltre che per la sua imponente bellezza, è anche chiamata “La Regina delle Dolomiti”.   Negli ultimi decenni le polemiche per la lotta sui confini tra i comuni di Rocca Pietore (Belluno-Veneto) e Canazei (Trentino), le denuncie di Mountain Wilerness per le grandi quantità di immondizie lasciate sul ghiacciaio e la guerra contro l’eliski, vale a dire la pratica dello sci con l’uso dell’elicottero, l’hanno fatta finire spesso sulle prime pagine dei quotidiani locali e nazionali.      Recentemente la funivia, che in tre tronconi porta da Malga Ciapela a Punta Rocca, è stata ristrutturata. Qualche mese fa, alla riapertura degli impianti sciistici, oltre alle nuove cabine, qualcuno ha avuto un’idea davvero illuminante, installando dei potentissimi fari che inondano di luce tutto il ghiacciaio e sono visibili fino a decine di chilometri di distanza.

Claudio Prà, attivo membro dell’Associazione Cieli Dolomitici di San Tommaso Agordino, ha pensato invece che una tale “devastante bruttura” non potesse rimanere nel silenzio. Ha scritto ai sindaci di Rocca Pietore e Canazei, denunciando l’incredibile fatto, e la Regina delle Dolomiti è tornata nuovamente sulle prime pagine dei giornali.

Va precisato che Punta Rocca, dove è piazzato il megaproiettore, si trova in territorio bellunese, quindi nel Veneto, dove esiste una precisa legge, la 22/97,  a tutela e prevenzione dell’inquinamento luminoso su tutto il territorio regionale. Legge che, come altre promulgate in altre regioni sullo stesso tema, viene purtroppo spesso ignorata sia dai privati cittadini sia dalle amministrazioni che sulla sua applicazione dovrebbero invece vigilare.

Tutto questo accade in un inverno particolarmente rigido, che ha messo a nudo i precari approvvigionamenti energetici del nostro paese. Così, mentre solo nell’emergenza ci si ricorda che esiste una legge nazionale, la 10/91, a tutela degli sprechi energetici e mentre il ministro Scajola ci chiede di spegnere anche il “led” del televisore per risparmiare qualche milliwatt, c’è chi i  chilowatt li butta letteralmente dalla cima della montagna.

Mentre gli astrofili erano intenti a combattere i progetti d’illuminazione dello Stretto di Messina, del Vesuvio e del Monviso in occasione delle Olimpiadi, in Marmolada -zitto zitto e senza proclami- qualcuno ha piazzato i suoi potenti fari. Oggi è toccato alla Regina delle Dolomiti, domani potrebbe toccare al Civetta o alle Tofane, al Cervino o al Monte Bianco.     Le Dolomiti, per la loro straordinaria, peculiare bellezza, per iniziativa delle provincie di Belluno, Bolzano e Trento, sono candidate a entrare nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Se vogliamo che questo patrimonio rimanga tale, cerchiamo di salvare anche la luce dei pianeti, della Luna e delle stelle, compagni meravigliosi e inseparabili delle notti dolomitiche. Non lasciamo che la stupida luce di un faro rovini tutto. Seguiamo l’esempio, sulle Dolomiti ma anche altrove, di Claudio Prà.  

 Giuseppe De Donà – UAI -

 

agg.to 19/10/09

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